CronacaNews

Il 25 aprile nelle parole del Sindaco Gigi Arrara

ABBIATEGRASSO -“Ciò che oggi porta ancora una volta a ritrovarci uniti è
innanzitutto un sentimento di profonda gratitudine nei confronti di chi ha
sacrificato la propria vita per la conquista della libertà e il riscatto del nostro
Paese.”
Care amiche e cari amici concittadini, c‟è ancora chi parla del 25 aprile come di
una ricorrenza stanca e invecchiata invece questa festa è più viva che mai è la
festa di tutti. Di tutti gli italiani liberi.
Oggi festeggiamo la riconquista della libertà, il dono più prezioso per ogni
essere umano.
C‟è gioia ma c‟è anche commozione, perché il nostro pensiero va ai tanti che
per farci questo dono, la libertà, hanno perso la vita, sono stati uccisi, torturati,
internati nei campi di sterminio.
Ed erano giovani, giovanissimi, di diverso orientamento politico, di diversa fede
religiosa. La resistenza non fu di parte, fu un moto popolare e unitario per
restituire dignità all‟Italia intera.

Noi abbiamo un compito: riflettere su come il 25 aprile sia un elemento
costitutivo della nostra civiltà, della nostra libertà, della democrazia in questo
Paese.
Se vogliamo farlo dobbiamo spiegare ai nostri giovani che quei ragazzi, che
hanno dato la loro vita per il bene della nostra nazione, non sono degli Avatar,
non sono dei profili su Twitter o Facebook e non sono delle storie inventate.
Erano giovani che avevano scelto consapevolmente di dedicare la loro vita per
gli ideali e per la Patria.

Oggi, insieme alla Liberazione, celebriamo i valori della Costituzione: il ripudio
alla guerra, l‟uguaglianza, la giustizia sociale, abbracciamo i valori dei diritti
individuali e collettivi, della cittadinanza attiva, della ricerca della pace, della
liberazione delle donne e dell‟uguaglianza di genere.

Sono i nostri valori, i valori della nostra Repubblica. Guai però a considerarli
acquisiti una volta per tutte. Sono continuamente minacciati, in varie forme.
Dobbiamo essere vigili e continuare una battaglia culturale, di idee, di valori.
Parliamo con i nostri ragazzi, trasmettiamo a loro, nel modo più semplice e
possibile, la bellezza di quei valori che ci vedono insieme oggi, su questa
piazza e in tante altre piazze d‟Italia.
E i ragazzi delle nostre scuole presenti alla cerimonia con le loro bandiere
donate dagli Alpini, che ringrazio per questo gesto, hanno dimostrato di
comprendere e condividere questi valori.

La democrazia ha bisogno costantemente di essere difesa. Quante volte noi
italiani siamo stati chiamati, nella storia della repubblica, a difendere la libertà
e le istituzioni democratiche.

L‟Italia è stata colpita ripetutamente dalla violenza politica, dal massacro
indiscriminato di cittadini inermi, dall‟attacco militare della mafia, dalla
barbarie del terrorismo, dall‟assassinio a tradimento di servitori dello Stato e di
politici, sindacalisti, giornalisti. Tanti, troppi, anche dopo la Resistenza, hanno
continuato a morire per difendere la nostra libertà e la nostra democrazia. Ci
inchiniamo ancora una volta alla loro memoria, abbracciamo le loro famiglie,
sentiamo come fosse nostro il loro dolore.

Sessantanove anni fa Abbiategrasso e l‟Italia tutta hanno ritrovato la libertà.
Oggi qui, noi vogliamo ritrovare la fiducia e la speranza per guardare insieme
al futuro.
E‟ con commozione che come sindaco della nostra città, con la fascia tricolore
che avete voluto darmi l‟onore di portare, sono qui con voi a ricordare questa
data e a rinnovare questo impegno.

Vedete, io non credo che più il tempo passa, più si allontani la necessità di
commemorare, di ricordare, di festeggiare. Credo invece che più il tempo
passa, più noi abbiamo bisogno di ricordare. Abbiamo il dovere di ricordare – ai
giovani e ai meno giovani – gli anni bui della dittatura.
Dobbiamo ricordare i sacrifici di tanti per la libertà di tutti. Dobbiamo rinforzare
la memoria: per guardare avanti, non per ancorarci al passato.

Non siamo conservatori, se diciamo qui, forte, che il rispetto della Costituzione
è la nostra strada maestra.
Non siamo conservatori se abbiamo nostalgia dell‟onestà e della legalità, se
abbiamo nostalgia della buona politica, dobbiamo seminare buona politica.
C‟è un pericolo dal quale dobbiamo guardarci, ci chiama qualunquismo, è un
pericolo che sfocia nell‟antipolitica e nel populismo.
I partigiani invece ci hanno insegnato che bisogna lottare, non buttare le armi,
chiudersi in casa e lasciar fare agli altri.
Il 25 aprile non può essere una corona di alloro e basta, non può essere lo
sventolio di bandiere,ma deve essere il simbolo della nostra liberazione
quotidiana.

Son convinto che facciamo Liberazione quando investiamo sulla cultura libera e
plurale, quando ci battiamo per i diritti, quando difendiamo l‟ambiente e il
diritto alla casa, quando non cediamo alla falsa retorica del diverso e dello
straniero, quando facciamo buona politica in mezzo alla gente, quando ci
impegniamo per il diritto al lavoro e all‟uguaglianza.

In un Paese come il nostro difendere le istituzioni, salvaguardare la
Costituzione, immaginare il futuro, penso sia il modo più bello di vivere la
politica, con la „P‟ maiuscola, contro gli attacchi di un‟antipolitica che spesso si
nutre del disprezzo della cosa pubblica.

Questo è il nostro dovere, facciamo in modo che il nostro impegno quotidiano
per la libertà sia degno di tutti coloro che si sono battuti fino alla morte per
questi ideali.
La resistenza è stata l‟azione di forze diverse che si sono riconosciute in uno
slancio di libertà, nella voglia di ripartire verso un futuro più felice e più giusto
per tutti.
Oggi è il tempo della nuova liberazione, di una nuova rivoluzione morale.
Siamo tanti, diversi ma uniti, a volere una pagina nuova e più bella per l‟Italia.

Una pagina che si specchia nella costituzione, nei suoi valori che non dimentica
il passato ma guarda al futuro.
Questa pagina, son sicuro, dobbiamo costruirla insieme…soprattutto insieme a
loro, ai nostri ragazzi.

Vorrei concludere con le parole che Piero Calamandrei rivolse ai giovani, dieci
anni dopo la Liberazione.
Era un discorso sulle origini della nostra Costituzione. “Se volete andare in
pellegrinaggio – disse Calamandrei – nel luogo dove è nata la nostra
Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri
dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto
un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate li, o giovani, col
pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione”.

Il Sindaco
Pierluigi Arrara
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