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“Gianni Brera era sempre qui a gustare la selvaggina!”


MALVAGLIO – Oggi 8 settembre 2019, sono cent’anni dalla nascita di Gianni Brera. Era nato a S. Zenone sul Po, appunto l’8 settembre 1919. Una data fatidica quella dell’8 settembre e, stasera, su Sky Arte, alle 21.25, sarà trasmesso un documentario sulla vita del grande giornalista-scrittore che ha cambiato il linguaggio del calcio e inventato il soprannome al ‘Cavaliere’.
La trasmissione sulla vita del giornalista – che abbiamo avuto l’onore di conoscere al tempo in cui frequentavamo la sezione del Partito Socialista a Turbigo – ci ha dato motivo di riflessione e siamo andati a cercare, nel momdo impalpabile della memoria, un’intervista che facemmo, qualche decennio fa, a Emilia Masé che abitava e abita alla ‘Cascina Rossa’, un luogo sprofondato nel bosco di querce e pruni, dove si innalzano alti pini silvestri, posto ai confini tra i territori di Malvaglio e Robecchetto.
Emila Masé ci racccontò che il padre, l’ingegnere Luigi Masè, appassionato cacciatore, arrivò a Malvaglio nel 1936 per partecipare ad una battuta di caccia e vista la cascina, che allora apparteneva alla famiglia De Dionigi, l’acquistò e vi insediò un guardiacaccia che doveva tenere in ordine la riserva per i suoi amici locali, ma anche milanesi, come Gianni Brera e Giangiacomo Feltrinelli, diventato famoso nell’ambito famigliare dei Masé “perché sgranocchiava le pannocchie crude nei campi”. (Probabilmente, il fatto che frequentase queste contrade, non fu estraneo  all’azione terroristica del 13 ottobre 1963 che portò  all’abbattimento, con del tritolo, di un traliccio dell’Enel in territorio robecchettese).

Gino Masè invitava spesso a pranzo Gianni Brera che arrivava sempre con una bottiglia di vino rosso…
Dicevamo di Gino Masè, ingegnere milanese (1899-1970), figlio di un mercante d’arte, grande appassionato di caccia nella sua riserva della Valle del Ticino, frequentata con Giuseppe Torno, Primo Candiani. Passava qui i mesi estivi e ritornava a novembre quando c’era il passo dei merli e dei tordi. Si dilettava a studiare la migrazione degli uccelli e registrò, per dieci anni, attraverso l’inanellatura, la presenza della stesso usignolo nella sua uccellanda: anche un tordo, partito da qui, fu segnalato a Mosca! A questo dilettevole passatempo del Masé, il grande giornalista dedicò una pagina de ‘Il Giorno’ del 9 novembre 1962, dal titolo: ‘I tenori di Gino Masé si allenano in cucina’. “Gianni Brera – ci disse Emila Masè – era molto goloso della selvaggina cucinata da mia madre Tina e, appena poteva, veniva a trovarci. Portava del vino rosso per innaffiare i luculliani pranzi”.

FOTO Il ‘santino’ di Gianni Brera che fu candidato per il Senato nel nostro collegio, ma non fu eletto

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