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Fabrizio De Andrè torna nei cinema, il 27 e 28 maggio

Un’intensa produzione di 2 ore sulla vita, la musica, i sogni e la poetica del più grande cantautore italiano del secolo scorso

di Fabrizio Provera

Ci manca e parecchio, Fabrizio De Andrè. Manca la sua poetica, manca il suo sguardo disincantato sul mondo e le sue sventure. Manca la sua riflessione sull’Uomo e i destini che incrociano questa maledetta modernità.

Per colmare almeno in parte questa assenza così presente, che dura dalla sua prematura morte avvenuta nel 1999, soltanto oggi e domani nei cinema di tutta italia arrivano musica, pensieri, aneddoti e un grande concerto; saranno loro i protagonisti di “Faber in Sardegna & L’ultimo concerto di Fabrizio De André”, il film concerto tributo al più grande cantautore italiano di tutti i tempi, che arriverà nelle sale cinematografiche distribuito da Microcinema.

Faber in Sardegna & L’ultimo concerto di Fabrizio De André è il film dalla doppia anima che unisce armoniosamente, in due ore di musica indimenticabile, il racconto del rapporto tra Fabrizio De André e un luogo speciale come l’Agnata e la Sardegna, con l’ultimo memorabile concerto del cantautore genovese, ripreso dal vivo al Teatro Brancaccio di Roma nel 1998 e disponibile ora in una versione mai vista prima, restaurato e rimasterizzato in ultra HD con audio 5.1.

Il film sfocia, attraverso la vita di Faber, ne “L’ultimo concerto di Fabrizio De André”, ultima performance dal vivo interamente ripresa dalle telecamere al Teatro Brancaccio di Roma, nel febbraio 1998, meno di un anno prima della sua scomparsa. Il concerto rievoca quell’atmosfera senza tempo e così speciale a cui solo Faber sapeva dar vita.

E dovremo tutti riflettere su quella voce unica, su quella capacità unica di cristallizzare le vibrazioni più intime dell’anima. De Andrè che spiazza tutti e che nel 1984, con Creuza de Ma, capisce con decenni di anticipo la questione cruciale dell’identità linguistica e dell’ancoraggio. E poi il mangnifico, ultimo album del 1996, Anime Salve, forse involontariamente un testamento. Bello, intenso, struggente. Se il tempo misura la grandezza degli uomini e degli artisti, allora Fabrizio De Andrà si sta rivelando pienamente per quello che fu: un gigante assoluto, della musica e della cultura italiana del secolo breve.

Ti t’adesciàe ‘nsce l’èndegu du matin
ch’à luxe a l’à ‘n pè ‘n tera e l’àtru in mà

ti t’ammiàe a ou spègiu de ‘n tianin
ou cé ou s’ammià on spègiu dà ruzà
ti mettiàe ou brùgu rèdennu’nte ‘n cantùn
che se d’à cappa a sgùggia ‘n cuxin-a stria

a xeùa de cuntà ‘e pàgge che ghe sùn
‘a cimma a l’è za pinn-a a l’è za cùxia

Cè serèn tèra scùa
carne tènia nu fàte nèigra
nu turnà dùa

(A cimma, 1990)

Ti sveglierai sull’indaco del mattino
quando la luce ha un piede in terra e l’ altro in mare

ti guarderai allo specchio di un tegamino
il cielo si guarderà allo specchio della rugiada
metterai la scopa dritta in un angolo
che se dalla cappa scivola in cucina la strega

a forza di contare le paglie che ci sono
la cima è già piena è già cucita.

Cielo sereno terra scura
carne tenera non diventare nera
non ritornare dura

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Redazione

Redazione Ticino Notizie

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