Festa del Sole, controreplica di Gianni Mereghetti su immigrati e accoglienza

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    Gentilissimo Provera,

    mi piacerebbe che lei capisse quello che è successo e non lo liquidasse dentro una logica fascismo/antifascismo che è ormai superata.
    Qui la questione è un’altra e la Festa del Sole è un particolare, la questione è che cosa stiamo costruendo.
    Io non ho nulla da dire a chi democraticamente ha il potere, lo deve gestire rispondendo a chi lo ha votato. Però vi è qualcosa che viene prima della gestione e sono i principi che sono alla base della convivenza civile. 
    Di questi ci vogliamo occupare e non dello schieramento che li porta avanti o li nega. Lei invece come molti è interessato agli schieramenti, non ai principi! É una logica vecchia e superata.
    Io ripropongo questi principi come fondamento che viene prima. 
    Per questo sono certo che ciò che caratterizza la vita e la cultura del nostro popolo è una apertura all’altro, una capacità di accoglienza senza limiti, la disponibilità a spendersi per il bene di ogni altro. Così il nostro popolo ha a cuore la libertà di tutti e la vuole difendere in ogni ambiente, in primo luogo nell’educazione. Nello stesso modo il nostro popolo sa essere solidale con tutti quelli che hanno bisogni concreti, materiali e spirituali. Lei insiste su categorie vecchie e superate, oggi la differenza è tra chi accoglie tutti e si spende per aiutarli e chi invece chiude i porti e innalza muri: qui sta la differenza e questo emergerà sempre di più. Tentare di chiudere gli occhi alle persone riproponendo fronti ideologici è solo un colpo di coda, dovremo dirci se fa parte della natura del nostro popolo accogliere l’altro o no, dovremo dircelo, il re è nudo.
    Grazie 
    Gianni Mereghetti 
    Caro professore,
    grazie ancora per l’intervento, come sempre lucido e mirato.
    Due sole cose: ho difeso e difenderò sempre ragazzi, come quelli di Lealtà Azione, che hanno subito ESATTAMENTE IL CONTRARIO DI QUANTO LEI SOSTIENE E AUSPICA: chiusure, chiusure e chiusure. Anche da lei, seppure in modo meno barbaro e più gentile rispetto ai soloni dell’antifascismo, verso cui Lei nutre una evidente umana comprensione (o corrispondenza d’amorosi sensi, se le categorie sono superate come dice lei perché tirare in ballo Codreanu, che in tutti e 3 i giorni è stato quasi del tutto assente?).
    La seconda questione è più delicata. Una parte del mondo cattolico, lei compreso (leggo..), predica l’accoglienza tout court.
    Aspirazione nobile, che cozza contro due evidenze. La prima: è impossibile, ed è lei (come il suo Movimento) che predica da sempre l’aderenza ‘al reale e al vero’, mentre quanto lei sostiene è del tutto irreale e impraticabile.
    La seconda, molto più insidiosa e dirimente. Nel 1991 Avvenire pubblicò l’editoriale di un compianto docente universitario originario di Robecco, Enrico Fasana. Uno dei massimi esperti al mondo, allora, di India e questioni medio orientali, che scriveva dalle posizioni scomode di cattolico conservatore, che vedeva la genesi dei movimenti migratori di massa (con illuminante preveggenza).  Erano gli anni, ricorderà, dei barconi provenienti dall’Albania.
    Enrico, scomparso da anni ma a cui mi legava una solida amicizia familiare, disse in sostanza che ‘la cultura progressista, materiale e moderna vede l’immigrato come portatore di bisogni quasi esclusivamente materiali. Un marxismo riverniciato. Invece l’immigrato porta con sé cultura, identità, appartenenza, fede religiosa spesso divergenti da quello che l’Occidente è stato nei secoli, ed è tuttora. L’utopia negativa di una integrazione senza limiti imporrà all’Occidente il pagamento di un prezzo enorme”.
    Qualche tempo dopo, a Bologna, disse le stesse cose (o quasi) un grande Principe della Chiesa, che lei conosce molto bene: il cardinale Giacomo Biffi. Pensi se, pur nella indubbia generosità di spirito che l’ha sempre distinta, su questo tema dirimente si scoprisse un giorno lontano che quelli come lei avevano torto..
    Ossequi.
    Fabrizio Provera
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