Defilè. Atto unico. Di Emanuele Torreggiani

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    (Esterno) Molo di Catania, attracco della pattugliatore d’altura classe Saettia Ubaldo Diciotti, giorni nostri. Calura. Risacca a fanghiglia, acque arcobalenanti chiazze d’olii minerali. Accecante il riflesso del sole su quel torbido.
    (Primi Piani e dettagli) Prêt à porter per le nostre parlamentari, bellissime, tutte in Ray Ban way farer o in Jackie O, neppure un orrido pelo sulle braccia inghirlandate di bijoux, Cartier tank americain acciaio oro small block, Rolex madame acciaio bracciale jubilee, mentre un alito di brezza smuove le sete comasche stampate al fascino di carni smerigliate, levigate, polite, dal terapeutico tepore di fanghi, massaggi e sauna, sapienza del popolo antico, una settimana alla spa, lassù in Trentino Alto Adige, salus per aquam, tra i boschi scuri di abeti, le argentee dolomiti, lo jodel di saluto degli ampezzani en travesti da orsetti bruni. Che simpatici. Bestioline educatissime. Che cultura dell’ospitalità.


    (A voce alta alterata) Vergogna stare qui ad aspettare. Vergogna. Ma noi aspettiamo. Noi siamo qui. E di qui non ci muoviamo. Abbiamo i nostri diritti. Resistere. Resistere. Resistere.
    (Sottovoce confidenziale) Sapeste. Sapeste che pace lassù, che pace, la sera poi, le finestre appena in costa, il profumo delle pigne resinose apre al mondo, lo vedi il mondo nella sua magnificenza, che luogo meraviglioso, se fossimo superstiziosi diremmo divino, ah, la finestra appena in costa, la tovaglia in piquet ripresa al bordo in filo d’oro, una sciccheria da non dimenticare, due cucchiaiate di consommé millefanti, un ninnolo di brezel iposodico, fragrante, un carrè di agnello alla genziana e zenzero, vedete, vedete il multiculturalismo come si innesta alla perfezione con la tradizione, quando si vuole (“quando si vuole” sarà ripetuto con l’indice alzato ed in controluce, dentro il sole, Elios impietoso della Magna Grecia, smerlerà l’unghia madreperlacea ricostruita con perizia celliniana dalla cinesina, la nostra baby san, 3.50 euro l’ora, della nail maison convenzionata con Camera e Senato e Ministeri e Vaticano ano ano, unghia degna del prezioso fondello Omega Seamaster) e per finire, sapeste, lo strudel, morbidissimo e croccante, la sfoglia sottile, una cartilagine, dorata, appena una sfumata di zucchero a velo e cannella…
    (A voce alta alterata senza punteggiatura) Ma insomma ancora ad aspettare in fin dei conti siamo parlamentari eletti dal popolo il popolo sovrano aspettare chi insomma un po’ di rispetto… 
    (sottovoce, labiale confidenziale) E sapeste, sapeste come smuove dolcemente lo stress intestinale. Delicato, un moto morbido, soave. Sapete quando si sta via dalla dannata folla ci si riconcilia con la vita, ah, la spa. 
    (Tace, la s’intravvede mestolare una coppa d’acqua sulle pietre roventi in un getto di vapore corroborato alla lavanda, una perla di sudore sgronda tra i rosei minuscoli seni e svapora virginale verso il cielo terso delle dolomiti. Jodel: jol-hol-à-hi-hu). 


    Una voce invita a salire a bordo. Sono consegnate loro mascherine garzate alla “L’infermiera nella corsia dei militari”, anno domini 1979, con Nadia Cassini, Karin Schubert, Lino Banfi, Alvaro Vitali. Sembra il remake. Dunque, en mise piccola infermiera arrembano lassù, sulla nave negriera. Mentre laggiù sul molo, dove batte il solleone, le tivù al seguito scalpitano lo scoop. Sono salite, si grida jol-hol-à-hi-hu. Le signore slash signorine, sfilano adocchiando i mandingo schierati sul ponte del naviglio. No, l’equipaggio no. Proletari, perlopiù terroni bianchi che equivale a negro nero, non indossano mascherine. Loro no. Puzzano allo spesso modo. Intanto i vescovi siciliani sono pronti allo sciopero della fame, dichiara Sua Eccellenza Antonio Staglianò, vescovo di Noto e delegato della Conferenza Episcopale Siciliana dei Migranti. Il digiuno fa sempre bene alla salute, non potrà mai essere considerabile né una minaccia né una ritorsione. Quaranta giorni sarebbe l’ideale. Quel tale, Gesù Cristo, digiunò quaranta giorni e quaranta notti. E mai si sognò di andare per i villaggi inculando bambini. Ma sia. Ora le parlamentari fibrillano, i vescovi gli stanno prendendo la scena. Gliela rubano. Non è giusto. Non è giusto. Non è giusto. Una pesta così forte che il tacco 12 si svirgola rischiando così di cadere addosso ad un negro che poi gli toccherebbe chiamare l’ambulanza e comandare una TAC immediata. I germi vagano nell’aria. Tendono agguati. I negri sulla nave sono impassibili. Divinità ancestrali scolpite nell’ebano. Un eritreo che parla italiano, l’ha imparato dal nonno, chiede cosa sarà di loro quando sbarcheranno. Sarete liberi. Liberi. Liberi. Gli si risponde. Liberi. Andate dove volete. Vi arrangiate. Come tutti. Come noi. Presto dobbiamo subito fare una dichiarazione congiunta prima dei vescovi che ci rubano la scena. Discendono verso le telecamere. Diritto di Cronaca. Tolgono la mascherina, come Zorro. Zorra. jol-hol-à-hi-hu. Una vergogna ma noi stiamo qui. Difendiamo la libertà. Noi siamo la libertà. Italiani razzisti. jol-hol-à-hi-hu. Defilè. Taxi. Catania Fontanarossa – Fiumicino. Taxi. Spa, massaggio. Tonificazione. Oltre le 21.30, dopo aver osservato le inquadrature dei servizi trasmessi…. come sono venuta secondo te perché non sono più convinta di questa pettinatura e i capelli così sciolti mi davano un aria da zingara è la salsedine che li rovina sulle punte li arriccia capisci… Trattoria vintage… una porzione mignon di mezzemaniche alla ricotta e capperi… pinzimonio, una cucchiaiata di gelato al limone… no, questa pettinatura proprio non mi convince e comunque le spa di qui non sono niente rispetto a quelle là… se non c’era questa bega io ci ritorno anche solo il fine settimana… entra uno stornellatore trasteverino: ma che ce frega ma che c’importa…

    E.T.

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