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Oltre il Confine- Erdogan si allea con Putin e si converte…sulla via di Damasco?

Ecco ai nostri lettori la nuova puntata di Oltre il Confine, la rubrica di geopolitica curata da Kevin Bonetti

Sarebbe doveroso scrivere un pezzo sui fatti di Nizza, ma non sono un tipo da “cambio profilo Facebook” o da “Je suis…”. Mi nausea la gente che fa ragionamenti tout court, che sembrano caratterizzati da un’insipienza voluta e non innocente. Chi sono i colpevoli? Semplice, è la maggioranza di noi che ancora dorme profondamente. E vuole mantenere questo status quo che mieterà inesorabilmente altre vittime. Magari si approfondirà qualche retroscena “sinistro” più avanti.

Gradirei, invece, proporre un piccolo e modesto approfondimento circa quanto verificatosi qualche giorno fa in Turchia. Mi sto riferendo al tentativo di golpe stile anni ’70, così almeno in apparenza. In sintesi, nella notte tra il 15 ed il 16 Luglio diversi reparti delle Forze Armate si sono ribellati al “Sultano” Erdogan, arrivando alle sedi istituzionali. Carri armati per le strade e jet in volo. Occupati i punti nevralgici del Paese, dall’Aeroporto internazionale Ataturk al palazzo presidenziale, compreso il blocco del Bosforo. Il Presidente turco è parso alle corde, ma entro la mattina successiva si è riappropriato della sua Turchia, con violenta vendetta non ancora terminata.

Dopo qualche ora “drammatica”, Erdogan è atterrato trionfalmente ad Istanbul, accolto da un bagno di folla. Egli ha esortato tutti i suoi sostenitori a rimanere nelle piazze e nelle strade. Inoltre, ha giurato che i fautori del tentato golpe saranno puniti. Si stimano dai sei ai settemila arresti tra i militari, inclusi Generali e Colonnelli, e quasi tremila tra i magistrati filo-golpisti. I numeri, assicurano Erdogan ed i suoi, cresceranno. A dar man forte al Presidente turco, diverse dimostrazioni di stampo jihadista, tra le quali anche qualche decapitazione, sono state compiute da cittadini islamisti fedelissimi al Sultano. Si contano circa 300 morti tra golpisti e filo-governativi. Erdogan ha anche minacciato la reintroduzione della pena capitale, abolita nel 2004 per allinearsi agli standard “liberal-democratico-progressisti” dell’Unione Europea: “La chiede il Popolo, non lo ignoreremo”, ha semplicemente esclamato.

Ora Ankara pretende l’estradizione di Fethullah Gulen, acerrimo nemico del Presidente turco, autoesiliatosi negli USA, dove dimora tuttora, nel 1999. Gulen è un mistico sufi, miliardario, intellettuale, mecenate e, ovviamente, uomo d’affari. Egli è accusato dal Governo di Ankara di essere l’attore principale non solo dell’ultimo “quasi riuscito” golpe, ma anche di altri tentativi di colpo di stato succedutisi in Turchia negli ultimi anni.

Un tempo però Erdogan e “Hoca”, il Maestro (epiteto attribuito a Gulen), erano alleati. I due islamisti negli anni ormai passati collaborarono al fine di eliminare l’élite militare dominante. Con il tempo però si è acuito lo scontro, dovuto anche in parte all’appartenenza a due “confraternite” differenti, ma questo è solo un aspetto. Gulen bramava una riforma radicale della repubblica dopo la morte di Kemal Ataturk; Erdogan, invece, non ha mai voluto abbattere in toto il sistema kemalista (de facto i kemalisti, anche se in pochi lo affermano, si sono schierati contro il tentativo di golpe), bensì puntare ad una democrazia presidenziale autoritaria e con valori islamisti.

erdogan

Il Maestro è progressivamente divenuto un personaggio potentissimo ed assai influente nel mondo culturale turco. Conta milioni di seguaci in Turchia ed ha l’appoggio della finanza islamica. Ah, senza ovviamente dimenticarsi dell’appoggio dell’establishment statunitense, in primis la Clinton. Ecco perché, solo citando quest’ultima, si comprende perspicuamente come per l’ennesima volta, in modo diretto od indiretto, gli “amici” ci hanno messo lo zampino. A sostegno di ciò che oramai è un assioma acclarato, ossia il coinvolgimento degli alleati d’oltreoceano anche quando si va ad orinare, è la notizia che proprio presso la base NATO di Incirlik sarebbe stata fornita assistenza ad un caccia che successivamente avrebbe attaccato le sedi istituzionali. Erdogan ha risposto ordinando l’arresto del Generale turco della base e sospendendo per poco tempo le operazioni della stessa.

Il Sultano e gli USA sono ai ferri corti, soprattutto dopo la dichiarazione, riportata dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, tramite la quale Erdogan avrebbe chiesto scusa a Putin per l’abbattimento del SU-24 e che non avrebbe mai voluto che i rapporti con la Federazione Russa s’incrinassero.

Altra coltellata agli Stati Uniti è il ravvicinamento del Presidente turco a Bashar Al-Assad ed all’Iran. Dulcis in fundo, il Ministro agli affari Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha lasciato intendere che Ankara estenderebbe l’utilizzo della base di Incirlik, dalla quale partono o dovrebbero partire i raid anti-Daesh, ai Russi, le cui forze aeree ora decollano dalla base di Hmeymim, nella provincia siriana di Latakia. Insomma, pare che Erdogan si sia rotto le scatole dei giochetti della Clinton e di Langley e voglia ora giocare, o meglio, tornare a giocare, in un’altra squadra.

In questi giorni, inoltre, si sta diffondendo la notizia in base alla quale la vita del Sultano sarebbe stata resa salva proprio grazie ad un intervento immediato degli Specnaz putiniani: lo scenario si fa interessante.

Si denota, quindi, un rapporto profondo tra Ankara e Mosca. E se è proprio come ci riporta il politologo Alexandr Dugin (che non è l’ultimo arrivato e nemmeno un demente) ? Dugin si trovava già in Turchia pochi giorni prima del golpe fallito ed ha avuto occasione di parlare con il Sindaco di Ankara, fedelissimo di Erdogan. Quest’ultimo sostiene che addirittura l’abbattimento del SU-24 sia stata opera di quello “Stato parallelo” che si rifà a Fethullah Gulen e quindi all’intelligence statunitense. E che il tentato putsch sarebbe stato condotto da militari vicini a Gulen. Anche qui possiamo evincere la bramosia di destabilizzazione di stampo USA. In effetti, un’alleanza turco-russa non gioverebbe per nulla agli Stati Uniti (e ad Israele, non dimentichiamocene…). Un’alleanza che andrebbe a rafforzare l’Asse della Resistenza con Siria, Iran e Hezbollah.

E se quindi il perfido Sultano fosse il grimaldello nelle mani di Putin per spezzare le reni ai globalisti-atlantisti? Il Presidente russo già conta sull’Unione Eurasiatica e sui rapporti economici con la Cina. Le nuove dinamiche turche potrebbero accelerare quel processo di consolidamento dell’Eurasia. Qualche equilibrio cambierebbe sicuramente…

Quello accaduto in Turchia è stato un tentato golpe od un autogolpe per eliminare tutti gli oppositori interni? E nel secondo caso, ha agito così per eliminare i gulenisti che sinora avrebbero ostacolato, con il supporto della CIA, i rapporti con Mosca, o per affermare la sua ferocia da despota islamista? Dobbiamo attendere l’incontro che si terrà ad Agosto tra Putin ed Erdogan e poi si delineerà se veramente il Sultano si sia convertito…sulla via di Damasco.

Di certo, saranno lo Zar ed il Leone a dettare le regole. Per ora godiamoci, ma allo stesso tempo stiamo all’erta al piagnisteo di Hillary, la quale starà sicuramente tramando con “quelli” di Langley per cercare di combinarne un’altra a Vlad…forse iniziando la costruzione di qualche altra base NATO e accelerando l’arrivo di militari al confine russo…O addirittura, cosa peggiore, un Erdogan in versione lacchè di Putin potrebbe già essere una trama malvagia ordita dall’ex first lady per “sofisticare” i rapporti tra il Presidente russo e l’Asse della Resistenza…Sicuramente ne vedremo delle belle…

Russian President Vladimir Putin chairs a meeting with officials focusing on economy in the Novo-Ogaryovo residence outside Moscow, Russia, Thursday, Jan. 30, 2014. (AP Photo/RIA-Novosti, Mikhail Metzel, Presidential Press Service)

Kevin Bonetti

Redazione

Redazione Ticino Notizie

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