Il coronavirus spiegato ai figli: cosa suggerisce lo psicologo

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    (Fonte: AGI)

    Coronavirus: come faccio a rassicurarlo come faccio a dirglielo? In questi giorni, tanti genitori si sono trovati davanti al problema di come affrontare l’argomento con i figli, molti dei quali spaventati dal bombardamento di notizie e dalle stesse ansie di mamma e papa’. Fabio Celi, docente di Psicologia Clinica dell’Universita’ di Pisa, autore del libro “Le emozioni dei nostri figli” pubblicato con De Agostini, ha individuato cinque regole base alle quali i genitori possono attenersi per tranquillizzare i figli e se stessi. “Innanzitutto – afferma all’AGI – prima di parlare dei cinque punti, vorrei far presente che se non ci si autoregola, e’ impensabile di poterlo fare sugli altri. Un genitore che ha paura, deve saperla gestire. Dire che non si ha paura, se invece la si ha, e’ sbagliato. Occorre far vedere che ci si difende dalla paura, con buon senso. I bambini imparano per modellamento, per imitazione: vedere due genitori che, seppur impauriti, non mostrano angoscia e’ fondamentale. I genitori si devono prima di tutto auto-tranquillizare. Come? Ad esempio dicendo: sono preoccupato e per questo motivo mi disinfetto con il gel. Mi faccio vedere a usare il gel. Come se fosse un gesto naturale. Con serenita’, lo faccio sempre, davanti ai figli e piano piano li induco a farlo”.

    Ed ecco i cinque punti che Celi ha individuato:
    1. Di’ la verita’, in modo semplice, senza aggiungere particolari inutili e con parole adatte all’eta’ di tuo figlio.
    2. Riconosci le tue emozioni, prima di tutto dentro di te, e poi nel tuo bambino o nel tuo ragazzo. Non negare di avere paura. Magari modifica il termine. Puoi dire ‘sono preoccupato’ anziche’ ‘sono spaventato’, ma non dovresti dire che non c’e’ niente di cui spaventarsi. Questo non e’ vero. Questo e’ un inganno e con le emozioni, come con i bambini, gli inganni durano poco. Anche in questo caso – spiega l’esperto – vale quello che io chiamo il principio di Archimede delle emozioni. Nega di avere paura e ti accorgerai che la paura riceve una spinta dal basso verso l’alto pari alla forza che hai impiegato per negarla. Ti accorgerai che piu’ la reprimi e piu’ si fa forte e lentamente, subdolamente, rischia di diventare panico, angoscia, terrore.
    3. Rifletti e fai riflettere tuo figlio sul fatto che la paura puo’ essere utile. Puo’ servire a proteggerci, a cercare soluzioni. La paura del contagio ci porta a lavarci piu’ accuratamente le mani.
    Possiamo cosi’ – aggiunge Celi – imparare a non avere paura della paura. Lavarci le mani, indossare la mascherina o vedere persone che la indossano, tenersi a distanza dagli altri o non andare a scuola per un certo periodo possono trasformarsi da un’occasione di paura incontrollata a un segnale che abbiamo strumenti per affrontare la situazione.
    4. Ascolta tuo figlio. Lascialo parlare. Dagli il modo (e il tempo!) di esprimersi. Questo e’ molto difficile ma – sottolinea Celi – come ho gia’ detto, e’ il cuore di tutto. Se fai un discorso di dieci minuti sul coronavirus (come su qualunque altro argomento) e tuo figlio sta dieci minuti in silenzio ad ascoltarti, questo servira’ a ben poco. Non sono le lezioni e le prediche ad aiutare il riconoscimento e la gestione delle nostre emozioni.
    5. Prova, nei limiti del possibile, a fare di necessita’ virtu’.
    Dobbiamo rimanere reclusi in casa? Giochiamo insieme. Guardiamo insieme un film e commentiamolo insieme. Parliamo senza l’orologio in mano e gli affanni quotidiani. Non tutti possono essere Boccaccio, che da un’epidemia di peste tiro’ fuori cento novelle che hanno fatto la storia della letteratura italiana, ma tutti possono attingere al proprio mondo interno per un momento di condivisione, per raccontare una favola, per far volare in un grigio pomeriggio di fine inverno la propria fantasia.

     

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