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I primi (magnifici) 70 anni di Adriano Panatta

 

 

Per mezzo di un enorme e pesante “BrionVega” (28 pollici a valvole), avendo da poco compiuto sei anni, vidi l’eleganza e la tecnica al Roland Garros di Adriano Panatta (9 luglio 1950) che passò i primi due turni contro Bob Carmichael e Bernard Mignot. Superò Fillol, negli ottavi battè un Björn Borg non ancora diciassettenne. A Parigi nei quarti il romano sconfisse Tom Okker diventando il primo e il più giovane tennista italiano a raggiungere la semifinale in una prova del Grande Slam Open, cedendo però al croato Nikola Pilić, che a sua volta in finale si inchinò all’istrionico romeno Nastase. Dopo quella “illuminazione” tennistica mio padre e mia madre mi attrezzarono di due racchette per bimbi, abbigliandomi elegantemente ed affidandomi ad un maestro in un circolo del nordest d’Italia.

Il 1976 fu il suo anno migliore, infatti raggiunse il 4º posto nella classifica mondiale (24 agosto) Miglior piazzamento di sempre per un italiano. Con la nona partecipazione agli Internazionali d’Italia. Panatta era nº 14 della classifica mondiale e testa di serie nº 3 del torneo. Nel primo turno, disputato il 25 maggio, superò col punteggio di 3-6, 6-4, 7-68 Kim Warwick, rimontando uno svantaggio di 5 giochi a 1 nel terzo set e annullando ben 11 match-point (sei sul 5-2, tre consecutivi sul 5-4 e due sul 6-4 nel tie-break), dieci dei quali in risposta. Nessun giocatore nell’era Open è mai riuscito a vincere un incontro salvando un numero così elevato di palle match al secondo turno ebbe la meglio su Tonino Zugarelli (7-6, 6-3) e negli ottavi di finale dispose agevolmente di Željko Franulović (6-4, 6-1). Nei quarti Harold Solomon, convinto di aver subito un torto arbitrale, abbandonò l’incontro per proteste nel set decisivo, quando, dopo aver rimontato uno svantaggio di 4 giochi a 0, si era trovato al servizio avanti 5-4 (0-30). 6-2, 6-7, 4-5 RIT. In semifinale Panatta sconfisse facilmente John Newcombe (6-2, 6-4, 6-4). Il 30 maggio, nella sua diciassettesima finale in carriera, la seconda di livello equivalente all’attuale ATP World Tour Masters 1000, trionfò in rimonta su Guillermo Vilas, nº 2 del mondo e prima testa di serie del torneo, con il punteggio di 2–6, 7–65, 6–2, 7–61, dopo aver annullato tre set-point consecutivi nel quarto set con Vilas in vantaggio per 6 giochi a 5. Per Panatta fu il sesto titolo ATP in carriera.

Quello del 1976 è il sesto e ultimo successo della storia ottenuto da un tennista italiano agli Internazionali d’Italia, l’unico conquistato in era Open. Prima della vittoria di Fabio Fognini al torneo di Monte Carlo del 2019, rimase per quasi 43 anni l’ultimo sigillo italiano in un torneo Masters 1000. A Parigi il tennista romano era testa di serie nº 8. Tutto ricominciò, il 2 giugno, esattamente come era iniziato otto giorni prima a Roma: una palla-match annullata. A non trasformarla stavolta fu Pavel Hutka. In un equilibratissimo quinto set, Panatta era al servizio in svantaggio 9-10 (30-40). Con una risposta di rovescio a una seconda di servizio seguita a rete, Hutka colpì il nastro costringendo Panatta a giocare un dritto difensivo che cadde a due metri dalla riga di fondo. Il cecoslovacco confezionò un insidioso pallonetto liftato di rovescio che Panatta agganciò con la sua famosa e classica “veronica”. Hutka la raggiunse lasciando partire un passante stretto di rovescio slice sul quale l’italiano si distese con una volée vincente in tuffo di rovescio, che piegò definitivamente le resistenze dell’avversari Il punteggio finale fu 2-6, 6-2, 6-2, 0-6, 12-10. Decisamente più agevole fu il secondo turno contro Jun Kuki, sconfitto in 3 set per 6-3, 6-2, 6-4. Nei sedicesimi di finale Panatta superò Jiří Hřebec con lo score di 6-3, 6-3, 2-6, 7-6. Gli ottavi lo videro imporsi per la terza volta in due settimane su Zeljko Franulovic (6-2, 6-2, 6-7, 6-3).

Nei quarti di finale, Björn Borg, nº 3 del mondo, testa di serie nº 1 e campione in carica del torneo, subì la seconda delle sue uniche due sconfitte al Roland Garros, dove era reduce da 18 vittorie consecutive. Panatta si impose in quattro set, per 6-3, 6-3, 2-6, 7-62. Fu la sua sesta (seconda consecutiva) e ultima vittoria sul campione svedese, grazie alla quale raggiunse la sua terza semifinale Slam (record per il tennis italiano nell’era Open). Sulla scia dell’entusiasmo, in semifinale giocò quella che, a detta del giocatore, fu la sua migliore partita in carriera sulla terra rossa, imponendosi con facilità su Eddie Dibbs col punteggio di 6-3, 6-1, 7-5 e approdando alla sua unica finale di un torneo del Grande Slam, solo italiano ad aver realizzato questa impresa nell’era Open e secondo nella storia, dopo le quattro finali disputate da Nicola Pietrangeli in era Amatoriale, sempre al Roland Garros. Ad attenderlo nell’atto conclusivo, il 13 giugno, c’era Harold Solomon, che Panatta affrontava nuovamente dopo l’abbandono per proteste dell’americano nei quarti di finale di Roma. Nonostante la voglia di rivalsa del giocatore di Washington, Panatta impose la propria superiorità tecnica nei primi due parziali, risentendo di un appannamento nel terzo. A dispetto di un vantaggio di 5 giochi a 2 e servizio, nel quarto fu costretto al tie-break, dove riuscì a imporsi per 7 punti a 3 evitando un pericoloso calo fisico nell’eventuale quinta partita. L’incontro si chiuse col punteggio di 6-1, 6-4, 4-6, 7-63.

Quello del Roland Garros 1976 è l’unico titolo del Grande Slam conquistato da un tennista italiano nell’era Open, il terzo nella storia dopo i due successi ottenuti da Nicola Pietrangeli, sempre a Parigi, nel 1959 e nel 1960. Panatta è l’unico italiano della storia ad aver centrato l’accoppiata Internazionali d’Italia-Internazionali di Francia nella stessa stagione.
Nell’era Open è stato il terzo giocatore al mondo, su un totale di sette, ad aver realizzato l’impresa (dopo Nastase nel 1973 e Borg nel 1974),

l’unico a non essere mai stato numero uno della classifica mondiale. Dopo di lui, infatti, ci riuscirono soltanto lo stesso Borg (1978), Ivan Lendl (1986), Jim Courier (1992), Thomas Muster (1995) e Rafael Nadal (2005, 2006, 2007, 2010, 2012, 2013, 2018, 2019).

Al torneo di Nottingham, sconfisse al primo turno Haroon Rahim. Nei sedicesimi di finale lo statunitense Mike Estep interruppe una serie di 16 incontri ATP vinti consecutivamente da Panatta. A Londra Panatta uscì al terzo turno sconfitto da Pasarell dopo aver eliminato, nell’ordine, Jorge Andrew e il qualificato australiano Dale Collings che, in vantaggio per 2 set a 1, aveva servito invano per il match nella quarta partita. A Gstaad, Panatta arrivò in semifinale senza perdere un set, eliminando Jürgen Fassbender, Carlos Kirmayr, Ricardo Cano e Onny Parun.

Nella sua diciannovesima finale ATP in carriera si arrese in quattro set a Raúl Ramírez. Le quattro settimane successive furono dedicate interamente alla Coppa Davis. Dal 16 al 18 luglio, per la semifinale della Zona B europea, l’Italia affrontava al Foro Italico di Roma una Svezia priva di Björn Borg, che diede sorprendentemente forfait dopo la sua prima vittoria a Wimbledon. Panatta sconfisse Rolf Norberg e, insieme a Paolo Bertolucci, batté la coppia svedese composta da Ove Bengtson e Rolf Norberg. L’Italia si impose per 4-1 qualificandosi per la finale della Zona B europea contro la Gran Bretagna, che si disputò dal 5 al 7 agosto sul campo nº 1 dell’impianto di Wimbledon. Dopo la prima vittoria di Tonino Zugarelli su Roger Taylor, Panatta si aggiudicò il secondo singolare contro John Lloyd. Perse la sfida di doppio, sempre in coppia con Paolo Bertolucci, contro il duo formato dai fratelli Lloyd (con cinque match-point non trasformati), ebbe la meglio su Roger Taylor regalando all’Italia la qualificazione alla semifinale Interzone.Il 24 agosto Panatta raggiunse il 4º posto nel ranking ATP di singolare, sua migliore classifica in carriera e miglior piazzamento di un tennista italiano dal 1973, anno dell’introduzione della classifica computerizzata.

A Boston, giunse ai quarti di finale dove venne battuto per la sesta volta in carriera da Björn Borg, nº 4 del mondo. Nei turni precedenti aveva sconfitto Tonino Zugarelli, Ramiro Benavides e Mark Edmondson. Deludente fu la sua terza partecipazione agli US Open, di cui aveva saltato le due edizioni precedenti, che dal 1975 si giocavano sulla terra Har-Tru. Dopo aver superato al primo turno Ove Bengtson, fu eliminato da Bill Scanlon. Nella semifinale Interzone di Coppa Davis, disputata contro l’Australia dal 24 al 26 settembre al Foro Italico di Roma, gli “azzurri” si imposero per 3-2. Dopo la vittoria in singolare, ottenuta nell’incontro di apertura da Corrado Barazzutti su John Newcombe, Panatta subì nel singolare successivo la sua prima sconfitta “romana” in Coppa Davis, per mano di John Alexander; insieme a Paolo Bertolucci si aggiudicò la prova di doppio contro il duo formato da Newcombe e Roche in una delle prove più brillanti mai offerte dalla coppia e, nel match decisivo, con le due squadre in parità sul 2-2 (dopo la sconfitta di Barazzutti con Alexander), sconfisse Newcombe regalando all’Italia la prima finale di Coppa Davis.

 

Nel torneo indoor di San Paolo, dopo aver superato lo statunitense Norman Holmes e il francese Christophe Casa, fu eliminato nei quarti di finale da José Higueras. In finale di Coppa Davis contro il Cile, andata in scena dal 17 al 19 dicembre all’Estadio Nacional de Chile di Santiago. Dopo il successo iniziale di Corrado Barazzutti su Jaime Fillol, Panatta vinse entrambi i singolari, prima contro Patricio Cornejo (6-3, 6-1, 6-3) e poi contro Jaime Fillol (8-6, 6-4, 3-6, 10-8), superando, in coppia con Paolo Bertolucci, anche il duo cileno formato da Fillol e Cornejo (3-6, 6-2, 6-3, 9-7). La sconfitta di Tonino Zugarelli contro Belus Prajoux fissò il risultato finale sul 4-1 per gli azzurri diretti da Nicola Pietrangeli. L’Italia conquistava l’unica Coppa Davis della sua storia. Pur chiudendo la stagione alla posizione nº 7 della classifica mondiale, la migliore con cui un tennista italiano abbia chiuso un’annata agonistica, Panatta, come altri tennisti, non partecipò alle finali del Masters di fine anno disputate a Houston, probabilmente a causa della pessima organizzazione del torneo. Il 18 luglio del 1983, a trentatré anni, al primo turno del torneo di Kitzbühel, veniva battuto (6-4, 6-4) dal tedesco Beutel. Fu l’ultimo incontro di singolare da lui disputato in carriera. E’ stato capitano non giocatore della squadra italiana di Coppa Davis dal 1984 al 1997, giungendo alle soglie della finale nel 1996 e 1997.

Fabio Iacono (da www.destra.it)

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