I popoli

    156

    Come se, se, a contendersi l’Eliseo ci fosse un De Gaulle e un Mitterand. Non c’è nessuno, meglio, figure che, dentro il Novecento, sarebbero state di contorno, tutt’al più buone per un ministero di seconda fascia. Vale anche per chi ne scrive, sia chiaro. Vale un poco per tutti noi, che viviamo nel tempo di mezzo. Sappiamo, credo, cosa abbiamo lasciato alle spalle e non intravvediamo ancora cosa sarà. Percepiamo che non lo decideremo noi, ma altri che non sappiamo indicare di là da stucchevoli dietrologie e complottismi. Se si leggesse il potentissimo Il Presidente (di Georges Simenon) nessuna di quelle righe, da cui trasuda il senso pieno della scelta da compiere sotto il peso della solitudine amplificata dal silenzio della notte, potrebbero essere applicate a quest’ora. Pur col mio pessimo francese ho ascoltato il discorso gridato di Emmanuel Macron ad urne chiuse. Ha inneggiato all’Europa, e va bene. Va benissimo. In marcia per l’Europa. Applausi. Tutto qui. Un gran vuoto. Un gran vuoto di prospettive politiche. L’Europa non è una prospettiva ma una certezza. Lo è anche per i britannici i quali, ancorché fuori dal sistema eco-buro-amministrativo, sono perno nella storia europea per cultura, per lingua, per costruzione politica. Per democrazia sono i primi. Quindi, anche se hanno abbandonato un sistema, che essi hanno giudicato sbagliato, sono fuori dall’Europa? Certo che no. Ed in quale continente? L’Europa è più grande e profonda e pesante di una carta di credito. Poi la signora Marine Le Pen che ha ringraziato, con la voce profonda che richiama le sigaraie di un tempo, gli elettori elencando i guasti dell’Europa e proclamandosi io sono il popolo. Io sono il popolo. Mi sovvenne Indro Montanelli che ammoniva ad usare tre parole sempre con parsimonia per il rischio di confondersi: popolo, polenta e pupù. Lo so. Bisognerà decidersi. Tra un Macron ed una Le Pen. L’uno in marcia (per dove?) l’altra è il popolo. Credevo che popolo, come categoria politica, fosse il popolo. Invece il popolo è diviso tra quello liberale di Macron, e quello provinciale di Le Pen. Ci sono già due popoli. Poi ci sono i giovani e i vecchi. E sono già quattro popoli. Poi quelli che lavorano e quelli che sono disoccupati. E sono sei popoli. Quelli che hanno speranze e quelli che le hanno perdute. E sono otto popoli. Quelli che parlano inglese e quelli che non ancora. E siamo a dieci. Dieci popoli per una sola caldarina elettorale. Sembra una polenta. Col rischio che finisca in pupù. Montanelli, come al solito, ebbe il torto di avere ragione.

    E.T.

    Articolo precedenteIl 28 aprile c’è “Robecco’s got talent”!
    Articolo successivoTeatro Lirico Magenta: tributo ad Ennio Morricone