Elettorando- Federico Sarri ci guida verso le elezioni del 4 marzo

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    Abbiamo sempre considerato Federico Sarri uno dei migliori, tra i giovani giornalisti cresciuti nell’Est Ticino da 20 anni  a questa parte. Da oggi Federico ci condurrà in un viaggio sino alle elezioni del 4 marzo. Noi di Ticino Notizie siamo orgogliosi di averlo a bordo. Benvenuto, Federico! E buona lettura a tutti voi: ne vale la pena.

     

    Campagna elettorale al via. Gli italiani, il prossimo 4 marzo, saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento. La legge elettorale, le liste in campo e gli ultimi sondaggi, nella speciale guida di Ticino Notizie.

    Come si vota?

    Esordisce il Rosatellum bis, la nuova legge elettorale che porta il nome del capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, votata ad ottobre da Partito Democratico, Alternativa Popolare, Forza Italia e Lega Nord. È un sistema misto: il 37 per cento dei seggi saranno attribuiti su scala uninominale (chi prende più voti in un collegio, ottiene il seggio corrispondente), il 61 per cento sarà ripartito su base proporzionale e il restante 2 per cento è riservato alla circoscrizione estero.
    La soglia di sbarramento è al 3 per cento per le liste e al 10 per le coalizioni.

    Nello stesso giorno, si voterà anche per eleggere il Consiglio regionale di Lombardia e Lazio.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Le liste in campo

     Movimento 5 Stelle: il movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio è chiamato a una conferma. Dal 2013, prima apparizione in Parlamento, molto è cambiato. I pentastellati, da “meteore” della politica italiana, sono diventati protagonisti di quel sistema che volevano combattere, sono stati chiamati alla prova amministrativa (Roma e Torino su tutte) e hanno un nuovo capo politico, Luigi Di Maio. La campagna elettorale del politico campano è iniziata già da diverso tempo, con un unico obiettivo: smarcarsi dai toni scandalistici del 2013 e mostrarsi forza di governo responsabile. Ci riuscirà? Per ora, i numeri gli stanno dando ragione. Il M5S (sondaggio EMG per TgLa7) è fisso intorno 28 per cento del consenso elettorale,  leggera crescita: se confermato, sarebbe il primo partito in Parlamento.

     

     

     

     

     

     

     

    Centrosinistra: Partito Democratico, Insieme, Civica Popolare e (forse) i radicali di Emma Bonino. La coalizione di centrosinistra, per i sondaggi, vale il 28,4 per cento. A perdere di più negli ultimi mesi, in termini di consenso, è stato il Partito Democratico: oggi vale il 24,1 per cento (3 punti in meno rispetto a un mese fa). Il Pd paga il calo di consensi (esterni al partito) nella figura di Matteo Renzi e la fuoriuscita della sinistra, ma gode della buona fama del premier Paolo Gentiloni: la partita, per tornare ad essere il primo partito, si gioca tutta qui. La lista Insieme (PSI, Verdi, Area Civica) vale l’1,5, Civica Popolare l’1 e il Sudtiroler Volkspartei lo 0,4 per cento. E i radicali cosa fanno? Presenteranno la lista PiùEuropa con Emma Bonino (esonerata dalla raccolta firme grazie all’intervento di Bruno Tabacci di Centro Democratico), ma il loro ingresso nella coalizione non è ancora stato ufficializzato.

     

     

     

     

     

     

     

     

    Centrodestra: Silvio Berlusconi, alla sua settima tornata elettorale, guida (ancora) la coalizione di centrodestra. La sua Forza Italia, dopo anni di percentuali vicine al 10, ora sfiora il 15 per cento. Segue la Lega (sparito il Nord dal simbolo) di Matteo Salvini (13,6 per cento) che in questi giorni sta pagando gli screzi con Roberto Maroni ma è riuscita a imporre il proprio candidato in Lombardia, Attilio Fontana. Stabile il ruolo giocato da Fratelli d’Italia: il partito di Giorgia Meloni supera nettamente il 5 per cento. Fa il suo ingresso nei sondaggi la “quarta gamba del centrodestra”: Noi con l’Italia, costola di quella che fu Alternativa Popolare, è quotata al 2,2 per cento dei consensi (il doppio dei cugini di Civica Popolare, schierati con il centrosinistra e guidati da Beatrice Lorenzin). Al suo interno, la creatura di Clemente Mastella, l’Udeur 2.0: con la stretta di mano a Berlusconi, Mastella potrà esprimere i candidati nel collegio di Avellino-Benevento. Tutti insieme, secondo l’ultimo sondaggio pubblicato da EMG, valgono il 36 per cento. Trend stabile, ma per Berlusconi “la coalizione può arrivare al 40 per cento e governare in tutta tranquillità”. Staremo a vedere.

     

     

     

     

     

     

     

     

    Liberi e Uguali: Sinistra Italiana, Mdp – Articolo 1 e Possibile. Insieme, oggi, pesano poco meno del 6 per cento. La “novità” politica della sinistra, nata dai fuoriusciti del Pd e da altre forze politiche di Sinistra, è guidata dal Presidente del Senato Pietro Grasso e ha già scartato l’ipotesi di correre nella coalizione di centrosinistra. “Non faremo ammucchiate per battere il centrodestra” hanno detto, “Però così fate vincere Salvini” gli ha risposto Renzi. Potrebbero sostenere candidati comuni alla regionali in Lombardia e Lazio, ma la partita è ancora tutta da giocare. Se il loro consenso crescerà, potranno giocare un ruolo nella formazione della maggioranza di governo: alleato “naturale” sarebbe il Pd, ma Pierluigi Bersani ha aperto a colloqui anche con il M5S.

     

    Altri: corrono tutti per superare lo sbarramento del 3 per cento. Tra le liste che gli elettori troveranno sulla scheda elettorale il prossimo 4 marzo, ci sono (almeno) altre 3 compagini. Rinascimento di Vittorio Sgarbi (ora Assessore alla cultura nella Giunta  regionale siciliana di Musumeci, centrodestra) e Vittorio Tremonti; Potere al Popolo: lista di sinistra guidata da Viola Carofalo, ricercatrice con un passato (e un presente) tra i centri sociali di Napoli; e Casapound, il gruppo di estrema destra capeggiato da Simone Di Stefano.

    Astensionismo: ad oggi, gli indecisi sono ancora molti (15 intervistati su cento, infatti, dichiara di non aver ancora deciso chi votare). Molti di più, gli astensionisti: il 32,6 per cento degli elettori dichiara che a votare non ci andrà proprio. Se i numeri venissero confermati, alle prossime elezioni politiche voteranno 5 milioni in meno di italiani (30 contro i 35 del 2013).

    In un quadro del genere, la situazione è più calda che mai. Se fino a pochi mesi fa ci si aspettava un “tripolarismo perfetto”, con M5S, centrodestra e centrosinistra appaiati, ora la situazione è cambiata. Il Pd è sceso sempre più (il 40 per cento delle europee 2014 è ormai un miraggio), il centrodestra ha trovato nuova linfa vitale (“Lui è tornato”) e la crescita del Movimento non sembra arrestarsi.

    La sensazione è che la partita si giocherà su due campi: sui territori prima e al Quirinale poi. Fondamentale, in questo scenario, saranno il Presidente Mattarella e i colloqui post-elettorali.

    La politica italiana, però, ci ha abituato a molti colpi di scena. Il risultato non è scontato e questa sarà una campagna scoppiettante. Noi saremo qui, per raccontarvela da cima a fondo.

    Federico Sarri

     

    SULL’AUTORE  Federico Sarri è nato nel 1994, ma è come se vivesse nella Prima Repubblica.
    23 anni, vive tra Torino e la provincia di Milano. Dopo la laurea in Scienze politiche internazionali, continua gli studi universitari in Comunicazione Pubblica e Politica nel capoluogo piemontese. Taccuino e computer sono diventati i suoi inseparabili compagni di viaggio, la politica e la comunicazione sono il suo pane quotidiano. Dirige un blog, scrive su alcune testate giornalistiche, aiuta politici e associazioni a comunicare in modo efficace. Ama mettere tutto nero su bianco, ascolta Bruce Springsteen e gioca a pallacanestro.

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