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Elezioni Uk, un altro schiaffo dei ‘cattivi’ e del popolo all’èlite progressista- da Inside Over

 

Un’altra vittoria dei “cattivi”. Può essere sintetizzato così il voto della Gran Bretagna, dove i primi risultati danno una vittoria schiacciante per Boris Johnson e indicano una netta presa di posizione da parte dell’elettorato britannico che, a questo punto, sceglie definitivamente la fine dell’impasse. Piaccia o meno, la Brexit deve finire. E queste elezioni di dicembre hanno dato un netto mandato al primo ministro per concludere le trattative, giungere il prima possibile a un accordo di divorzio con Bruxelles e farlo con un parlamento che possa dare il via libera a quanto concordato tra Londra e Ue.

La notte scorre frenetica in tutto il territorio britannico. E la paura e l’entusiasmo si contendono gli animi della politica e del popolo del Regno Unito. Molti prevedevano una vittoria di Johnson, ma nessuno si aspettava un distacco così netto con i laburisti di Jeremy Corbyn. Bravura di Bojo o negligenze di Corbyn? Difficile da dire con certezze. L’unico dato rilevante è che il primo ministro uscente ha saputo fare due cose: blindare l’elettorato di centrodestra e soprattutto sfruttare gli errori della sinistra, specialmente nel campo della Brexit. Corbyn ha provato a calcare la mano sul ritorno alle urne, sperando che l’elettorato si facesse ammaliare dall’ipotesi di un nuovo referendum sull’uscita dall’Unione europea. Ma a quanto pare le sue previsioni sono fallite: e il primo segnale di questo cambiamento del pensiero collettivo inglese arriva proprio da uno dei feudi storici del Partito laburista, il collegio di Blyth Valley, dove i conservatori hanno strappato una vittoria che non avveniva da mezzo secolo.

Brexit text with British and Eu flags illustration

 

Segnali importanti, gli stessi che da tempo gli elettori inviano a governi ed establishment di mezzo mondo e che, nonostante tutto, continuano a puntare sui cavalli sbagliati. La vittoria di Johnson, in questo senso, assume per il Regno Unito il valore che ebbe la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti: gli elettori non seguono le logiche delle élite, ma ragionano con parametri del tutto diversi. Sotto quella torre d’avorio in cui si rinchiude una classe intellettuale ormai priva di contatto con la realtà, vive una società multiforme e sempre meno facile da prevedere. E questa società è molto più razionale di quanto si possa credere.

Johnson non ha soffiato sulla pancia delle persone, che molti hanno creduto e continuato a dire per molti mesi. Johnson ha saputo semplicemente dare una risposta a quello che il suo elettorato (e non solo) chiedeva al premier. La Brexit si è trasformata ormai in una farsa tragicomica da cui Londra non vuole fare altro che uscire al più presto. L’Europa, quella di Ursula von der Leyen et similia, di certo non può rappresentare una possibile ancora di salvezza né tantomeno un modello tale per fare marcia indietro sul divorzio. E i bisogni del Paese reale, quello della classe operaia, degli immigrati di seconda generazione, dei pensionati e anche della middle-class, sono molto diversi dai bisogni che le élite cercano di rendere imprescindibili per gli Stati.

Non interessa un’Unione europea fallimentare, non interessa più il politicamente corretto, non fa più impressione un’accusa (fallimentare) di presunti legami con la Russia né scatena alcuna ira dell’elettorato un atteggiamento irriverente o provocatorio da parte di un personaggio politico.

Johnson è tutto questo. Eppure gli inglesi, non certo un popolo privo di cultura democratica, hanno preferito lui non solo ai suoi rivali, ma anche a quel mondo che ha voluto continuare a dipingere Johnson non come un ex sindaco di Londra e premier uscente, ma come una sorta di clown non in grado di poter governare il Regno.

Evidentemente le previsioni hanno sbagliato. Ancora. Gli Stati Uniti hanno scelto un personaggio eclettico, carismatico e del tutto fuori dagli schemi come Trump. E i britannici hanno scelto Johnson, che di certo non può dirsi perfettamente coerente con i rigidi formalismi di Londra. Il mondo anglosassone sta impazzendo? Difficile. Probabilmente nelle classi medie e basse delle due sponde dell’Atlantico quello che è sempre più evidente è che tutti quelli che per anni hanno diviso il mondo in “populisti” e “non populisti” hanno fallito. E di fronte a degli establishment che hanno trascinato ogni sogno in rovina (basta vedere cosa è diventata oggi l’Unione europea), le potenze atlantiche dettano un cambio di passo: e lo schiaffo morale ai Soloni dem e europeisti risuona fragorosa nella frenetica notte inglese. Il destino, ancora una volta, viene definito non nei freddi corridoi degli uffici di Bruxelles, ma da quelle “maledettissime” pance su cui troppo spesso cala una cortina di disprezzo. Johnson sul trono di Londra sarà un’immagine difficile da dimenticare.

Lorenzo Vita (da insideover.com)

 

 

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