Franco Cardini e la filosofia sottesa al Covid. ‘La nostra civiltà vorrebbe eliminare la cultura della morte’

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    Ieri, sul quotidiano La Verità, è apparsa un’intervista molto interessante di Francesco Borgonovo allo storico Franco Cardini. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

     

    Contro le limitazioni alla libertà, nelle ultime settimane, hanno preso la parola prima Giorgio Agambene poi un altro filosofo di fama, Massimo Cacciari. Costoro, per essersi schierati contro il green pass, hanno subito attacchi anche feroci. Del resto lo strabordare dei toni è, purtroppo, una caratteristica della discussione pubblica sul virus. «È un guaio originato dall’incontro un po’ infame tra sviluppo tecnologico e la presunzione di avere l’impunità assoluta, il tutto unito a una spaventosa caduta della cultura», dice C a rd i n i , che è intervenuto su La Stampa a sostegno di C acc i ar i. «Cacciari può anche sbagliare, per carità, ma che gli si risponda con offese o con le risatine di qualche virologo televisivo mi sembra un sintomo della regressione della società civile, non certo un avanzamento delle libertà. Va bene l’i ro n i a , ma ricordo che per uno studioso sentirsi oggetto di ironia è anche un’u m i l i a z io n e » . Secondo lo storico, negli ultimi tempi si nota «una diffusa mancanza di libertà di discussione, ed è una cosa gravissima a cui si dovrebbe porre rimedio. Nel nome del politicamente corretto assistiamo ad attacchi indecorosi alla libertà individuale e comunitaria».

     

    Difficile dare torto a C a rd i n i . Viene da pensare, però, che l’inasprimento dei toni sia dovuto anche alla paura, che ormai domina il dibattito. Una paura che nasce anche da un cambiamento del nostro rapporto con la morte e con il dolore. «Da quando è iniziata l’ubriacatura dei diritti», spiega C a rd i n i , «abbiamo cominciato a pensare di avere il diritto di liberarci di tutte le cose che non ci piacciono. Dopo la libertà di (di pensare o parlare, ad esempio), bisogna acquistarsi la libertà da. L’ultima in ordine di tempo è la libertà dalla paura della morte, o addirittura dalla morte stessa. L’idea di vincere la morte poteva andare bene quando si trattava di una utopia che si sapeva irrealizzabile. Ma oggi ci si pone davvero la prospettiva di vivere fino a 100 anni sempre perfettamente funzionanti. Abbiamo progressivamente perso la cultura del limite, e cercato di nascondere la morte e tutti i simboli che la riguardano. La morte non viene più addomesticata: i morti non stanno più in casa, si nasce e si muore all’ospedale, ad esempio. Ma se le cose non si addomesticano, poi tornano in modo selvaggio, in forma di superstizione». E in effetti, osservando il livello del dibattito sui vaccini, la parola superstizione appare piuttosto adeguata.  

     

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