Gli elementi del paesaggio agrario: i campi

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    Dopo il primo appuntamento in cui si è parlato di cascine, ecco il secondo incentrato su un altro elemento fondamentale che costituisce il paesaggio agrario: i campi.

    Le colture e le tecniche di coltivazione che caratterizzano un territorio dipendono da diversi fattori : dal clima, dal terreno, dalle disponibilità idriche e dalle tendenze di mercato. Le coltivazioni che al giorno d’oggi vanno per la maggiore nel nostro territorio sono il mais, il frumento, prati di graminacee o leguminose, riso e colture arboree da legno come pioppeti.

    Anche prima del ‘900 l’attività agricola si basava su un indirizzo cerealicolo-zootecnico ma oltre al mais e al frumento, tra le colture principali vi erano anche avena e segale. Circa 1/3 dei terreni era destinato a marcita, inoltre diffuso era il pascolo ormai scomparso per far spazio ad una agricoltura e allevamento intensivo. Anche l’introduzione della meccanizzazione ha contribuito a cambiare il modo di lavorare la terra e di conseguenza anche il paesaggio agrario. Prima i terreni erano costituiti da piccoli appezzamenti mentre oggi, con la meccanizzazione e le tecnologie avanzate, le dimensioni degli appezzamenti sono aumentate e si rischia di creare un paesaggio agrario tutto omogeneo è poco diversificato. Questo va sicuramente a discapito della biodiversità.

    Oggi si predilige la monocoltura intensiva, ovvero si preferisce specializzare la propria agricoltura su un solo tipo di coltura e intensificare le produzioni utilizzando concimi, prodotti fitosanitari e diserbanti chimici. Le marcite sono state abbandonate dagli anni ‘70/’80 perché l’alimentazione del bestiame è cambiata (oggi prevalgono i mangimi concentrati) e anche il pascolo è stato sostituito dagli allevamenti intensivi nelle stalle.

    Fortunatamente, grazie all’impegno del Parco del Ticino e alla PAC (Politica Agricola Comunitaria per cui gli agricoltori percepiscono dei contributi), ci si sta muovendo verso la salvaguardia ambientale e la tutela della biodiversità. Grazie alla realizzazione di siepi e filari di specie arboree e arbustive autoctone, si spezza la monotonia del paesaggio agrario; questi elementi, oltre ad avere effetti positivi sul paesaggio, sono indispensabili per mitigare l’attività antropica e per assicurare rifugi e approvvigionamenti alimentari degli animali, compresa l’entomofauna.  Diversificando le colture, si ottengono benefici sulla fertilità del suolo e si contribuisce, anche in questo caso, ad avere un paesaggio più gradevole agli occhi.

    *A cura di Anna Schiorlin

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