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Diffidate del pensiero unico e della classe politica che vuole “rieducare” le masse nei “dibattiti” pilotati

L'editoriale di Laura Giulia D'Orso

Tra un banco a rotelle ed una mascherina griffata, tra un flash-mob e la decapitazione di innocue statue, i nostri intellettuali d’azione che affollano la categoria dei “progressisti” sembrano aver capito tutto ciò che noi, popolo di ingenui non abbiamo proprio assimilato.

Nel Paese in cui un importante ministro – che preferirebbe essere chiamato “ministra” – parla della necessità di instaurare una “patnerscippi” (sic) con altri Paesi che affacciano sul Mediterraneo ben poche sono ormai le novità a farci sobbalzare sulla sedia – ancora priva di rotelle – quando assistiamo alla presentazione delle loro “rivoluzioni culturali”.

 

NEL TEMPO. DELL’INGANNO UNIVERSALE, DIRE LA VERITA’, E’ UN ATTO RIVOLUZIONARIO. George Orwell.

Il teorema politico prevalente è il seguente …  non riusciamo a gestire decorosamente la situazione generale nel Paese. (Questo comincia ad essere visibile a molti italiani). Allora si applica il teorema:

  1. È colpa sempre colpa degli italiani che non hanno capito … o degli altri politici che boicottano!
  2. Ciò detto, cambiamo la testa agli italiani adeguandoli alle nostre soluzioni. Va da sé che, ovunque si parli di rieducare chicchessia, il ruolo decisivo è quello del ri-educatore.

Tuttavia è la particella “ri-“ a destare ben più di un dubbio, se non ben più di un timore. Si accontentassero di “educare” ben poco sarebbe, anzi, finalmente ben venga l’educazione in ogni sua forma, almeno fintanto ci sia dato scegliere da chi riceverla.

 

Annotiamo, per completezza, che anche uno ”statista” del novecento scrisse: “La propaganda efficace deve limitarsi a poche parole d’ordine martellate ininterrottamente finché entrino nelle teste e vi si fissino saldamente”; non pago, aggiungeva: “Le masse non sanno cosa farsene della libertà e, dovendone portare il peso, si sentono come abbandonate. Esse ammirano solo la forza”. Vi basti ricordare che scrisse “Mein Kampf”.

Insomma, niente di nuovo, quando sentiamo parlare, oggi più che mai, della necessità di proporre un cambiamento di mentalità generalizzato, come lo schema del teorema cui sopra sembrerebbe suggerire. Semmai, potremmo dire che si trascura il suo primo punto, quello che parte dalla constatazione dell’incapacità di governare la situazione reale del Paese. La ri-educazione di massa non si basa oggi soltanto sulla propaganda ma è, comunque, sempre lo stesso l’obiettivo da perseguire.

Oggi abbiamo ben altri strumenti, più subdoli e pervasivi.

L’input al dibattito mediatico non parte mai dal basso, bensì dallo stesso potere costituito, che vuole far credere che questa o quella necessità dei cittadini parta da loro stessi, mentre in realtà è stata abilmente pilotata. Riforma vecchia e patetica ma ancora efficace, come lo fu il “Gott mit uns”, un secolo fa.

Pur considerando che “il popolo” non infrequentemente non ha veramente conoscenza, semplicemente perché non conosce a fondo certe tematiche, dobbiamo pure riconoscere che la persona qualunque, considerata singolarmente, ha ben altre priorità (bollette da pagare, cartelle esattoriali, lavoro che non sempre c’è…) ed è soltanto marginalmente interessata al dibattito politico, mantenendo tuttavia una propensione a condividere qualsiasi movimento si proponga di cambiare uno status quo che non soddisfa affatto. Proprio in quella zona sfumata di italiani molto pragmatici ma fatalisti, sempre in cerca di un nuovo capo carismatico che ci porti fuori da questa situazione di … emergenza, trova il terreno di coltura ideale il germe della propaganda.

Poi ci si chiede ancora perché I riflessi condizionati dei cani di Ivan Pavlov teorizzati negli ultimi anni dell’Ottocento esitano ancora ma allora non c’erano i social e non c’era il pensiero unico delle televisioni e dei giornali.

 

Laura Giulia D’Orso

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