Forza Italia, Pride, valori, partiti e uomini. Lectio magistralis di ET

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    Lettera al Fabrizio Provera

    Caro amico, e un po’ di più, con la franchezza che ci contraddistingue, a noi. Leggo il tuo editoriale odierno in cui, titolando, scrivi di ‘anomalia’ in riferimento al sindaco di Corbetta che ha aderito alla giornata milanese dell’orgogliosità omosessuale. Non ci colgo anomalia alcuna, semmai il suo contrario normale. Forza Italia, di cui il sindaco è esponente epigono, come chiunque di Silvio Berlusconi n’è al seguito, non dispone di un’assiologia valoriale. Simmetricamente al PD, vive di governo e sottogoverno. Di amministrazione statale e parastatale. Cinicamente del potere, pro tempore, come esclusivo fine. Poi, quando ottenutolo, si amministra. Sia FI che il PD nascono dalle spoglie della ‘balena bianca’ arenatasi in palude con la celebre frase “noi siamo il partito del consenso”, Ciriaco de Mita, primi anni Ottanta, che oggi, e buon pro, governa quel suo di Nusco. Lì, a mio avviso, la chiave di lettura. Il PD non è l’erede del PCI, il comunismo è un di per sé compiuto, o si perpetua oppure implode. Implose in quell’ossimoro odierno.

    Eppoi, il fatto cronologico: la più parte dei comunisti sono morti. E l’unica forza autenticamente anticomunista che, in quei decenni lontani, si oppose al PCI fu il Partito Socialista, modellato sulla visione di Bettino Craxi. Caduti tutti, a causa dell’abbattimento della ‘cortina di ferro’, dal corpo morto non rinacque l’araba fenice, non ci fu infatti incendio, ma la perdurante metamorfica. Silvio Berlusconi, che di là d’ogni carineria, dev’essere, nel suo intimo, uomo durissimo prossimo alla spietatezza, colse l’occasione irripetibile. Questi è uomo di valori modali non sostanziale. Lo dimostra la conduzione della sua televisione e poi, poi, della politica legata, come la trasmissione, all’indice di gradimento. La statistica riconduce il singolo soggetto ad oggetto materiale: consiglio per gli acquisti. Nei suo nove anni di governo, tali furono, Silvio Berlusconi mai si è adoperato alla riforma organica dello Stato. Lacciuoli, per dirla. Nulla di più. Ed alla bussola del sondaggio di alto gradimento. Sia in politica interna che estera e soprattutto nella direzione della grande macchina culturale dell’Italia: la televisione che importa modelli extra-continentale. Furono queste le critiche concrete che gli mossero due grandi giornalisti del Novecento: Ettore Barnabei e Indro Montanelli. Il primo fu artefice, protetto, nel significato di coperto, da Amintore Fanfani, odiatissimo quindi invidiatissimo in casa DC, della grande RAI, culturalmente elevata pertanto elevante. Del secondo la generalità è sufficiente. E la grande cultura della RAI di Bernabei pescava nel profondo oceano della Chiesa, l’Umanesimo. Non è cosa da poco. Eredità tralasciata nell’ultimo decennio dalla chiesa all’inseguimento dell’immanenza. L’umanesimo ateo. Inevitabilmente, non solo e sempre in ritardo, ma tragicamente snaturante. Il trascendente nell’immanente perde la redenzione innocente. Perde l’uomo. Non la merce. Infatti tutto si mercifica. Il calcolo privo di pensiero, Forza Italia è questa roba qui, come il PD.

    Ma forse, senza il forse, l’italiano europeo, quello che ti scrive di medio evo senza averne alcuna dottrina, si riconosce appieno. L’omosessualità appartiene all’umanità. È contemplato dentro la natura. Perfettamente umano. Come eccezione, altrimenti l’umano sarebbe estinto. E senza l’uomo non ci sarebbe né il mondo né l’universo. Il sesso non è un parametro politico. Viene utilizzato così, per puro cinismo. Per calcolo statistico. Conviene. Si? Allora sì. Patrociniamo. Ah, come ride l’anamorfica del Michelangelo Buonarroti lassù nella Sistina.

    Caro Fabrizio Provera, caro amico, e un po’ di più, con la franchezza che ci contraddistingue, non attribuire anomalie a chi non ha un pensiero. Abbiti cura. Con affetto.

    E.T.

     

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