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Dairago, la lettera aperta ai parrocchiani di don Giuseppe. “Serve nuovo ossigeno per il volontariato”

Il problema del ricambio generazionale al centro del documento appello del sacerdote

DAIRAGO –  Molto già si fa. Ma si può, anzi, si deve sempre fare di più. E soprattutto non si deve perdere la voglia di svolgerlo.  Perché il volontariato è dono gratuito di sé che può cambiare verso di una situazione difficile o problematica. Don Giuseppe Alloisio, parroco di Dairago, si è fatto un’idea precisa della temperatura di questa realtà sul suo territorio. E ha voluto condividerla con la comunità in forma di disamina e accorato appello in una lettera aperta ai suoi parrocchiani: “Quando sono arrivato a Dairago tre anni fa- esordisce- sono stato favorevolmente colpito dalla quantità di associazioni che operano sul nostro territori, è un paese ricco Dairago, di vitalità, di gente che si dà da fare per il bene di tutti in settori diversi”.
Fin qui tutto in moto rettilineo. Ma qualcosa, negli ultimi tempi, ha cambiato a suo avviso di segno e lo spiega subito appresso:  “col passar del tempo ho fatto una triste scoperta- prosegue .- molte di queste associazioni fanno fatica a operare perché stanno progressivamente diminuendo i volontari che mandano avanti le atività di bene compiute, in molte di queste sono rimasti in pochi a tirare la carretta, perciò la quantità di lavoro che l’associazione porta avanti pesa sulle spalle di poche persone, spesso anziane”.
Don Giuseppe evidenzia quindi come la mancanza di ricambio generazionale adeguato rischi di avere sul volontariato cittadino un effetto zavorra. E sarebbe una sconfitta per tutti. “Si continua a cercare gente nuova ma non si trova quasi nessuno – prosegue – direte che non succede solo a Dairago ma un po’ dappertutto, non è una bella consolazione”. Certo il lavoro, certo i mille impegni quotidiani, ma un angolino dedicato al prossimo senza che vi sia altra gratificazione che il giubilo del cuore per averlo aiutato dovrà pur essere trovato. Altrimenti, conclude mestamente don Giuseppe, “se non si cambia, capiterà che la maggior parte delle nostre belle feste scomparirà, diventeremo sempre più soli e tristi e succederà che tanti servizi che la pubblica amministrazione non riesce a garantire e che sono offerti dalle associazioni di volontariato , e quindi per noi sono gratuiti o quasi, li dovremo pagare, chi avrà i soldi potrà avere questi servizi, chi di soldi ne avrà pochi si attaccherà al tram “.
Insomma, il concetto di don Giuseppe non potrebbe essere più esplicito: tutti a rimboccarsi le maniche e a dare nuovo ossigeno al volontariato cittadino. Da tutti, con tutti, per tutti. Che ci si ispiri cristianamente al Vangelo o semplicemente si voglia dare voce concreta all’amore per il prossimo che laicamente dimora nel proprio cuore. E l’appello finale gli esce dalla penna quindi come logico corollario di tutta la sua disamina: “faccio un appello alle tantissime persone che hanno molto tempo libero, entrate a dare una mano, dove preferite, di bene da fare ce n’è tanto, di associazioni ce ne sono tante, sia laiche che religiose, c’è solo l’imbarazzo della scelta; ricordate il detto fare del bene fa bene”. Non resta ora che vedere se l’invito pacato ma fermo del parroco dairaghese sarà raccolto dalla sua comunità.
Cristiano Comelli
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Redazione Ticino Notizie

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