Storia e Radici

Il Cavaiani arrivano a Turbigo nel primo Seicento…

TURBIGO – Per il Censimento Generale della proprietà fondiaria, teso alla stesura del Catasto Teresiano (1722), fu necessario raccogliere le dichiarazioni dei proprietari che dovevano notificare cum juramento di possedere come ‘vero signore e padrone’ i beni elencati in una scheda specifica. Nel caso dei Cavaiani risultano le seguenti dichiarazioni documentate:

“Io Steffano Cavaiano, q. Bartolomeo, d’anni 63, della Terra di Turbigo, notifico di possedere, in pezzi cinque: 1) aratori asciutti, pertiche 14; 2) Vitate & Aratorie con moroni, pertiche 85; 3) Ortagli e siti, pertiche 2 e tavole 12; 4) Arene, pertiche 4; tutti confinanti con le proprietà del conte Antonio Piatti, parrocchiale di Turbigo, eredi di Bartolomeo Cavaiano, il marchese Daverio, il marchese Borcida?, il Naviglio Grande, il conte Lodovico Piatti e Giuseppe Branco (Branca);

Io Pietro Antonio Cavaiano, q. Giuseppe, d’anni 48, della Terra di Turbigo, notifico di possedere in pezzi tre; 1) prati asciutti, pertiche 4; 2) Aratori asciutti, pertiche 48; 3) Ortagli e siti di case, pertiche 2,  confinanti con Steffano Cavaiano, Michele De Barzena, Strada del Naviglio Grande et eredi di Bartolomeo Cavaiano;

Io Steffano Cavaiano, q. Bartolomeo, d’anni 63, della Terra di Turbigo, come tutore di Giuseppe Cavaiano, figlio del q. Bartolomeo, pupil minore, notifico di possedere in tre pezzi: 1) prati asciutti, pertiche 4; 2) Vitate & aratorie, pertiche 30; 3) Ortagli e siti di case, pertiche 2, confinanti con il marchese Daverio, Filippo Villa, Pietro Antonio Cavaiano, Steffano Cavaiano”. (1)

La comparsa ufficiale dei ‘Cavaiani’ sullo scenario turbighese come proprietari di centinaia di pertiche di terreno, che fanno riferimento al capostipite Bartolomeo, fa supporre che fossero nella Terra di Turbigo da  tempo, anche se, nel primo elenco ufficiale dei turbighesi del 1537 il cognome non compare tra quelli della trentina di capifamiglia. Difatti, è proprio al primo Cinquecento che risale il più antico documento pervenutoci, elencante le famiglie residenti nella pieve di Dairago. Si tratta di un registro manoscritto conservato  presso l’Archivio di Stato di Milano che era stato compilato per il censimento delle terre del Ducato di Milano dopo il suo passaggio sotto il dominio spagnolo ma, probabilmente, non fu eseguito a regola d’arte.

Infatti, nelle dichiarazioni settecentesche cum juramento (non sono indicati titoli nobiliari, per cui possiamo supporre che fossero semplicemente dei particolari, artigiani-contadini proprietari della terra che coltivavano) compaiono diversi capifamiglia portanti tale cognome a far pensare che fossero insediati nel territorio turbighese da tempo.  La tesi di laurea di Cristina Emanuela Cagelli disegna la comunità settecentesca turbighese, composta da 700 abitanti, povera e derelitta, dove al di là della proprietà nobiliare delle terre, solamente 17 famiglie erano proprietarie di case: Bonomi, Branca, Pironi, Mazzoni, Ranzani, Martinoni… tra queste ci sono anche i Cavaiani (ricchi e poveri con lo stesso cognome).  (2)

Volendo ricostruire l’albero genealogico dei Cavaiani bisognerebbe consultare gli Stati delle Animeconservati in parrocchia, in quanto era tradizione  – fino all’Unità d’Italia – che il parroco facesse, ogni anno, una visita pastorale alle famiglie registrandone la composizione. Noi l’abbiamo fatto in due casi: lo Stato delle Anime del 1844 (integrato con quello del 1857) riporta la distribuzione dei Cavaiani sul territorio turbighese. La maggior parte era concentrato alla Bettola, attuale via Roma, a monte  del ponte in pietra sul Naviglio, praticamente dove ancora oggi ci conservano le maggiori proprietà di questa famiglia.

1 Carlo Cavajani di Giuseppe e Maria Caccia, nato a Turbigo nel 1810, mugnaio, possidente immobile, sposato con Angela Garavaglia dalla quale ha tre figli: Luigi Enrico (1858); Gio. Stefano (1869); Angelo (emigrato in America).  In casa, nel 1844, c’era il fratello Ambrogio (1811), sarto e barbiere, sposato con Teresa Marzorati (1822) dalla quale ha due gemelli Giuseppe e Ambrogio (26 febbraio 1846).  Francesco (1813), pigionante, maritato con Rosa Cardani (1816, di Giovanni  e Maria Moroni) di Robecchetto con otto figli: Felicita (1837); Giovanni (1829); Maria (1841); Carolina (1843); Giuseppe (1845); Metilde (1849); Angelo (1854); Pasqualino (1858). Nel 1844, in casa, Carlo aveva altri due fratelli; uno faceva il mulita e Augusto il calzolaio. Attività – quella di barbiere e calzolaio –  che si perpetueranno nel secolo successivo e, chi ha più di sessant’anni,  ricorda  i negozi  in Via Roma del Gustìn barbé e dal Mario calsular. Allora il mestiere si imparava così, per accostamento e lo si tramandava di generazione in generazione.

2 – Giovanni Cavaiani, detto Pertus di Francesco Maria (1761) e Giuseppina Milani, nato a Turbigo nel 1806, fabbro ferraio, proprietario di casa e terra (3), sposato con Maria Marzorati (di Carlo e Rosalia Bianchi), dalla quale ha avuto parecchi figli: Carlo Francesco (1834, ferraio, militare); Carlo Vincenzo (1836, sarto); Carolina (1839); Rosalia (1841, un nome proveniente dal culto della Santa la cui tela è conservata nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano) (4); Maria (1844). Fratello di Giovanni è Giuseppe (1823), nubile, contadino possidente. Altro fratello è Agostino(1827), fabbro ferraio.  Il  soprannome Pertus, a questa stirpe di Cavaiani, nasce dalla necessità di distinguere i ceppi dal folto numero dei Cavaiani turbighesi  che portavano lo stesso cognome;

3 Cavaiani Tranquillo di Giovanni (1753) e Antonia Rivolta nato a Turbigo nel 1799, falegname, bottegaio, possidente di casa e terra, sposato con Rosa Branca di Francesco e Maria Cedrati,  nata a Turbigo il 9 gennaio 1799, con 5 figli che lo aiutano nell’attività: Angelo (1821, falegname); Ippolita (1828); Teresa (1833, servente); Giovanni (1836, calzolaio); Cherubina (1839).

Il fratello Giuseppe nato a Turbigo nel 1789, falegname, possidente di casa e terra, vedovo di Clementina (Cherubina) Ranzani con figli, tra cui Vincenzo (1823) che nel 1843 sposa Felicita Cavaiani (di Giuseppe e Maria Bonomi).

3.1Giuseppe del quale scriviamo qui sopra, faceva il falegname e nella cui stirpe compare il Pisqin, soprannome con il quale oggi si indica la bottega di Via Roma, prospiciente la piazza Madonna della Luna,  esercita dalla figlia.

Giuseppe Cavaiani alias Pisqin (+ 2000) lo intervistammo tempo fa per farci raccontare la storia dei ‘particulari’. Ci disse che la sua stirpe di falegnami, fondata dal suo omonimo nato nel 1789 è documentata dai libri mastri che conservava. Profondo conoscitore del legno del Ticino, orgoglioso di una professione che lui stesso esercitava ancora ci disse: “Il 1830 è la data della prima bottega di falegname. Erano chiamati ‘particolari’ perché indipendenti. Allora, una decina di persone sui 500 abitanti del paese non dipendevano dai padroni della terra lavorata dai contadini. In dialetto si dicevano ‘particolari’ perché avevano una loro autonomia economica. Erano artigiani, piccoli borghesi che avevano una forte etica del lavoro. Ancora oggi, turbighesi di cinque-sei generazioni, si possono contare sulle dita di una mano e i Cavaiani sono una di queste dita”.

3.2 – Da questa stirpe di falegnami, molto probabilmente, discende quel ‘Guglielmo ortolano’ fu Giovanni (falegname come il padre) e Virginia Vanoli coniugati a Ferno nel 1874. Guglielmo nacque il 4 giugno 1877 e fu battezzato il giorno seguente. Sposò a Galliate Novarese, il 5 ottobre 1899, Caterina  Bozzola (della quale rimase vedovo nel 1958 e morì l’anno dopo per marasma senile), abitante in Via Roma, 9,  dalla quale ebbe dieci figli viventi, mentre tre morirono in tenera età:

1 – Virginia (1900) coniugata con Luigi Garavaglia abitava in Via Roma, 13. Poi, nel 1941, emigrò a Carignano (Torino). Nel 1951 ci fu una grande piena del Po e il marito annegò mentre ispezionava un bosco lambito dalle acque del fiume (una piena che interessò anche il fiume Ticino le cui acque arrivarono allo Stabiliment d’in Giò). Anche il figlio ha avuto un incidente mortale e perse la vita in Vespa;

2 – Primina (26 settembre 1902-1957) Maddalena Giovannina sposò Francesco Garavaglia di Turbigo ed ha abitato in Via Roma, 9 e in Via Coni Zugna.  Ha ospitato un soldato inglese durante la seconda guerra mondiale e per tale ragione ha ricevuto un riconoscimento dal generale Alexander.  Ha avuto tre figli: Sandro, Franca, Felice.

3 – Chiara Lena (1904) coniugata il 13 luglio 1939 con Paolo Vittorio Bianchini, ha abitato in Via Roma, 9 e in Via Giuseppe Garibaldi, 13. Nel 1940 è emigrata nell’America del Nord. Una sua figlia faceva la poliziotta e ha perso la vita in un incidente in moto.

4 – Emma Ines (1906) sposata con Angelo Domenico Marchesi,  senza figli ha abitato nel palazzo de Cristoforis (Via Roma, 15) e, successivamente in Via Roma, 39. E’ morta a 93 anni nella Rsa S. Edoardo. Il marito Angelo, un sera di novembre del 1957, si è gettato nelle acque del Naviglio Grande. L’hanno ripescato il mattino successivo al guado di Via 3 giugno 1859. Ha lasciato un bigliettino in cui chiedeva perdono.

5 – Onorina (1908) coniugata con Luigi Naggi di Buscate ha abitato in Via Roma, 9.  Nel 1940 si è trasferita nel paese del marito.

6 – Giovanni (1911-1988) coniugato con Alma Mossini di Terdobbiate (Novara). Macellaio di professione, ha abitato in Via Roma, 9 e, successivamente, in Via Fredda 10. Ha avuto due figli, Rita e Giulio, ma nessuna discendenza maschile.

7 – Roberto (1914) coniugato con Valentina Carminati, ha abitato in Via Roma, 9, per poi trasferirsi a Cuggiono e, in seguito, a Robecchetto con Induno (Cava Ticino). Ha avuto tre figli, Renata XXX e Guglielmo, ma nessuna discendenza maschile.

8 – Pierino (1918-1975) coniugato con Luigia Antonia Uberti, di professione esercente (ortolano) ha sempre abitato in Via Roma, 9, dove aveva anche un negozio. Ha avuto due figli, Pinuccia e Rino, ma nessuna discendenza maschile.

9 – Vittorina (1919) coniugata con Giuseppe Pierino Villani, vedova dal 16 dicembre 1974. Ha abitato in Via Monteruzzo, poi in Via Volta e, infine, si è trasferita a Castellanza.  Il figlio stava pescando nella roggia del molino con dei lanci di corrente elettrica, come si usava allora per catturare i pesci. Una scarica l’ha colpito e ha perso la vita. Dopo qualche anno, alla fine di dicembre, il padre di questo ragazzo, ritornando a casa dalla Cà di Toll (un ristorante che si trova in zona Tre Salti) con il suo cane ha perso la strada ed è morto assiderato nel bosco. L’hanno trovato rannicchiato su se stesso con il suo cagnolino vicino che non l’ha abbandonato un minuto, anzi ha abbaiato ai soccorritori che lo cercavano.

10 – Mariuccia (Anna Maria) (1923) maritata Augusto Marcoli, abitante in Via Corridoni 22, vedova dal 29 luglio 1981.

4 – Cavaiani Antonio, detto Pinela, fu Paolo Vincenzo e Maddalena Milani, pigionante, nato a Turbigo nel 1810, sposato con Maria Ronzoni di Malvaglio (1822) con cinque figli: Paolo (1844); Giuditta (1847); Giuseppe (1852); Rosa (1854); Angelo (1857). Sempre alla Bettola abitava anche il fratello Giovanni (1802), camparo, sposato con Annunciata Cagelli dalla quale ebbe quattro figli: Carlo (1845); Angela (1848); Maria (1850); Vincenza (1852).

5 Cavaiani Gaetano fu Francesco e Giuseppa Milani, fabbro ferraio, possidente, nato a Turbigo nel 1815, sposato con Giuseppa Schiavini (1824) di Vanzaghello dalla quale ebbe tre figli. Accanto abitava il fratello Luigi (1823), anche lui fabbro ferraio, sposato con Luigia Merlo (1834, fu Nicola e Giuseppa Gualdoni) dalla quale ebbe due figli.

6 Cavaiani Francesco fu Francesco e Catterina Cavaiani (di Giuseppe e Pozzi Felicita), pizzicagnolo, possidente, nato a Turbigo nel 1809, sposato con Giuseppa Mira (1817, fu Paolo e Maria Cardani), dalla quale ebbe quattro figli.

Diversamente da Francesco che abitava alla Bettola, i fratelli Antonio (1800) e Giovanni (1803) barcaioli,  abitavano in contrada Fredda. Qui nasceranno gli otto figli di Giovanni avuti con Teresa Bianchi: Francesco (1833); Angelo (1836, falegname); Carlo (1839, barcaiolo); Vincenzo (1841, militare); Giuseppe (1844, falegname); Maria (1848); Felicita (1850); Luigi (1852).

6.1 Luigi Francesco (1852-1929), figlio di Giovanni e di Teresa Bianchi,  contadino, aveva sposato Maria Cavaiani (1858-1926) dalla quale aveva avuto cinque figli tra cui  Carlo (1889-1959) nato a Turbigo l’11 agosto 1889 il quale aveva sposato il 21 ottobre 1911 Maria Cesarina Bianchi (1892-1987) nata a Turbigo il 21 ottobre 1892 (era la quarta dei nove figli (5) di Isidoro Bianchi 1861-1937, falegname, e di Maria Muio 1864-1947), i quali abitarono nell’attuale Via Volta, angolo contrada Fredda. Dopo essersi sposato, nei primi mesi del 1912 Carlo emigrò nel Michigan (USA) e lavorò nelle miniere di ferro di Iron Mountain. (6) A Turbigo rimase la moglie Cesarina che era in attesa di un figlio che nacque il 28 ottobre 1912. Qualche mese dopo, nel luglio 1913, anche Cesarina con il figlio Mario di 9 mesi emigrarono e raggiunsero Carlo. L’anno dopo nacque Virginia (1914-1996) ed era necessario guadagnare di più. La famiglia lasciò il Michigan e si trasferì nello Utah dove Carlo andò a lavorare nelle miniere di carbone a Castle Gate. E’ qui che il 28 marzo 1916 nacque Frank (1916-1981). Le origini contadine e la voglia di fare un lavoro più consono alle sue qualità fecero orientare Carlo verso la campagna di sviluppo economico avviata nella California alla fine della prima guerra mondiale. Nel 1918 l’intera famiglia si trasferì a Richmond dove il 27 luglio 1919 nacque Ugo Cavaiani (1919-1989). Sarà lui il protagonista della storia di Jon Robert Cavaiani di cui parleremo più avanti. Seguendo l’antica passione contadina, nel 1922 la famiglia di Carlo Cavaiani si trasferì definitivamente a Ballico, contea di Mercede (California) dove acquistarono del terreno agricolo e dei frutteti. In seguito Virginia sposò un italoamericano e si trasferì. Anche Franck e Ugo, pur rimanendo a Ballico, acquistarono dei frutteti e si associarono all’azienda agricola del padre per essere più competitivi sul mercato nel quale operavano attraverso una cooperativa nella quale erano soci. (7)

6.2 Jon Robert Cavaiani, eroe del Vietnam. Ora che abbiamo descritto qui sopra le vicissitudini della famiglia originaria raccontiamo la storia di Jon Robert, nato a Royston, nello Yorkshire, in Inghilterra il 2 agosto 1943. Il padre biologico americano, Orrin Arthur Lemmons (1923-1985), noto come Pete, era nell’esercito degli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale e combatté in Normandia e in Francia. La madre Dorothy Mary Gresty (1926-2002) rimase lontana, per la maggior parte del tempo, dopo il matrimonio avvenuto nel 1943. Jon aveva un fratello, Carl, nato nel 1944 in Inghilterra. I ragazzi furono mandati. il 19 agosto 1946, negli Stati Uniti per vivere con il loro zio Vernon Lemmons, fratello maggiore di Pete. Vernon e la sua famiglia vivevano a Riverbanck, in California e Jon e Carl vi rimasero per circa tre anni. Finita la guerra Pete e Dorothy tornarono in America, ma divorziarono poco dopo. La madre di Jon e Carl, Dorothy Mary Gresty, dopo il divorzio da Lemmons si trasferì a Ballico e qui sposò Ugo Cavaiani (1968) portando con sé i due figli che iniziarono a lavorare nell’azienda di Ugo. Poco dopo divennero cittadini americani. Alla fine degli anni Sessanta, Ugo adottò i ragazzi con il consenso di Pete che, nel frattempo, aveva formato una nuova famiglia. Jon si laureò alla Livingston Higt School e frequentò il California Polytechnic Institute di San Luis Obispo. Il 7 maggio 1969, a Fresno in California, Jon si arruolò nell’esercito degli Stati Uniti e fu addestrato come infantryman (fante). Nonostante fosse classificato come ‘4-F’, a causa di una allergia alle punture di api, incontrò un medico che gli risolse il problema in modo che potesse essere riclassificato.
Dopo l’addestramento nelle Forze Speciali, nell’agosto 1970 fu inviato nel Sud-Est asiatico, Vietnam del Sud. All’inizio fu nominato consulente agricolo per i Corps, in qualità di veterinario perché aveva esperienza nel settore dell’agricoltura. Si distinse subito per l’audacia, rischiando la vita in azioni di guerra nel Vietnam. Successe che comandava un plotone che aveva il compito di assicurare la sicurezza ad una stazione radio isolata all’interno del territorio nemico. Lì, la mattina del 4 giugno 1971, l’intero campo fu investito da una forza nemica con una notevole capacità di fuoco. Nella situazione, con disprezzo del pericolo, Jon Cavaiani si esponeva ripetutamente al fuoco nemico, spostandosi nel perimetro del campo, dirigendo il fuoco del suo plotone e lottando disperatamente per la sopravvivenza dei suoi uomini utilizzando tutte le armi possibili per resistere. Rimase a terra a dirigere le operazioni degli elicotteri che evacuavano il suo plotone, ma la persistenza del fuoco nemico gli impedì di lasciare il campo. Durante la notte si diede da fare. con alcuni dei suoi soldati rimasti per rafforzare le difese. Ma la mattina seguente, il 5 giugno 1971, i vietnamiti lanciarono un massiccio attacco di terra nel tentativo di annientare completamente la piccola forza americana rimasta. I khmer avanzarono sparando prima un grosso volume di armi automatiche e granate, mentre un secondo gruppo lanciava bombe a mano contro gli assediati. Visto che la difesa non era in grado di reggere l’irruenta carica nemica, il sergente Jon Cavaiani ordinò ai suoi uomini di tentare la fuga, mentre lui, con un fuoco incessante, avrebbe cercato di coprire la loro ritirata. E così fece. Recuperò una mitragliatrice, si alzò in piedi, esponendosi completamente al pesante fuoco nemico e iniziò a sparare ad ampio raggio verso i vietnamiti in avanzata. Mentre infliggeva gravi perdite alle forze nemiche fu ferito numerose volte, ma non cadde! Così facendo la maggior parte dei restanti membri del plotone riuscirono a fuggire. Lui ferito fu catturato e imprigionato: aveva 120 fori di schegge e diversi fori di proiettile in corpo! Dopo aver passato 661 giorni di prigionia, prima nel campo chiamato The Plantation e poi spostato, il 27 dicembre 1972, in quello di Hanoi Hilton fu rilasciato dal Governo provvisorio del Vietnam il 27 Aprile 1973, durante l’operazione Homecoming (Operazione Ritorno). Ricevette la Medaglia d’Onore, la più alta decorazione militare americana, dal presidente Gerald Ford il 12 dicembre 1974.
In seguito ebbe altri incarichi in Medio Oriente, Sud America, Europa e Sud-Est asiatico. Trascorse tre anni a Berlino come Senior Operations, Sergente Maggiore per le forze britanniche, francesi e statunitensi. Fu selezionato ed assegnato alla Forza Counter-Terrorist, élite militare degli Stati Uniti.
Le sue decorazioni militari comprendono il più alto riconoscimento militare statunitense per il valore: Medaglia Army of Onor; Legion of Merit: Bronze Star Medal con “V” per il dispositivo di Valore e una foglia Cluster Quercia; Cuore viola con 1 bronzo Cluster. (Grappolo); Medaglia servizio meritorio; Medaglia di servizio comune Commendation; Army Commendation Medal con dispositivo “V” e 3 Cluster; Servizio comune Medaglia Archievement; Medaglia Archievement dell’esercito con 1 bronzo Cluster.
Inoltre, aveva il diritto di indossare il distintivo di Pathfinder e il distintivo di paracadutista. Aveva fatto oltre 5000 lanci in caduta libera in tutto il mondo ed era orgoglioso dell’Aquila, il Globo e l’Ancora che indossava in alto a destra del bavero. Il comandante del Corpo dei Marines lo riconobbe come ‘Marine Onorario’. Un grande onore che solo pochi avevano ricevuto.
Il Sergente Maggiore Jon Robert Cavaiani si congedò il 31 maggio 1990 dopo 21 anni di servizio.
Disse che sarebbe andato a coltivare pesche nella sua fattoria di 294 acri in Columbia nella California centrale con sua moglie Barbara E. Elf.
Quarant’anni dopo la battaglia su Hickory Hill, Jon è tornato con due compagni alla ricerca dei resti del Sergente John R. Jones. Furono rinvenuti e Jones fu sepolto con tuti gli onori al cimitero Nazionale di Arlington nel 2012.
Jon Robert Cavaiani è morto il 29 luglio 2014 all’età di 70 anni a Stanford, in California.
Aveva la sindrome mielodisplastica (leucemia). Il funerale di Stato si è svolto il 5 novembre 2014 con tutti gli onori militari ed è stato sepolto nel Cimitero Nazionale di Arlington in Virginia.

Il suo ricordo è stato curato da Albino Garavaglia (classe 1934), figlio di Bianchi Maria, cugino turbighese dell’eroe del Vietnam. 

7 – I Cavaiani in Consiglio Comunale. Inoltre, sono diversi i Cavaiani che fecero parte dei Consigli Comunali nella seconda metà dell’Ottocento e nel primo Novecento. Un secolo dopo, Davide, nel 2011, ha riportato lo storico cognome in Consiglio Comunale. Ecco i nomi dei consiglieri comunali che risultano dai dati d’archivio: Giovanni detto Pertus eletto il 5 febbraio 1860;  Zefiro eletto Consigliere Comunale nel 1865; Zefferino di Giuseppe e Maria Bonomi, nato il 12 ottobre 1831 e morto nel 1898. Possidente, faceva il barcaiolo ed aveva sposato Virginia Cedrati (1836) q. Carlo e Maria Mazzoni dalla quale aveva avuto tredici figli: Maria (1855-1909); Giuseppe (1856-1915); Carlo Napoleone (1858-1909); Albertina (1860-1904); Antonio (1862-1888); Carlo (1863-1864, gastro enterite); Carlo Francesco (1865, emigrato in America nel 1898); Rinaldo (1866, febbre tifoidea); Filomena (1868, febbre tifoidea); Decimo (1869-1934); Ermelinda (1872); Maurizio (1874); Giorgio (1876). Zefferino fu eletto in Consiglio Comunale per la prima volta nel 1875 fu riconfermato fino alla morte; Giorgio di Giuseppe e Carolina Mira nato l’11 ottobre 1888, eletto consigliere comunale l’11 febbraio 1923.

9 – I Cavaiani espatriati. Nella storia turbighese non ci furono solamente Cavaiani particolari, ma anche tanti contadini che andarono a cercare fortuna all’estero. Risulta, infatti, dal Registro dei passaporti per l’estero (8) che molti Cavaiani, nati nella seconda metà dell’Ottocento, lasciarono il paese nel primo decennio del Novecento per cercare fortuna in America,  a New York, Germania, Buenos Aires, Francia (Angerville). Di seguito alcuni dati del ‘Cavaiani’ emigrati:

1906, 1Antonio di Paolo nato a Turbigo il 20.11.1877, contadino, New York; 2 – Giovanni di Andrea nato a T. il 6.12.1886, contadino, Germania; 3 – Carlo di Paolo, nato a T. l’11.8.1889, Germania; 4 – Carlo di Carlo nato a T. il 31.5.1899, contadino, Germania; 5 – Giuseppe di Giuseppe nato a T. l’11.10.1888, contadino Germania; 6 – Edo di Paolo nato a T.  il 3.10.1880, contadino New York; 7 – Antonio fu Ferdinando nato a T. il 30.8.1868, contadino, Germania; 8 – Enrico di Antonio nato a T. il 28.8.1881, operaio, Germania; 9 – Felice fu Francesco nato a T. il 22.10.1864. calzolaio, Buenos Aires; 10 – Giovanni di Andrea nato a T. il 6.12.1886 contadino, New York; 11 – Carlo di Luigi nato a T l’8.12.1889, contadino, New York; 12 – Carlo di Carlo, nato a T. l’11.8.1889, contadino, New York.

1907, 1 Angelo di Giuseppe nato a T. il 24.4.1886, Germania; 2 – Giuseppe di Andrea nato a T. il 19.3.1888, contadino, Germania; 3 – Luigi di Carlo nato a T. il 2.5.1888, Germania; 4 – Angelo  di Luigi nato a T.  l’1.10.1884, contadino, New York.

1908, 1 – Cesare di Antonio nato a T. il 22.6.1891, contadino Germania; 2 – Giuseppe di Paolo nato a T. il 19.7.1892, contadino, Nuova York; 3 – Francesco nato a T. il 27.6.1883, NY; Giovanni di Carlo nato a T il 23.6.1889, NY; Cesare di Antonio nato a T. il 22.6.1891, Germania.

1909, 1 – Paolo di Luigi nato a T il 15.8.1886, contadino, Nuova York; 2 – Antonio nato a T. il 30.8.1868, imbianchino, Germania; 3 – Antonio di Luigi nato a T il 12.6.1892, contadino, Nuova York; 4 – Edo di Paolo nato a T il 3.10.1888, NY; 5 – Felice e famiglia  fu Francesco nato a T. il 22.10.1864, calzolaio, Buenos Aires; 6 – Francesco di Vincenzo nato a T il 18.7.1874, Buenos Aires. Ricordiamo che nel 1895 sui 660mila abitanti di Buenos Aires ben 225mila erano italiani.

In particolare, oltre al Carlo (1889-1959) che conosciamo, del quale abbiamo parlato al punto 6.1, di altri Cavaiani espatriati conosciamo qualche dato: Giovanni, raggiunse dapprima il padre Andrea che lavorava nelle miniere di ferro di Eveleth (Minnesota) nel 1906, poi tornato in Italia e reimmigrato a Monongah (West Virginia) e quindi a Dawson (New Mexico) dove il 22 ottobre1913 un’esplosione di gas nella miniera numero 2 dello Stag Canyon (di proprietà della compagnia Phelps Dodge) uccise 263 minatori, italiani, greci e messicani, tra cui il nostro paesano. (9)

10 –  Altri Cavaiani, secondo lo Stato delle Anime, abitavano al Monteruzzo: Ferdinando (1816, bottegaio) fu Paolo e Maddalena Milani, nubile della stirpe che portava il soprannome Pinela (punto 4); Antonio fu Antonio e Felicita Pozzi, nato a Turbigo nel 1775, barcaiolo, affittuario Combi, proprietario di case, sposato a Isabella Ranzani con figli in prime e seconde nozze; Gerolamo detto Contino di Antonio e Giovanna Landini, nato a Turbigo nel 1783, barcaiolo e affittuario di Giuseppe Bonomi, sposato a Giuseppa Baroffi con figli; Antonio (1835, barbiere) fu Gerolamo e Giuseppa Barozza.

Altri Cavaiani abitavano in Contrada Fredda: Oltre all’osteria dei Bush aperta nel primo Novecento (10); Antonio detto Pinella di Paolo e Maria Milani, nato a Turbigo nel 1810, pigionante Pozzi (famiglia possidente turbighese); Giovanni detto Gianella di Francesco, barcaiolo, proprietario di casa, sposato con Teresa Bianchi con 7 figli di cui uno faceva il falegname;

Altri ceppi erano insediati nella contrada di Robecchetto (attuale Via Villoresi);  in Corte Nobile con Cavaiani Angelo (1808), della stirpe dei Pinela, sposato con Rosa Giannoni dalla quale ebbe tre figli.

 

 

 

 

NOTE

1 – I Quaderni di Franca, n. 55/2014 della rivista di storia locale ‘Contrade Nostre’

2 – Ibidem;

3 – Ibidem;

4 – Ibidem;

5 – FAMIGLIA BIANCHI – Isidoro Bianchi fu Carlo sposò Maria Musio (probabilmente un’esposta visto il nome e cognome) che ebbe nove figli:

1 – Pina (1888-1979) sposò Giulio Mocchetto (1885-1962) ed ebbe cinque figli: Giuseppina, Francesco, Piera, Mario, Antonia;

2 – Carlo (1889-1958) sposò Rosa Colzani;

3 – Giosuè (1891-1976);

4 – Maria Cesarina (1892-1987) sposò Carlo Cavaiani a Turbigo il 21 ottobre 1911 ed ebbe quattro figli: Mario (1912-1982); Virginia (1914-1996, Michigan); Frank (1916-1981, Utah); Ugo (1919-1989, Richmond).

5 – Palmira (1895-1971);

6 – Bianca (1896-1977);

7 – Antonia (1898-1996) sposò Carlo Colombo, un vedovo con due figli piccoli, ma si separò poco dopo;

8 – Maria (1901-1973) sposò Santino Garavaglia (1899-1980) ed ebbe due figli: Fulvia (1928-2012); Albino (1934). Albino Garavaglia sposò Maria Bozzola (1939) che ebbe due figlie: Laura (1967) e Elena (1970). Laura si sposò con Andrea Colombo ed ebbe due figli: Francesco (1991), Giorgio (1994); Elena ha come compagno Giuseppe Branca (1967).

9 – Angela (1905-1977).

Isidoro Bianchi, falegname nel Turbigh d’in Gio, aiutato dal figlio Giosuè nei lavori della bottega posta all’angolo Via Volta-Via Fredda, dove vi abitava con la famiglia (due figli) e le tre sorelle. Tra queste Palmira frequentava Carlo Bonomi per cui capitava spesso che il Maestro turbighese scendesse dalla Selvaggia per cenare. La sua presenza era documentata dalla pesante bicicletta nera con un grande portapacchi accostata all’entrata della bottega. Molti dei mobili della ‘Selvaggia’ progettati da Carlo Bonomi furono realizzati dall’Isidor. Negli anni Ottanta del secolo scorso, quando la bottega fu demolita per far posto alla cartoleria Gualdoni (oggi baretto), tutti gli attrezzi della falegnameria secolare furono ritirati dall’architetto Angelo Vittorio Mira Bonomi che progettò la costruzione che fa pendant con la chiesa dei SS. Cosma e Damiano creando la piazzuola che si sposa con il sagrato della chiesa.

6 – Il cuore di Villanova d’Asti batte anche in Michigan: la storia dei fratelli Brosio emigrati ad Iron Mountain in ‘ATnews.it’, quotidiano online di Asti, 19 marzo 2021. Delia Cortese, che ha vissuto la sua infanzia a Villanova e che oggi insegna a Londra, ha riscoperto i legami del paese astigiano con la cittadina statunitense di Iron Mountain, nel Michigan. La prof., seguendo le tracce di un grande studioso di origini italiane, Richard Brosio – filosofo e sociologo – ha scoperto che Iron Mountain è stata costruita grazie al contributo fondamentale di un gruppo di villanovesi. Ad Iron Mountain arrivarono, alla fine dell’800, i fratelli Brosio – antenati di Richard – emigrati da Villanova si diedero da fare come muratori per costruire le case dei minatori che lavoravano alla miniera di ferro appena scavata (“Iron Mountain” vuol dire infatti “Montagna di ferro”). Inoltre contribuirono a costruire la chiesa dell’Immacolata Concezione di Iron Mountain. I villanovesi lasciarono tracce indelebili nella cultura locale come il gioco delle bocce e piatti della tradizione piemontese. Martha Brosio, moglie di Richard Brosio è tutt’ora impegnata nel ricordare l’apporto degli italiani unitamente alla figura del marito che visitò Villanova nel 1979.

7 – Alcuni dei figli di Cavaiani Carlo (1889-1969) ebbero le seguenti vicende umane:

Virginia (1914-1996) sposò Harry Ricco (1903-1969) ed ebbe una figlia Alice (1944);

Frank (1916-1981) sposò Jean Schuknecht (1921-1973) ed ebbe due figlie: Christan (1942) e Karen (1944). Christan sposò Richard Gilcrest (1940-2012), mentre Karen sposò Steve Corlett (1943-2016) la quale ebbe due figli Che Corlett (1968) e Kyle Severo Corlett (1970-2010). A sua volta Che Corlett sposò Deidre Mc Cauley ed ebbe due figli: Connor (2008) e Katelin (2010)

– Ugo (1919-1989) aveva sposato Barbara Stewart (1918-2005) ed aveva avuto due figli: Jon Robert Cavaiani (1943-2014) adotatto nel 1960 e Carl Cavaiani (1944-2013). Nel 1950 la madre di Jon e Carl, Dorothy Mery Gresty (1926-2002) divorziata da Lemmons sposò Ugo Cavaiani che nel 1960 adottò i figli. Quando la madre Dorothy divorzio da Ugo, nel marzo 1968, i figli rimasero nell’azienda di Ugo. Cavaiani Jon Robert sposò nel 1991 la quinta moglie Barbara A. Elf che lo assistette fino alla fine. Dalla prima moglie Marianne Jonhnson sposata nel 1964 aveva avuto due figlie (Suzanne e Leslie). Jon Robert Cavaiani fu sepolto il 5 novembre 2014 al Cimitero Nazionale di Arlington, Virginia, Stati Uniti. Trama: sezione 60 sito 10590. Find A Grave; memorial#133482954

8 – ARCHIVIO STORICO CIVICO, Atti del 1898 al 1962, cartella 20, fascicolo 657

Registro dei passaporti per l’estero dal 3 giugno 1909 al 2 settembre 1909

9 – ERNESTO R. MILANI, Vita e morte dei nostri emigranti nelle miniere, in ‘Città Oggi’, 21 dicembre 2006

10 – L’osteria dei Bush era all’inizio della Via Fredda, adiacente al corpo di fabbrica della chiesa dei SS. Cosma e Damiano. Il figlio dell’oste faceva il calzolaio, ma suonava anche il violino. Parenti di questa famiglia abitano di fronte alla cascina Ronco (strada molinara)

 

 

FOTO  Via Roma all’inizio del Novecento. Storicamente le proprietà dei Cavaiani si concentrarono nelle abitazioni adiacenti al palazzo de Cristoforis per estendersi verso il negozio di Garavaglia Giuseppe (Pisqin). Ancora oggi è così per gli eredi di questa famiglia che, insieme ai Cedrati e poche altre, possono vantare un numero cospicuo ininterrotto di generazioni che si sono succedute nel tempo…

 

 

 

 

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