Gli Statuti comunali di Galliate (1396)

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GALLIATE – Organizzata, dalla sezione locale del Fondo Ambiente Italiano (FAI) al castello visconteo-sforzesco – domenica 18 settembre 2022 – la presentazione del libro curato da Maria Rosaria Ottolini su quelle che furono le antiche normative che regolavano la vita sociale nel feudo di Galliate. In una realtà (1396) dove il potere civile e religioso era concentrato nelle mani dei prelati, si veniva multati addirittura se non si partecipava alle funzioni religiose.

Gli Statuti comunali sono la fonte storica delle comunità medievali e per quello che ne sappiamo – nella nostra zona – sono stati studiati, oltre a quelli di Galliate oggetto dell’incontro (a cui hanno partecipato, oltre all’autrice, Simona Gavinelli, paleografa latina e Roberto Cardani storico locale), quelli di Lonate Pozzolo e di Castelletto Ticino (1340).  

Per quel che riguarda specificatamente Galliate fu Gian Galeazzo Visconti (1351-1402) a inaugurarli nel 1396, al tempo in cui deteneva la Signoria di Milano, norme che  tramandano quella che era la ‘coutume’, le antiche consuetudini galliatesi  che trovano riferimento nella famosa pergamena arrotolata del 1324 (lunga 3 metri e conservata nell’Archivio Civico) la quale fissava i rapporti tra Novara e Galliate.  Contiene l’atto di sottomissione (1208) e l’arbitrato del 1324 contro la dominante Novara che intendeva controllare i contingenti militari, il mercato e le derivazioni idriche dal Terdoppio e Cademonte per irrigare i prati, ma in particolare Novara era interessata all’approdo al Ticino, autostrada commerciale del tempo – che collegava i paesi dei Laghi (Bellinzona) a Pavia – con i suoi guadi, porti e ponti. Importantissima questa ‘autostrada’ in quanto permetteva di raggiungere le Valli di Comacchio dove c’erano le saline e il ‘sale’ era fondamentale per la conservazione degli alimenti e l’allevamento degli animali.

Più in particolare, gli Statuti, di cui abbiamo a disposizione una copia a stampa e non l’originale,

contengono norme articolate su tre livelli e sono rimasti in vigore fino alla fine del Settecento: 1 – Organi amministrativi; 2 – Consiglio Generale dei Capifamiglia; 3 – Diritto penale.

Alcuni esempi danno il senso di tali norme che fissano quali fossero i ‘reati pecuniari’: a) Obbligo di partecipare alla celebrazione di tutte le feste religiose, diversamente c’era una multa; b) Molinaro di Turbigo che aveva bestemmiato in pubblico, condannato a pagare 40 soldi; c) Furto  al porto sul Ticino con incendio della cascina, condannati a pagare 100 soldi. In caso di mancato pagamento c’era l’amputazione della mano destra.

PER CHIUDERE: chi è venuto prima di noi su queste rive del Ticino ha faticato un millennio per conquistare quel poco di libertà-verità che oggi abbiamo!

 

FOTO Gian Galeazzo Visconti (1351-1402) era alto 1,86 metri ed era fulvo. Il ritratto che pubblichiamo è probabilmente di Giovanni Antonio De Pedris; l’altra foto è il messale commemorativo dell’incoronazione del Duca Gian Galeazzo Visconti

 

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