Il caso è chiuso: Alfie è morto. Come volevano loro.

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“Alle 2,30 ad Alfie sono spuntate le ali, il piccolo gladiatore – riprendendo le parole di papà Tom e mamma Kate – ha abbassato lo scudo ed è volato in cielo. Era una finale segnato. Scontato. Mandato a morire dai Giudici di Sua Maestà che hanno ritenuto la vita del bimbo colpito da una malattia neurodegenerativa inutile da vivere. E così nel suo “miglior interesse” hanno deciso che al piccolo fossero staccate le macchine salvavita. Il nostro collega e fratello maggiore Emanuele Torreggiani rispetto ad nostro post su FB stamani ha così commentato: “Finalmente è morto”.

Già perchè per i giudici di Albione (perfida di nome e di fatto) Alfie avrebbe dovuto togliere il disturbo nel giro di pochi minuti. E invece no il piccolo guerriero è andato avanti a respirare da solo con l’aiuto di mamma e papà tra lo stupore e il crescente imbarazzo dei medici dell’ Alder Hey Hospital di Liverpool,  che però non hanno permesso al piccolo – eseguendo la sentenza – di essere riattaccato alle macchine per la ventilazione.  In questa vicenda è venuta fuori tutta l’inumanità di un mondo quello d’Oltre Manica, governato da leggi che mettono il vomito.

Quanti Alfie Evans e quanti Charlie Gard ci dovranno essere ancora?  Grazie al nostro Paese che con tutte le sue piccolezze e contraddizioni, ha dimostrato ancora una volta il suo volto umano. Ci siamo battuti per l’idea che la Vita vada rispettata e meriti di essere vissuta fino in fondo, per un ideale di Libertà, secondo il quale nessun giudice può erigersi a boia e decidere quando dire basta.

F.V.

Qui sotto  vi proponiamo una riflessione a firma di Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia  che facciamo idealmente nostra.

” Stanotte alle 2.30 è morto Alfie Evans. Il bambino, nonostante i medici gli avessero staccato i supporti vitali, aveva continuato a respirare da solo, a vivere senza essere nutrito. Poi alcune macchine erano state attaccate di nuovo ma la ventilazione no.
Hanno vinto loro, quelli che Alfie lo volevano morto, subito, perché, evidentemente, costava troppo tenere le macchine accese per qualcuno che ha poche speranze di farcela.
Non è la mia Europa quella che si accanisce contro una famiglia colpita dalla tragedia lacerante di un figlio gravemente malato. Non è la mia Europa quella nella quale i medici guardano più ai bilanci dell’azienda sanitaria che alla vita delle persone,

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

quella nella quale i giudici si permettono di definire una vita “inutile”, quella nella quale burocrati e passanti hanno più diritto di una madre e di un padre a decidere cosa sia meglio per il loro bambino.
Combatteremo questa Europa, sempre. Perché non ci siano altri Alfie Evans, altri Charlie Gard, e per i loro genitori, traditi da quella che ci ostiniamo (sbagliando) a chiamare civiltà.
A Dio, Alfie. ” 

 

 

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