Geopolitica e dintorni: l’Europa delle fratture

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    Alla metà del secolo scorso lo scienziato Stein Rokkan esplicò la propria teoria dei cleavages, ovvero le fratture sociali come premessa della nascita del sistema partitico occidentale.

    In ben oltre 70 anni di storia il mondo è totalmente cambiato passando dall’ordine bipolare (scontro USA-URSS) a quello unipolare (egemonia USA post 1989) che sta velocemente cambiando in maniera multipolare, la crescita di Cina e India e il ritorno della Russia di Putin mettono in discussione, oggi più che mai, la supremazia americana. In questi decenni di storia anche l’Europa è cambiata ed è passata dall’essere una “Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio” del 1952 a quella che conosciamo oggi.

    Ricordiamo che l’Unione come la conosciamo oggi non è frutto di un processo popolare partito dal basso, ma è figlia della volontà statunitense di costruire un mercato comune che potesse moltiplicare gli effetti del “Piano Marshall” e al contempo porre una barriera al comunismo sovietico. Questa imposizione dall’alto ha iniziato a mostrare tutti i suoi limiti nel momento di maggiore difficoltà: la crisi economica.

    l’Unione Europea è nulla più di un semplice trattato internazionale firmato da Stati sovrani, l’allargamento verso gli Stati dell’Est (visto come un vero e proprio espansionismo al Cremlino) è figlio della volontà NATO di spostare “sempre più in là” il confine geopolitico tra Washington e Mosca.

    Proprio questa evoluzione ha portato con sé delle fratture al livello socio-economico talmente forti che le vecchie fratture stato-chiesa e capitale-lavoro sono ormai scomparse dalla scena politica per lasciare spazio al dibattito sull’Europa.

    La grande frattura moderna nasce a seguito della crisi del 2008 e lo scontro è tra sovranisti e globalisti/europeisti.  Da questa ne derivano i partiti establishment e anti-establishment.

    Le fratture all’interno della società europea si sono esplicate a pieno con le ultime elezioni del 26 maggio. Mentre nei Paesi germanici e del Benelux i partiti moderati di centro (che potremmo definire di establishment) hanno ottenuto i maggiori consensi, in Italia e Francia i partiti ad aver ottenuto la maggioranza delle preferenze sono stati invece i cd. sovranisti,insieme agli Stati del gruppo di Visegrad che confermano la propria vocazione nazionale e cristiana. Ancor più clamorosa è la vittoria a Londra del “Brexit Party” di Farage che ribadisce la volontà del popolo inglese di allontanarsi dal Continente.

    Bruxelles è quindi accerchiata da Paesi e popoli che hanno dato una chiara indicazione di voto: non si può andare avanti così, immigrazione e austerità sono i temi caldi del dibattito non solo in Italia, la burocrazia di Palazzo Berlaymont tiene con le mani legate le forze economiche e sociali del continente, l’immigrazione incontrollata e l’impoverimento dei salari reali stanno creando delle divisioni socio-politiche che devono essere ricomposte al più presto se veramente si vuole continuare con un cammino volto alla creazione di una vera comunità di Stati, popoli e idee altrimenti si rischia l’implosione.

    Matteo Colombo

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