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Don Giuseppe: “I profughi sono persone…non numeri”

MAGENTA – “E’ importante lavorare su una forma di accoglienza che io definirei personalizzata. Non si può trattare le persone come dei numeri. Tizio non è il numero 158 dello sbarco 95 dell’anno.  E poi serve corresponsabilità per affrontare un problema tanto delicato qual è quello dei migranti”.

Le parole di don Giuseppe Marinoni, parroco della San Martino  e Prevosto di Magenta, fanno bene intendere come si stia ponendo il mondo religioso nei confronti dei profughi.

E’ un fenomeno ormai senza soluzione di continuità. Qual è la soluzione don Giuseppe?

Beh noi come Decanato del Magentino ci siamo posti il problema di conoscere queste persone. Le loro storie, la loro vicenda umana. Ma perché ciò possibile è necessario incontrarne un numero limitato per volte”.

Qualche esempio concreto?

Di recente, a Marcallo con Casone insieme ad altri religiosi abbiamo incontrato una decina di questi richiedenti asilo. Una cena, la possibilità di scambiare qualche parola e familiarizzare. In questo modo si costruisce un rapporto umano”.

Come considera, invece, la scelta della Prefettura?

Obiettivamente ritengo che i Prefetti non abbiano un compito facile, tuttavia, se si vuole la vera integrazione, non si può pensare a dare solo un tetto e un pasto a queste persone. Il problema così non si risolve. E’ opportuno anche porre le basi per una fattiva integrazione. Cosa fanno queste persone dalla mattina alle 7 alla sera alle 22?”

Dunque, il modello Vincenziana è da bocciare?

Certamente, mi rendo conto che c’è anche una questione di strutture. Tuttavia, mettere 100 persone in un posto, lasciarle lì per due o tre anni. Beh questa non è davvero integrazione”.

Magenta è una città accogliente don Giuseppe?

Guardi io sono arrivato qui l’estate scorsa e debbo dirle che mi sono subito accorto delle grandi potenzialità che  Magenta ha in questo senso. L’esempio del ‘Refettorio di Comunità’ con la straordinaria risposta del mondo del volontariato è la cartina di tornasole di quanto i Magentini siano accoglienti e solidali con chi è rimasto indietro. Ma è necessario coinvolgerli. Far comprendere loro qual è il progetto. Io molto onestamente non vedo tutto questo attorno alla vicenda dei profughi. Se non si creano momenti di reale conoscenza reciproca non si può pensare di fare grossi passi in avanti in questa direzione”.

Don Giuseppe è al corrente del fatto che potrebbero arrivare in città una cinquantina e più di altri richiedenti asilo in una cascina in periferia? Cosa ne pensa?

Su questo sposo in pieno le parole del Sindaco Invernizzi e dell’Amministrazione: Magenta è una città solidale che ha dimostrato, comunque, grande maturità nel gestire il caso Vincenziana. Non credo sia corretto metterla alla prova con una nuova situazione che già in partenza presenta grosse criticità rispetto a quel modello d’integrazione ad personam che ho indicato ma che non viene messo in pratica”.

Magenta nel 2011 con il Sindaco Luca Del Gobbo si trovò già ad affrontare un’emergenza profughi. Ne è al corrente?

Si, certo l’ho saputo. All’epoca arrivarono 35 ragazzi della Costa d’Avorio. Sono dell’idea che flussi quel genere possano essere gestiti e permettano davvero di dare un significato pieno alla parola accoglienza”.

Ma oggi gli sbarchi sono aumentati e anche il numero dei richiedenti asilo…

“Certamente. Tuttavia, guardo al caso del Magentino. Pensiamo se questi ragazzi, anziché stipati in un’unica struttura, fossero stati sistemati nei diversi Comuni del territorio. L’entità di questo fenomeno senz’altro sarebbe stato percepito in modo differente dalle comunità locali con il risultato di una effettiva integrazione di questi giovani”.

 

Fabrizio Valentiprofughi2-610x406

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