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Famiglia, la svolta del Papa- di Marcello Veneziani

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Mea culpa, deo gratias, miracolo. L’altro giorno non facemmo in tempo a scrivere della Chiesa e del Papa, silenti sul tema della famiglia e loquacissimi sull’accoglienza dei migranti, che il Papa si occupò ancora di migranti col solito piglio da Ong. Vedemmo così mestamente confermato quel che avevamo scritto la mattina. Ma ieri il miracolo. Il Papa ha parlato della famiglia, dell’uomo e della donna, della nascita e dell’aborto come mai aveva fatto, con un vigore spirituale sorprendente, perfino superiore a ogni aspettativa.

 Al forum della famiglia ha detto ieri che la famiglia è una sola, quella con padre e madre, formata da un uomo e una donna. Che il matrimonio è un sacramento grande, a immagine di Dio. Che i figli sono il dono più grande, altro che cani e gatti, provette e surrogati. Che l’aborto selettivo è un’atrocità e ricorda l’eugenetica razzista. E chicca finale: sfidando il femminismo e l’accusa di sessismo, Francesco si è spinto a dire che le donne soprattutto, a volte anche gli uomini, devono pazientare se il coniuge le tradisce, anziché litigare e separarsi. Contro l’infedeltà occorre “la pazienza dell’amore che aspetta”. Vivaddio. Parola del Santo Padre.

In un primo momento non ci credo, mi stropiccio gli occhi, penso che per un giorno il Papa si sia fatto sostituire dall’Emerito, Benedetto XVI. Poi vedo la sua immagine in video, sento la sua voce; no, è proprio lui. Bergoglio, anzi Papa Francesco. Portentoso, un dribbling e una rovesciata alla Maradona. Francesco II, Papa parte seconda. Poi mi arrivano assurde telefonate che dicono: hai visto, il Papa ti ha ascoltato, ti ha letto. Dai su, ho risposto, non scherziamo, non sono mica Eugenio Scalfari, lui non mi ascolta e non mi legge mica. Ma sono felice, con tutto il cuore, che abbia ricordato anche quel versante cospicuo della sua missione pastorale che aveva trascurato. E quel versante numeroso di credenti italiani, europei, non del terzo mondo.

Proprio ieri, l’Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale, mi attaccava, e io li capisco, non può fare altrimenti. Sosteneva che io “di solito stimato”, ero diventato cieco e sordo, che il Papa e la Chiesa parlano sempre di famiglia, nascite, scristianizzazione. Sarà, ma io con alcuni milioni di fedeli e svariati uomini di chiesa, non ce ne eravamo affatto accorti. Anzi, per essere più precisi, se emerge un fatto di cronaca sui migranti il papa è sempre tempestivo e perentorio nei suoi interventi, amplificati poi dai mass media; mentre davanti ai numerosi episodi, anche tragici, che riguardano la famiglia e il suo contrario, gli uteri in affitto e il traffico di figli per le coppie gay, le sentenze assurde della corte europea e della consulta, le manifestazioni a difesa della famiglia, gli aborti e la loro esaltazione, l’esibizionismo lgbt e la demonizzazione della fertilità naturale, la bioetica e la scristianizzazione galoppante, il Papa con la sua Chiesa, da Parolin a Bassetti, si distrae molto, commenta solo di rado e in modo flebile, a mezza voce, e il poco che si dice è ulteriormente minimizzato nei media, che sono papa & ciccia col politically correct e invece silenziano le voci, le dichiarazioni e i gesti in senso contrario.

Ma ieri, spero non per un giorno solo, abbiamo ritrovato il Padre perduto. Il Santo Padre. Col suo messaggio chiaro e forte. Il Pastore forse si era perduto nella ricerca della pecorella smarrita, ma ieri è sembrato rientrare a Casa alla guida del gregge. Spero che non sia solo una giornata particolare o una tantum per tenere buoni i cattolici per la famiglia e per la tradizione.

Spero che sia il segnale di una svolta, di un risveglio, di qualcosa che un tempo si chiamava ispirazione dello Spirito Santo. Se così fosse, o se avessimo finora solo frainteso, saremmo felici di fare mea culpa e in tutta umiltà di chiedergli perdono. Magari, ci eravamo sbagliati noi. Sarebbe meglio per tutti, noi inclusi. Santità, non dimenticarTi di quel popolo cristiano, anche non praticante, che crede ancora in Dio, nella famiglia, nella civiltà cristiana e nel dono della nascita. Allarga il Tuo abbraccio anche a loro, benché non siano migranti, islamici o atei radical chic.

MV, Il Tempo 17 giugno 2018

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