Giorgia Meloni lancia la corsa da Milano: ‘Nel 2023 saremo pronti’

98

 

MILANO  – ”Ci faremo trovare pronti, con le proposte giuste e gli uomini giusti…”. Giorgia Meloni sale sul palco della Conferenza programmatica di Fdi a Milano con un tricolore tra gli applausi degli oltre 3mila delegati e mette subito in chiaro che il suo partito ha le carte in regola per governare il Paese nel 2023.

Da oggi, lascia intendere, inizierà un percorso politico che potrebbe portarla a palazzo Chigi. Non a caso dice, scandendo bene le parole:

”Crediamo che questo sia il tempo delle donne…”. Ormai l’ex ministro della Gioventù del Berlusconi quater non si nasconde più: lavora per candidarsi premier e manda un messaggio preciso agli alleati, in particolare a Matteo Salvini, rivendicando il merito di aver costruito il partito dei conservatori in Italia, grazie anche alla salda collocazione a Bruxelles con la guida dell’Ecr: ”E’ il momento dei conservatori”.

La scenografia è all’americana, prevale il blu, vari maxischermi, tante luci ‘sparate’ che sembrano stroboscopiche, bandiere accanto ogni sedia. Il leader ha il piglio del ‘capitano’, sceglie non a caso un doppiopetto blu navy con bottoni dorati in stile militar-marinaresco: inizia a parlare piano, poi si infervora quando difende il ruolo della madre dall’ideologia gender, rilancia la battaglia per il presidenzialismo contro i ”giochi di palazzo” e lo ”schifo dei parlamentari che si vendono al miglior offerente” e quando respinge “l’accusa ridicola di non avere una classe dirigente adeguata”. “In un Paese che ha affrontato una pandemia con Speranza alla Sanità e ora affronta una guerra con Di Maio agli Esteri è davvero un’accusa ridicola…”, attacca Meloni, che ripete più volte la parola patriota, ricordandone il significato.

La ‘parte politica’ della sua relazione fiume (il discorso è durato più di un’ora senza nemmeno un’interruzione per un sorso d’acqua) è tutta verso la fine. Inizia quando cita il filosofo francese Gustave Thibon per mettere in guardia il partito e forse se stessa dai rischi della ‘vetta’: ”Thibon dice: ‘molti credono di salire, in realtà evaporano nel vuoto…’. Stiamo salendo e continueremo a salire. Ma più saliremo e pi la nostra responsabilità sarà tenere i piedi ben piantati per terra. Nell’altitudine l’ossigeno è rarefatto, può darti alla testa e farti smarrire… Ma per noi -rassicura- non sarà così, perchè la nostra preparazione è stata lunga, meditata, sofferta...”

Articolo precedenteCastano, al Torno prosegue ‘Leggere il passato per scrivere il futuro’
Articolo successivoConfartigianato Alto Milanese: la guerra spaventa le imprese