I bar, ultimo avamposto della democrazia… In memoriam di Danilo Mereghetti, Beppe Resta, Luciano Prada.. Un cameo di Emanuele Torreggiani

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Se ci sia coscienza di morte in paradiso potrebbe essere argomento. Ma non qui, e non ancora. E così il suo affabile sorriso era già saluto cordiale sostenuto dal suo dire dalla lieve erre parigina. L’immagine è nitida, principe di Galles, camicia azzurra e cravatta regimental, scarpe lucide come ciocco di ciliegio.

E ancora le poltrone in midollino dove si trascorreva, sotto il portico del ‘Piscopo’ un buon quarto della notte così, dall’avanguardia di primavera al tardo autunno, discorrendo della vita che allora era futuro, e in quest’immagine, cristallizzata nel remoto, s’apre quell’allora retrodatato di quarant’anni, dei caffè ancora non ostaggio della musica a schiamazzo ne, tantomeno, della solitudine dettata dallo schermo dei palmari pur in affollata moltitudine. Mi rammemoro, ora, poiché, per un dettato di professione, ho da rivedere il “Diario di un curato di campagna”, di Georges Bernanos.

E lo trovo nell’edizione Garzanti dell’87, collana Gli Elefanti. Lo apro e scorgo il timbro ‘copia omaggio giornalisti’. Sorrido perché ora non vengono più timbrati i volumi omaggio e finiscono intonsi sui banchi del Libraccio. Lui, il nostro amico allargherebbe le braccia come dire… Smazzo il volume e n’esce un foglio così ingiallito e tanto fragile che dispiegandolo si squarta. Sta lì da trentasei anni. Esattamente da quella sera di quel gorno di inizio maggio che fu pubblicato. Terzapagina Avvenire. Tre colonne più foto copertina. Non sapevo che era stato segnalato da radio RAI 2 in rassegna stampa mattutina. (Allora segnalavano tutti gli articoli di apertura delle pagine culturali di tutti i quotidiani nazionali, lo scrivo onde eviare eventuali comprensibili sarcasmi). Lo seppi quella sera dal ‘Piscopo’. “Torre complimenti ho letto il tuo articolo, l’ho sentito in Radio”, dalla mia espressione Danilo Mereghetti comprese che non sapevo nulla della trasmissione e uscì con la sua risata buona. E aggiunse che s’era fermato ad un’edicola e acquistato il giornale e letto così all’impronta fumando una sigaretta in auto e disse di un suo professore del liceo che appena si presentava l’occasione parlava di Bernanos, del celebre “Diario” e dei “Grandi cimiteri sotto la luna” in riferimento alla guerra civile spagnola. E ne parlava con trasporto di quel suo professore, con quell’ammirazione che, in quel tempo remoto, emergeva nitida nella conversazione ancora possibile. Alla quale tutti si andava partecipando. E ne uscì una matassa tale di argomentazioni sul ruolo dei preti, degli oratori, delle scuole cattoliche, sul Papa, i monaci, le monache, i santi, il medio evo… e ormai quando la notte s’era fatta fonda e ci si apprestava ad andarsene ciascuno ai propri quartieri, il nostro Danilo Mereghetti se ne uscì con una frase che annotai mentalmente e appena rincasato trascrissi nel mio breviario: “i bar sono gli unici luoghi davvero democratici della società”. Si può sorridere purtuttavia è espressione per nulla da poco recando in seno la lucida malinconia della consapevolezza.

 

Eccolo lì, il Danilo Mereghetti ancora seduto che s’alza a scatto ritto da militare all’arrivo di Beppe Resta, il professore e poi senatore ma già lo era in pectore, che prende un caffè con noi… e una notte arriva il Luciano Prada e si salutano da vecchi amici compaesani. Si chiamava Danilo Mereghetti. Da vent’anni sotto terra. Insieme a tutti gli altri ‘ragazzi’ qui rammemorati. Che Nostro Signore conservi. Un’invocazione larvata di preghiera. È stato bello incontrarli, conoscerli.

Emanuele Torreggiani

 

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