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Ethos greco

Si sta manifestando, davanti agli occhi miopi degli stati europei assemblati in comunità, l’etica di un popolo antico. Non cedere davanti a quello che essi, i greci, ritengono un sopruso. Non sono in grado di stabilire, scientemente, sino a che punto sia un sopruso, ma tale viene vissuto dal popolo greco. Sia il primo ministro che il ministro delle finanze rappresentano, a mio avviso, appieno e rispettivamente Atene e Sparta. E chiamano al referendum sulla permanenza o meno della moneta nel bacino ragionieristico dell’Euro il popolo, non tanto per condividere con il popolo la responsabilità, quanto per acclamarla. Esattamente come avveniva all’alba della civiltà greca quando si discuteva nell’agorà la decisione del signore. E raramente l’agorà ribaltava la decisione del signore, piuttosto lo cacciava. La democrazia antica, pur con tutti i suoi limiti, non era rappresentativa quale siamo soliti oggi trasferendo nei numeri la sostanza della polemica. Ed è una della ragioni per cui la Greci antica non fu mai né regno, né impero. Ogni città libera perseguiva la gloria, non il potere. La gloria risiedeva ad Atene, il potere a Roma. Fu gloria fermare i persiani e si morì per la gloria, non per altro. La frase sprezzante di Leonida, in risposta alla richiesta persiana di deporre le armi, “venite e prenderle” era già, nella sua irrazionalità militare, quell’epica eroica che avrebbe nutrito, e nutre, sia gli aedi che i rapsodi che i loro tardi epigoni quali sono i greci odierni perché, in quella due parole, molon labé, si dimostra l’ethos che ha costruito la Grecia. Visibile anche nella dura, per molti versi tremenda di cieco furore, occupazione cui sottostarono durante i secoli dell’impero ottomano. Rimasero, i greci, quelli che erano stati e che sono ancora oggi. Sopportarono in silenzio, con sacrifici immensi, e si mantenendo integri dai sultanati. Quindi il popolo, che si rispecchia nei suoi governanti, non teme l’uscita dall’euro. Sopporteranno i sacrifici. E canteranno, a mio avviso con ragione, la loro gloria.
Emanuele Torreggiani

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