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Geopolitica & dintorni: dove si è fermato il sogno indiano

A cura di Matteo Grassi

Talmente vasta da essere considerata un sub-continente, i rapporti tra India e Occidente hanno radici antiche, già l’Impero romano e in seguito i commercianti veneziani ebbero intensi scambi economici  con queste terre e ancora oggi le multinazionali occidentali delocalizzano la propria produzione grazie al basso costo del lavoro.

 

Bangalore è considerata la “Silicon Valley” indiana grazie all’enorme quantità di imprese ad alto contenuto tecnologico che sono in grado di tenere il passo dei colossi occidentali e cinesi. Da contorno però vi è una spaventosa povertà, tassi di inquinamento altissimi e una faida religiosa tra islam e induismo che ha ri-portato (perché anche l’India negli anni ’30 del secolo scorso visse periodi di forte nazionalismo) alla ribalta un sentimento nazional-populista.

ELEFANTE CONTRO DRAGONE:

Alla fine dei primi anni duemila l’èlite dirigente, vista la grande crescita economica innescata negli anni ’90 grazie alle riforme di Nuova Delhi, immaginava una staffetta economica tra il Dragone (la Cina) e l’Elefante (l’India). Nel breve periodo avrebbe stravinto Pechino ma alla lunga sarebbe emersa tutta la potenza indiana favorita da un’età media molto più giovane, (il grande handicap che l’Europa e soprattutto l’Italia non riesce a superare) una maggiore attitudine all’innovazione e alle nuove tecnologie, la diffusa conoscenza della lingua inglese, la democrazia e soprattutto la sua maggiore familiarità con l’Occidente. Ad oggi la somma di questi fattori ha portato l’economia indiana ad essere la quarta potenza economica globale, davanti alla Germania, con tassi di crescita annui attorno al 7%.
Questa crescita però rischia di fermarsi in poco tempo, i problemi strutturali ora riemergono presentando il conto a Stato e società: la povertà si aggira attorno al 70% (su una popolazione di oltre 1,27 miliardi di persone), per combattere gli altissimi livelli di inquinamento sono state chiuse molte imprese del settore siderurgico causando una decrescita della produzione d’acciaio e il naturale ricorso all’importazione, allargando il deficit della bilancia commerciale. Infine più della metà della popolazione ha meno di 25 anni, un bacino di forza lavoro immenso che per mantenersi a livelli occupazionali da superpotenza ha bisogno di una crescita costante attorno all’8-9% annua.

POTENZA TRA SUPERPOTENZE : il ruolo di bilancia tra USA e Cina.

Tra India e Stati Uniti esiste una convergenza strategica per contenere l’espansionismo cinese, la Repubblica popolare cinese è l’unico stato, oltre al Pakistan, con il quale dal 1947 (anno dell’indipendenza dalla Gran Bretagna) oggi l’India abbia mai fronteggiato una guerra (1962). Ad oggi Washington è un alleato d’obbligo e questo è uno dei frutti della conversione indiana al capitalismo (sebbene molto meno liberista degli USA e perfino più statalista della Cina) avviata negli anni ’90. Inoltre l’elezione del presidente Narendra Modi ha ulteriormente avvicinato Nuova Delhi al colosso stelle e strisce per far fronte comune contro il dragone cinese e il suo espansionismo in Asia.
L’altra questione cruciale con Pechino è il Tibet, invaso e annesso dalla Cina maoista, è il più grande serbatoio d’acqua dell’Asia e così l’India rischia di rimanere vittima del “ricatto idrico” cinese. Quella tra Cina e India sarà una delle frontiere calde dei prossimi anni, già oggi le due potenze ricorrono ad esercitazioni militari per tenersi testa l’un l’altra, e il futuro sul fronte indo-cinese è tutto fuorché roseo.

 

Matteo Grassi

 

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