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Due lutti tra Magenta e Abbiategrasso, il peso delle parole nel raccontare gli episodi di cronaca

Dietro un nome c'è una storia e chi scrive non la conosce

MAGENTA – A chi scrive la cronaca nera piace. Al contrario dell’amico collega Fabrizio Provera. Non perché mi piaccia parlare della morte, ma perché ti fa capire che non c’è mai nulla di certo in quello che scriviamo. E per questo ha ragione chi dice che ‘il peso delle parole conta’. Ieri abbiamo avuto due lutti nella nostra zona dovuti ad episodi differenti di cronaca. Ad Abbiategrasso è stato ritrovato senza vita il corpo di un uomo scomparso da alcuni giorni. Un clochard, un senza fissa dimora, un ragazzo sfortunato. Il peso delle parole conta. E forse ‘clochard’ non è quella adatta e, forse, non va bene nemmeno ‘ragazzo sfortunato’. Era un uomo con una sua storia che, noi cronisti di nera che abbiamo riportato la notizia, non conoscevamo.

Chi ha letto le nostre quattro righe magari avrà pensato: “Ma questi cosa ne sanno di chi era Enrico?”. E avevano ragione. Non sapevamo nulla di lui. Ieri è morto Gaetano, un uomo di 70 anni investito martedì mentre in bicicletta passava dalla rotonda del sottopasso ferroviario di via IV Giugno a Magenta. Lo conoscevo, lo vedevo sempre e non sapevo nemmeno come si chiamava. L’ho scoperto dopo l’incidente che era lui. Che era quell’uomo che conoscevo e che incrociavo sempre in bicicletta mentre veniva da Pontenuovo a Magenta. “Giornalista, vieni qua che ti devo dire una cosa”, mi chiamava e io mi fermavo a parlare. Si è vero che la cronaca nera è una brutta bestia. Tutti la leggono, tutti vogliono sapere e te, cronista, devi avere la capacità di essere freddo e distaccato da tutto. E’ quella che va messa per forza e che se chiami il tuo capo quando è sera per dirgli che è successo qualcosa di grave, lui sbuffa perché deve rifare la pagina. Senza pensare che dietro i suoi mugugni c’è magari la vita di una persona che si è appena conclusa. E’ quella che se prendi un buco ti girano le scatole.

E’ quella più soggetta ad errori. Se per i giornalisti è facile sbagliare per chi fa cronaca nera è quasi scontato sbagliare. Devi metterlo in conto l’errore. Ma è anche quella che ti fa capire che devi essere umile e che devi riflettere mille volte prima di tirare una conclusione. Non sono d’accordo sul fatto che debbano essere solo i grandi del giornalismo (oggi non saprei nemmeno chi possa essere annoverato nella categoria) a poter parlare della morte. La morte fa parte della vita. Anzi, è l’unica certezza che abbiamo.

GM

 

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