Geopolitica della Federazione russa

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    Nonostante il ridimensionamento avvenuto a seguito della caduta dell’URSS, la Federazione Russa rimane lo Stato più grande del mondo.

    Questa immensa ampiezza costringe i suoi governanti ad attuare una concentrazione del potere in maniera autoritaria:questo è il filo che accomuna gli Zar ai leader comunisti e, dal 2000 ad oggi, a Vladimir Putin. D’altronde la “democrazia guidata” o “democrazia autoritaria” è l’unico modo per governare un paese esteso oltre 17 milioni di km quadrati suddivisi in 16 regioni.Il rischio della dissoluzione causerebbe una crisi geopolitica senza precedenti.

     

    Est – Ovest: il doppio sguardo geopolitico di Putin:

    La vicinanza della propria capitale all’Europa impone al Cremlino uno sguardo sul nostro continente, le grandi pianure che si aprono dalla Polonia a Mosca e San Pietroburgo sono sempre ben monitorate dai leader russi, non è un caso che proprio i Paesi del gruppo di Visegrad (Pononia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, tutte ex repubbliche sovietiche) siano ideologicamente ben più vicini alla “Terza Roma” che non a Bruxelles. L’Allargamento dell’UE verso est e l’adesione alla NATO delle repubbliche baltiche sono viste da Vladimir Putin come atto ostile per mettere pressione sul confine occidentale: la naturale risposta di questo avvicinamento è stata l’invasione e l’annessione della Crimea, come dire “l’Ucraina non si tocca”.

    Non solo la Crimea, in Medio Oriente Putin ha ottenuto un grosso successo appoggiando il governo siriano di Assad e sconfiggendo ISIS. Un passo in più verso il Mediterraneo e gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, da sempre obiettivo geopolitico primario di qualunque classe dirigente russa (dagli Zar ad oggi) per garantirsi lo sbocco navale sui mari caldi.

     

     

    Lo sguardo ad Est: l’amicizia con XiJinping

    L’accerchiamento compiuto dall’Alleanza atlantica ai confini con i Paesi dell’ex Patto di Varsavia ha portato la Russia a cercare nuovi alleati. Pechino oggi è il principale partner geostrategico di Mosca, entrambe le potenze da anni stanno dismettendo dollari e acquistano oro, la Cina è divenutala principale fruitricedel petrolio e del gas naturale russo,in questo modo la Russia è riuscita a rendersi indipendente dalle forniture verso occidente.

    L’altra direttrice della politica verso oriente è l’ingresso della Russia nella “Belt and Road Initiative” (la Nuova via della seta). Inoltre siè progressivamente avvicinata a Pechino firmando nel 2014 un accordo per la costruzione del nuovo gasdotto Yamal LNG (Potenza della Siberia). La costruzione dell’opera, dal valore potenziale di 400 miliardi, è stata accompagnata da una nuova fase della cooperazione nel settore militare con l’avvio di esercitazioni militari congiunte e di progetti di ricerca integrati al fine di integrare la superiore esperienza tecnica e bellica russa con l’enorme capacità di finanziamento cinesi.

    Già ai tempi della conferenza di Monaco del 2007,Putin aveva capito che la globalizzazione americana è giunta (quasi) al termine e gli equilibri geopolitici stanno mutando in direzione multipolare grazie allo sviluppo dei BRICS e alla crescita esponenziale della Cina.

    Il rilancio russo passa quindi dall’alleanza con Pechino ma soprattutto dalla mente del suo leader: Vladimir Putin cita spesso il termine “Eurasia”, la Russia come ponte fra Europa ed Asia, in grado di abbracciare e unire i due continenti. Questa vocazione propone Mosca come “Terza Roma” e il suo ruolo storico di esportatrice di valori culturali nazionalisti ortodossi verso l’esterno.

    Matteo Grassi

     

     

     

     

     

     

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