Il Cavalletto, romanzo breve di Ivan D’Agostini- Capitolo 6, Illusioni

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    Io da lassù, a scrutare nei segreti di quegli occupanti piloti, che mai conoscerò, a fantasticare di chi sarà mai quel volto, che indirizza lo sguardo verso il confine della sua meta, quegli occhi che fissano grani di asfalto in continuo movimento, senza esserne affascinato e conturbato (strana cosa la guida, ho sempre pensato), anche se poi, in verità è lui che si muove.

    Inutili fraseggi, i miei, ma estenuanti riflessioni. Di colpo prendo una penna, traccio due righe: è un cerchio, un volto accennato, due punti indirizzati verso l’infinito, di chi sarà?.

    Piano, lentamente, il tratto affina i contorni, pochi e scarni i segni che definiscono il tutto, quasi una sagoma essenziale, quel volto si palesa, poi scompare e poi riappare, sembra un film, un cartone muto ma suadente di ricchezza.

    Cerco di comprenderne i tratti, non so neppure io cosa fare. La mano serpeggia e scivola sulla carta, faccio un guazzabuglio, ingarbuglio le linee, i colori, gratto la superficie con l’inchiostro, offusco l’immagine che perentoria continua a riemergere dalla filigrana contorta e confusa del rovo appena costruito, poi, un fiore che sboccia traccia la mia primavera e, come d’incanto, l’illusione si fa realtà: i petali si dispiegano, aprendosi su di una corolla dorata, i lunghi pistilli neri, protuberano verso di me. La vedo, è lei, non può essere che lei.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    E’ notte fonda, la strada là sotto è deserta, nel bosco si sono accese le note sonore della notte, la civetta vocalizza il suo canto, i grilli si preparano al concerto d’amore, teneri maggiolini svolazzano sopra le luci delle lampade appese, alcuni si schianteranno tramortiti sul piano del tavolo di compensato, un verme sta scivolando sul cotto, alla ricerca di umidità. Più in là, una chiocciola fa altrettanto, un cetocembrice mi ronza sopra il capo e si accoccola sulla verticale del pilastro in mattoni rossi; in fondo in fondo del campo, sento l’abbaiare (lo scrocchio) dei caprioli, che vanno alla ricerca della loro femmina; sulla stradina bassa; che conduce al cortile comune, un contenuto branco di cinghiali rovista nel secco alla ricerca di qualche tubero. La notte è densa ma fugace, se ne andrà al sorgere del nostro Sole. La Luna per ora, domina, mi guarda, pare che sorrida, ma è solo un’illusione, come tante, ma senza di esse non si vive.

    Ivan D’Agostini

     

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