“Eros è andato, ci ha lasciato, è tornato alla casa del Padre”. Il ricordo di un amico di una vita

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    RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO – Quando partì militare, 40 anni fa, i suoi amici più stretti fondarono “il partito”, nel senso del participio passato di partire. Non era infatti un politico, ma un uomo a cui era impossibile non affezionarsi, un amico che teneva legati anzitutto perché sincero, schietto, incapace di dissimulare emozioni e sentimenti. Tutt’altro che diplomatico o calcolatore, era focoso e affettuoso, duro e ironico insieme. Una persona libera e autentica, mai banale, neppure nel normale conversare delle cose quotidiane, che sapeva rischiare, sbagliare, recuperare.

    Se è stato un leader – e certamente lo fu, quando da universitario don Giussani gli affidò la responsabilità della comunità della Cattolica -, non è stato mai uomo di potere neanche per un minuto, ma appassionato e umanissimo esempio di uno desideroso di vivere per un ideale. E l’ideale che lo aveva conquistato, e riconquistato nelle alterne vicende di ogni giorno, era la persona di Gesù Cristo presente nella realtà e determinante la vita.  

    Leggeva moltissimo: intelligente e acuto com’era, la passione per la lettura e la cultura letteraria lo ha plasmato a fondo. Questo tuttavia non ne fece un intellettuale colto e distaccato, ma alimentò un suo modo abituale e fecondo di relazionarsi all’altro. A tal punto che ne ha nutrito la stoffa di educatore e insegnante, che nel tempo si è andata dipanando in lui.

     

     

     

     

     

    Un’opera instancabile, quella di insegnante: non un mestiere ma la professione, sostenuta da una vera vocazione. Eros interpretava l’insegnare come coinvolgimento di sé con i ragazzi e i giovani, che erano come contagiati dal suo vivo e profondo interesse per la poesia o per i romanzi, spesso gustati insieme, e finivano per scoprirsi presi da un’attrattiva assolutamente inattesa. I due post, bellissimi, qui allegati testimoniano come ha inciso su quei ragazzi e sulla loro personalità, cosa alla fine ha “tirato fuori” da loro.

    Tirar fuori, cioè educare: non fare il precettore rigido e distante! Quante volte raccontava, stupito delle risposte degli studenti, di come un fatto di cronaca o un avvenimento dell’attualità divenisse una proposta, uno spunto di discussione su cui la classe si sentiva provocata; e quante altre volte invece era la realtà a provocare lui e allora di riflesso il pensiero correva ai suoi ragazzi il mattino dopo a scuola…

    Era uno sportivo a tutto tondo, sia da tifoso e conoscitore di quasi tutti gli sport, sia da praticante, un calciatore che si era trasformato in runner, diremmo oggi, fino a cimentarsi come maratoneta. Anche tutto il tempo della malattia, che Eros ha vissuto con straordinaria lucidità e fede, quasi fosse prezioso lo ha impiegato coltivando o riscoprendo le sue passioni, i suoi gusti, i suoi affetti.

    E la sua famiglia, amata incondizionatamente, è stato l’ambito nel quale tutta la testimonianza di sé – certo non priva di difetti, eppure così  limpida e carica di impeto affettivo – si è espressa in pienezza.

    Giorgio Cerati

     

     

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