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Il Comune di Arluno accanto ai profughi bloccati nei Balcani

 Le parole d'ordine sono due: non dimenticare e intervenire. Anche Arluno ha deciso di metterci la sua voce.

ARLUNO – All’attenzione alle grandi questioni internazionali non è certo nuovo. Ancora una volta il comune di Arluno dilata i suoi orizzonti dalle problematiche locali e sposa in pieno l’appello a intervenire a sostegno dei 3.000 profughi bloccati  in Bosnia con il desiderio di potersi ritagliare un futuro di dignità in Europa lanciato dal Coordinamento “La pace in comune”.  Il sindaco Moreno Agolli evidenzia che “il comune di Arluno, all’interno del Coordinamento insieme alla Rete per la pace di Pioltello e al Comitato pace del Magentino, sostiene l’appello della rete “Rivolti ai Balcani “ che denuncia la grave situazione umanitaria dove circa 3000 migranti, richiedenti asilo e rifugiati sono attualmente bloccati nel cantone di Una Sana in Bosnia, alle porte dell’Europa”. Una situazione complicata dall’incendio che ha devastato, prima di Natale, il campo profughi di Lipa e rispetto alla quale, per ora, non è stata trovata una soluzione.

“Dal 2015- ricorda ancora Agolli con il Coordinamento – si assiste a un aumento esponenziale degli attraversamenti lungo la rotta balcanica , via che migliaia di migranti ogni anno percorrono nel tentativo di arrivare in Europa passando attraverso Montenegro e Serbia tentando di entrare in Ungheria poi, con la chiusura dei confini da parte del primo ministro ungherese Viktor Orban, dirottando per l’Albania e la Bosnia per raggiungere la Croazia”. I dati sono più eloquenti di qualunque parola: 141.846 attraversamenti irregolari lungo la rotta balcanica nel 2019 e 5.987 tra gennaio e aprile 2020.   

 

Il presidente del Coordinamento per la Pace in comune e sindaco di Pero Maria Rosa Belotti ha aggiunto che “anche il nostro Coordinamento ha deciso di fare la propria parte unendosi alle denunce fatte dalle numerose organizzazioni aderenti  alla rete “Rivolti ai Balcani”. E anche Arluno si inserisce pienamente in questo appello che chiama in causa l’Unione Europea affinché batta un colpo e intervenga in modo congiunto a impedire il perpetuarsi di questa barbarie. “Trovino – si legge nell’appello del Coordinamento cui Arluno si è unita – una soluzione immediata per far fronte alla disastrosa situazione che si è creata in questa zona, lavorino per adottare un piano di lungo periodo per gestire i flussi di migranti  provenienti da paesi extraeuropei nel pieno rispetto dei diritti umani e della dignità di ogni persona, orientino le proprie scelte di politica economica, commerciale, ambientale in modo d contribuire alla riduzione di quelle disuguaglianze che continuano a causare lo spostamento forzato di persone a livello globale”. Le parole d’ordine sono insomma due: non dimenticare e intervenire. E anche Arluno ha deciso di metterci la sua voce.

Cristiano Comelli

Redazione

Redazione Ticino Notizie

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