Giovani turchi (e dintorni), ci scrive la Comunità Armena di Roma

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    Egregio direttore,
    ci sia consentita una doverosa precisazione all’articolo pubblicato oggi su Ticino Notizie, dal titolo “Magenta, i ‘giovani turchi’ del Pd provano a rilanciare la sinistra cittadina”, segnalatoci da alcuni lettori.

    Non abbiamo alcuna intenzione di entrare nelle dinamiche interne del Partito Democratico ma in passato abbiamo ripetutamente cercato di far capire che i “Giovani Turchi” sono stati un movimento nazionalista che ha pianificato e attuato il genocidio armeno.
    L’uso di tale nome (affibbiato a dire il vero negli anni Cinquanta anche al movimento di Cossiga) provoca negli armeni italiani e in tutti coloro che hanno un minimo di conoscenza storica un sentimento di repulsione e di rabbia. È come se un partito politico decidesse di chiamare (o accettare che venga chiamata) una propria corrente interna con il nome di “Hitler Jugen”.

    (Photo credit should read STR/AFP/Getty Images)

    Nel 1915 un milione e mezzo di armeni vennero massacrati in quello che è comunemente riconosciuto come il primo genocidio del Novecento; i sopravvissuti dovettero abbandonare la propria terra natale e tutti i beni. Ancora oggi, il “Sultano” Erdogan e la Turchia continuano a perseguire una politica negazionista.
    E, comprenderà, è per noi davvero penoso leggere o ascoltare il termine “Giovani Turchi” sia pure ad altro riferito.

    Nei mesi scorsi abbiamo ricevuto rassicurazioni da parte di autorevoli esponenti del Partito a Roma, a cominciare dall’on. Orfini, che tale denominazione sarebbe stata abbandonata proprio per rispetto alla nostra Storia. Evidentemente in qualche sezione locale non deve essere giunto ancora il messaggio…

    Le saremmo grati se potesse pubblicare questa precisazione a beneficio dei lettori (e dei politici) che ancora non conoscono quelle tragiche vicende di un secolo fa.

    Cordiali saluti e buon lavoro

    CONSIGLIO PER LA COMUNITA’ ARMENA DI ROMA
    www.comunitaarmena.it

     

    Gentili signori, anzitutto grazie per la vostra precisazione di natura storica che pubblichiamo integralmente. E’ ovvio, e siete i primi a capirlo, che contesto giornalistico e volontà di ‘raffigurare’ qualcosa che succede a Magenta nel 2018 non ha NULLA a che vedere con la benché minima volontà di offendere la memoria degli armeni e del loro genocidio. Nel nostro piccolo (siamo solo un giornale on line di provincia, per quanto molto letto) abbiamo sempre difeso e sempre difenderemo i diritti di autodeterminazione dei popoli. Pertanto ci impegniamo a NON usare più questa espressione, ricollegata- è bene ribadirlo- al solo perimetro di azione della politica democratica di questo Terzo Millennio. Grazie ancora per averci scritto.

    Fabrizio Provera

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