Del Gobbo: “Oggi la moderazione è la vera rivoluzione”

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    MAGENTA  – “Una politica del fare ma anche una politica che non racconti bugie alla gente”. E’ questa la ricetta di Luca Del Gobbo, già sindaco per un decennio di Magenta e oggi pronto al bis in Consiglio regionale dove vi è entrato nel 2013 per poi diventare Assessore della Giunta di Roberto Maroni negli ultimi due anni di mandato.

    E’ con questa stessa franchezza che Del Gobbo non si sottrae dall’affrontare anche i temi più spinosi per l’est Ticino, come quello della chiusura notturna del Pronto soccorso di Abbiategrasso.

    Credo che sull’argomento non ci si debba nascondere: c’è un criterio ministeriale che è stato applicato. Ad oggi il PS del ‘Cantù’ non è un DEA e, quindi, come tale, non è una struttura adeguata per agire in totale sicurezza sul paziente per quanto riguarda l’emergenza urgenza”. “Fatta questa premessa – rimarca Del Gobbo – la questione deve essere affrontata dentro ad una prospettiva più ampia: Abbiategrasso ha già importanti eccellenze, vedi il piede diabetico, ed è compito delle istituzioni prodigarsi per potenziare ulteriormente queste sue vocazioni. In questi anni – ricorda il capolista di Noi con l’Italia alle Regionali del 4 marzo – come Regione Lombardia ci siamo impegnati nello sviluppare le sue risorse migliori, mi riferisco alla diagnostica,  oggi ci sono macchinari all’avanguardia. Dobbiamo proseguire su questa strada in un discorso di rete che vada a riequilibrare il tutto in un territorio in cui insistono altri tre presidi ospedalieri: Legnano, Magenta e Cuggiono che, a sua volta, ha raggiunto altri standard rilevanti per quel che riguarda, per esempio, la riabilitazione e la fase di ripresa per i pazienti sottoposti ad importanti interventi di natura cardio chirurgica”.

     Altro tema scomodo, anzi è meglio parlare di vero e proprio tormentone: la Vigevano Malpensa. “Qui dico che dobbiamo andare avanti speditamente, basta col freno tirato – sottolinea Del Gobbo – se vogliamo competere come Città Metropolitana con altre realtà europee, penso a Barcellona, piuttosto che a Londra, non è possibile avere ancora dei collegamenti di questa natura. Le infrastrutture sono fondamentali. Guardate – osserva Del Gobbo – come è cambiata la viabilità con la Magenta Malpensa. Questo è stato possibile coniugando lo sviluppo stradale con una salvaguardia del territorio, che certamente ci sta a cuore. Il completamento della bretella, inoltre, è essenziale perché metterà in collegamento pezzi di Lombardia, vedi la Lomellina e Pavia, città universitaria, con Milano e Malpensa. Oggi per chi abita in questi territori, arrivare nel capoluogo lombardo è una vera e propria impresa. Tutto ciò – conclude Del Gobbo – si concretizzerà in un maggior appeal per il territorio, le imprese torneranno investire e si creeranno le condizioni per nuovi posti di lavoro”.

    Da ultimo, il suo ritorno alle origini. Perché Noi con l’Italia con quel simbolo Libertas della vecchia Diccì che vi campeggia, per Del Gobbo è uno stimolo in più a gettarsi con entusiasmo e passione in questa nuova avventura.

    “Certamente – annuisce l’ex Sindaco magentino – ho mosso i primi passi nella Democrazia Cristiana, nel 1992 sono entrato in Consiglio comunale a Magenta proprio con quel simbolo, che per me è indubbiamente una grande suggestione. Ma significa anche guardare alle tante cose buone della Prima Repubblica e portarle avanti.  Senza dubbio allora c’era più competenza, esisteva un percorso meritocratico, non c’erano politici calati dall’alto. Dobbiamo riacquistare tutti un po’ quella capacità di formare una classe politica all’altezza, che è stato un tratto distintivo della Diccì ma anche del Partito Socialista e del Partito Comunista. Oggi s’invoca la società civile, ma noi politici non viviamo su Marte.  Siamo parte di questa società. Personalmente, sono contrario a certe demonizzazioni che a livello amministrativo in diverse situazioni hanno già fatto vedere tutti i loro frutti e non certo positivi.  Senz’altro i valori di quella politica – chiosa Del Gobbo –  in cui ci si confrontava, ci si rispettava come persone e che non vedeva l’avversario come un nemico da abbattere in ogni modo. Questo è un patrimonio prezioso che voglio portare avanti quotidianamente attraverso l’esperienza di Noi con l’italia”.

    F.V.

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