Funerali di Stato declassati ad avanspettacolo, di Emanuele Torreggiani

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    La nostra morte è imminente

    Mai ci sarà alcun risarcimento capace di lenire il dolore, né di guarirlo. Il dolore è pura immateria. Più abissale dell’amore che nel contatto fisico abbevera, dando forma a Dio di bocca in bocca, in un bacio. Il dolore non conosce né spazio né tempo. Dimora l’anima. La sua essenza è poetica, cioè fondativa del fare dell’uomo, del suo esserci in questa terra. Vivrai nel dolore, suggerisce Dio nella Genesi. E non è un Dio che parla con forma e contenuto terribile o minaccioso, né, tanto meno, vendicativo. È ancora, come sempre, un Dio dal tono paterno, affettuoso, misericordioso. Dice all’uomo, a noi, la verità. La verità sulla condizione umana. La nostra natura. Gli dice, Dio, ci dice, che l’uomo non è la misura di tutte le cose. Prima ancora di Protagora Dio anticipa, con la misericordia della verità, l’affermazione “l’uomo è la misura di tutte le cose”. Dio, il Dio della Genesi, avrà ascoltato Protagora con il sorriso paterno che ascolta l’intemperanza del giovane figlio. No, l’uomo non è la misura di tutte le cose. Non sa misurare il dolore che di tutte le cose non ha natura di cosa, ma è costante, presente. Il dolore non ha una misura. Il dolore è della medesima natura dell’universo che nella sua dilatazione costruisce sé stesso come universo: costellazioni, nebulose, stelle, comete… Vivere nel dolore, come suggerisce Dio assume così espressione di verità. E dicendo la verità manifesta misericordia. Cioè amore. Collimano dunque il dolore e l’amore, nella verità. Per questo ci si rivolge a Dio. Per la verità. Il dolore e l’amore. Non sono un pensiero, il dolore e l’amore. Sono della natura dell’uomo. Carne e sangue. Tocchi l’amore che ti tocca. Il dolore ti fascia e ti dimora. Non sono pensieri, dolore, amore, verità. Sono fenomeni.

    Accadono. Dio non si esprime per pensieri. Non è Cartesio, che dice io penso dunque sono. Anzi, quando avrà sentito il Renato Cartesio scrivere questa affermazione avrà sorriso del sorriso donato a Protagora. Anzi, non avrà sorriso, ha sorriso. L’uomo non è uomo perché pensa. L’uomo è. Il pensiero viene dopo l’essere. È conseguente. E infatti il pensiero non sa pensare l’essere dell’uomo, ma solo una piccola parte. Dio non pensa l’uomo, lo fa. Foss’anche sotto forma di brodo universale non cambierebbe nulla. L’essere supera il pensiero ed ogni misura. Dio non è un pensatore. Crea. Egli crea. Non pensa l’uomo, lo fa. E suggerisce all’uomo la via, la verità. In questo suggerimento, vivrai nel dolore, si coglie la carnalità di Dio che fa dell’immagine e somiglianza la propria misura del fare. Te lo dico, figlio mio, perché lo so. Ma il figlio non ascolta. E questo non ascoltare è nella nostra natura. Avere la possibilità di non ascoltare, di scegliere. Se si ascoltasse si coglierebbe quanto sia imminente la nostra morte. Non ne verrebbe meno né dolore né amore, appartengono alla nostra natura, scorrono col sangue. Se si ascoltasse si comprenderebbe la verità. Non per una punizione o un premio. No. Per la verità sulla nostra natura. Sul dolore, sull’amore. La verità. Tutto qui. (In margine ai funerali di Stato per la strage, declassati ad avanspettacolo).

    Emanuele Torreggiani

     

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