+++ Derek and the Dominos – “Layla and other assorted Love songs” (1970) by Trex Roads +++

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Ogni tanto viaggiare nel tempo mi fa bene e quale periodo migliore di quello degli anni ’60 e ’70 per parlare di musica di qualità?
Il periodo che va dalla metà degli anni ’60 fino all’inizio degli anni ’70, è stato un dei più rivoluzionari e convulsi della storia della musica. Anni che hanno visto la nascita e la morte di alcuni dei più influenti artisti del mondo musicale.

Siamo nel 1970, un anno nel quale ci sono contemporaneamente in vita tre dei più magici chitarristi che abbiano mai suonato una sei corde: Eric Clapton, Jimi Hendrix e Duane Allman. Per un brevissimo periodo, purtroppo, perchè Jimi ci avrebbe lasciato a settembre, ma un periodo che vorremmo aver vissuto. La magia era nelle strade di Londra, di New York, di San Francisco, ma anche in quelle della Georgia, dove un ragazzo di nome Duane con suo fratello Gregg (Allman) e la loro band stavano già stupendo il mondo e di lì a poco avrebbero suonato e registrato uno dei concerti rock più belli di sempre (al Fillmore East, marzo 1971).

 

Ecco in questo frullatore di emozioni, concerti e dischi indimenticabili, il signor Eric Clapton era considerato come “Dio in terra”. Era però irrequieto, sofferente e mai soddisfatto di sé stesso nonostante avesse già scritto pagine di storia musicale incredibili, contribuendo a fondare e rendere celebri con la sua magica chitarra i Cream, gli Yardbirds e anche il gruppo di John Mayall i Bluesbreakers. Invece lui si guardava e non si piaceva mai.

Il suo animo devastato lo aveva portato sulla strada dell’abisso, dal quale si riprese, con difficoltà, anni dopo. Però in quel 1970, dopo aver appena sciolto i Cream, dopo aver fondato e sciolto dopo un solo disco gli ottimi Blind Faith, aveva tante idee, tanti testi, tanti assoli che gli frullavano in testa e la collaborazione live con il duo Delaney & Bonnie fu la scintilla che gli permise di dare alle stampe l’esordio solista omonimo, proprio dell’inizio di quell’anno. Non un capolavoro, in realtà, con parecchie idee interessanti, ma non eterogeneo. Risultato forse della sua ormai conclamata dipendenza dalle droghe causate anche dalla delusione amorosa di non poter stare con l’amata Pattie Boyd (moglie di George Harrison). In quel periodo il caso, fortunato visto a posteriori, volle che la band di supporto a Delaney & Bonnie, fosse scontenta e volesse assolu-tamente uscirne e quale punto di incontro migliore per tutti se non provare a suonare assieme qualcosa di nuovo? Era gioia vera per le orecchie di Clapton, sempre alla ricerca di stimoli che lo aiutassero a far uscire il suo tormentato talento.

Ecco, quindi, che assieme al tastierista Bobby Whitlock, al bassista Carl Radle e al batterista Jim Gordon diedero vita ai Del and The Dominos (Clapton non voleva associare il suo nome alla band per non avere preconcetti dai fan e quindi suggerì quel nome). Ci fu un live di prova, ma il destino volle che il presentatore del concerto, informato male, lo storpiò in Derek and the Dominos. Il nuovo nome piacque e restò come nome ufficiale di una band che funzionava alla grande dal vivo. Dopo qualche live però era venuto il momento di provare a registrare qualcosa ed ecco l’idea di trasferirsi a Miami.
Certo non fu un’idea di una band che voleva essere dedita al lavoro ed infatti fra droga, donne e mare, l’ispirazione stentava a decollare e il tutto rischiava di andare davvero per le lunghe. I testi da cuore spezzato di Clapton funzionavano, ma le canzoni non fluivano come Eric sperava. Stava però per succedere la magia, casuale, ma vera, come si conviene nelle storie di musica di quegli anni. Non si sa chi e non si sa perché, ma i 4 furono invitati ad un concerto della fenomenale All-man Brothers Band, che suonava da quelle parti ed ecco dopo aver sentito suonare Duane, ave-va deciso: doveva suonare con quel ragazzone della Georgia!
Duane onorato di poter incrociare le note con una leggenda vivente (aveva 25 anni Clapton, ma era quella la sua reputazione) accettò immediatamente.

Quelle registrazioni ai Criteria Studios di Miami, furono magia pura, irripetibile ed emozionante. La slide e il fingerpicking di Duane Allman erano la ciliegina musicale perfetta per la magnifica torta che sgorgava dalle dita di Clapton. Parevano fatti per stare assieme in teoria, ma purtroppo (o per fortuna visto come andò) il gemello artistico aveva già la sua famiglia e dopo aver regalato il suo talento su nastro, tornò con la Allman Brothers Band e i Derek and the Dominos che avevano appena dato alla luce uno dei dischi più belli di tutti i tempi Layla and the other assorted Love songs, si apprestavano a sciogliersi perché si sa la magia non dura mai più di un brillare di polvere magica.

Nessun live con Duane, ma le 14 canzoni che ci regalarono suonano ancora oggi fresche, innovative, ispiratrici e sanno ancora emozionare i cuori come fossero appena uscite.
I testi non erano di certo molto allegri, ma filtrava comunque la speranza che l’amore avrebbe vinto e lui avrebbe potuto amare la sua Pattie.

La differenza la faceva la musica e già dall’opener I Looked Away, un brano solare e leggero, si capisce che la classe di Slow Hand è cristallina e che il blues è il suo pane. Bell Bottom Blues è la faccia lenta e suadente, trascinata del blues, mentre la successiva Keep On Growing è quella movimentata, ispirata dalle spiagge della Florida, un pezzo meraviglioso con dei riff di chitarra taglienti e trascinanti.

La voce di Whitlock si interseca alla perfezione con quella di Clapton.
Dal brano numero 4 in poi comincia la presenza all’altra chitarra di Duane Allman e se fino a qui si è toccato il cielo, qui si vedono le stelle e basta arrivare alla cover Key To The Highway (brano di Big Bill Broonzy) per sentire il profumo di quella magia.

In pratica una jam session in libertà che ci regala momenti indimenticabili. Lunga, lunghissima, ma vorresti non finisse mai, così come la collaborazione fra questi due artisti durata lo spazio di un soffio di polvere magica.
Tell The Truth potrebbe benissimo essere citata come una delle prime canzoni southern rock, trascinata, emozionante, con quella slide che sa di palude, chitarre intrecciate così come nella successiva scatenata Why Does Love Got To Be So Sad? Qui il ritmo è sostenuto e la chitarra magica di Duane Allman da quasi una lezione poi assimilata dal funk, aiutato da una sezione ritmica di levatura eccezionale. Altro giro, altro capolavoro. I passaggi a vuoto non sono previsti.

Dopo il blues d’annata di Have You Ever Loved a Woman? dove Clapton è padrone di casa, si arriva ad un’altra gemma assoluta, un omaggio che il chitarrista inglese volle fare al suo amico Jimi Hendrix, una sorta di atto d’amore per un uomo che in soli 4 anni aveva rivoltato il mondo della musica come un calzino e che indirettamente contribuì però alla ricerca convulsa di novità e perfe-zione di Eric, portandolo sull’orlo della fine. La canzone è Little Wing, probabilmente alla voce co-ver dovrebbe essere citata come una delle più belle mai eseguite. Il brano di Hendrix è stravolto, è si un omaggio, ma personale e per questo maggiormente apprezzabile.

Nessuno imita il Mancino di Seattle, nemmeno nel cantato dove Whitlock e Clapton regalano sofferenza e grida, quella sofferenza amorosa che veniva da dentro, ma è nella parte di chitarra che si raggiungono le stelle, un posto dove nessuno avrebbe potuto raggiungere Hendrix se non proprio Duane Allman. Quelle note sono lì fra Pegaso e la Stella Polare, nemmeno Clapton ci poteva riuscire ed infatti lascia il proscenio al compagno, che ci guida oltre ciò che è umano, tocca l’anima anche se resta il rimpianto di non aver potuto mai farla ascoltare a Jimi, che morì prima dell’uscita di questo disco.
It’s Too Late serve a riportare tutta la banda sulla Terra, a farci credere che è tutto vero, è un blues leggero, ma graffiante che però serve da apripista all’ennesima canzone immortale, al riff che assieme a quello di Whole Lotta Love dei Led Zeppelin, segnerà la via del rock and roll, la title track Layla.

Un riff cosi tagliente, un blues dall’anima sporca e rock che il cantato urlato e sofferto di Clapton portano a livelli di magia mai sentita. Lo si può quasi sentire piangere mentre canta e noi piangiamo di felicità nel sentire queste due chitarre così magiche intrecciarsi e inseguirsi in uno dei più bei brani rock della storia.
Il disco che dovrebbe essere esposto al British Museum, si chiude con Brad Whitlock che suona e canta Thorn in the Garden, un delicato ed elegante brano acustico perfetta conclusione di un disco di una classe e una magia che rare volte hanno raggiunto nel mondo della musica tali vette di perfezione.
All’uscita, essendo senza riferimento alcuno ai due nomi protagonisti e senza alcuna promozione, non ebbe successo e non venne considerato fino a che Eric Clapton si decise a dire che Derek era lui.

Il disco comunque venne considerato un mezzo flop commerciale e non servì nemmeno allo scopo di convincere Pattie Boyd a stare con lui. La donna colpita e lusingata dal disco non ebbe il coraggio di fare il passo, non era ancora il momento giusto.

Con gli anni la reputazione del disco è cresciuta e ora possiamo senz’altro dire che è un capolavoro e nella discografia di Clapton è senza dubbio uno dei primi se non il primo per qualità e magia. Ci sono momenti nei quali le stelle si allineano e la magia fluisce come fosse acqua e questo disco è senza dubbio frutto di un momento così.

Negli anni sono uscite due edizioni celebrative che consigliamo assolutamente di fare vostre: l’edizione del 20esimo Anniversario uscita appunto nel 1990 che contiene alcune jam session con Duane Allman da lasciare senza parole e l’edizione del 40esimo Anniversario uscita nel 2010 con outtakes e qualche chicca live che avrebbero meritato di essere sul lato B di quel meraviglioso disco.

Ci sono opere indispensabili se uno vuole capire la musica e fin dove si è spinta la genialità degli uomini per arricchire quest’arte: ecco Layla and the Other Assorted Love Songs fa parte certamente di questo ristretto numero di opere grazie a due artisti immortali.

Buon ascolto,
Claudio Trezzani by Trex Roads www.trexroads.altervista.org
(nel blog trovate la versione inglese di questo articolo a questo link: https://trexroads.altervista.org/layla-and-other-assorted-love-songs-derek-and-the-dominos-1970-english/

 

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