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“Da quando Baggio non gioca più, non è più domenica…” Tanti auguri a Roby Baggio

Oggi compie gli anni uno dei più grandi talenti, quando il calcio era poesia e pura fantasia

“Ho avuto sei operazioni al ginocchio, quattro al destro e due al sinistro. Erano anni in cui un menisco era una cosa drammatica, ora si fa quasi di routine. Io ho avuto interventi molto pesanti, molto invasivi. Ogni volta precipitavo in un tunnel. Ma non ho mai rinunciato a cercare la luce per uscirne.

Non potevo prendere gli antinfiammatori perché ero allergico.
Soffrivo come un cane. A mia madre dissi: “Se mi vuoi bene, ammazzami”.
Era la disperazione di un ragazzo che soffriva e vedeva allontanarsi il sogno della sua vita, dopo averlo toccato. In due settimane persi dodici chili. Non mangiavo e piangevo sempre, di ogni tipo di dolore.

Gettare la spugna? Se le dicessi di no sarei un bugiardo. Ci sono stati momenti bui, molto bui. Ma ogni volta, alla fine, reagivo. Mi dicevo che dovevo andare fino in fondo. Era un modo per sfidare me stesso. Per mettermi in discussione. Per dimostrarmi che avevo carattere e che la mia forza era maggiore della mia sfortuna. E che un sogno valeva più di un ginocchio.

 

Oggi invece vedo talenti che passano le loro giornate a fare foto su barche e posti lussuosi tutto il giorno. Vedo talenti sprecati che arrivano a guadagnare il loro primo milione, e buonanotte.
Da quel momento non si impegnano più, fanno il minimo indispensabile.
Mi hanno chiesto molte volte di rientrare nel calcio, ma ho sempre detto di no, questo mondo non mi appartiene più”.

Abbiamo voluto riprendere le parole della pagina Facebook Calcio Totale di cui siamo devoti seguaci, per augurare a nostra volta buon compleanno al grande Roby Baggio. Oggi Roby compie 53 anni e come canta Cesare Cremonini da quando Baggio non gioca più, non è più domenica….

Già perché Roby Baggio è stato l’essenza del calcio, un campione trasversale, oseremmo dire, nazional popolare, amato da tutte le tifoserie. Ha giocato nei club più titolati del nostro Paese (Inter, Juve, Milan), ma ha saputo anche rimettersi in gioco in provincia a Bologna e Brescia dove essersi affermato a Firenze. Lui che era partito dal Lanerossi Vicenza.

Ma per capire meglio chi è Roby Baggio, ci piace riportare uno stralcio di un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport da Carletto Mazzone, il suo allenatore ai tempi del Brescia. 

“Un giorno apro il giornale e leggo che la Reggina sta trattando Baggio. Telefono a Cesare Metori, un amico di Roberto, una cara persona che non c’è più e gli chiedo: “Ti chiedo un piacere, chiamalo e fammi parlare con lui”. Baggio mi disse che era vero ma che non era convinto perché non voleva allontanarsi dalla famiglia. Colsi al volo l’opportunità e gli chiesi ‘Ti piacerebbe giocare a Brescia?’. Roberto rispose ‘Magari’. Saltai in macchina, andai nell’ufficio del presidente Corioni e gli proposi ‘Perché non portiamo Baggio a Brescia?’. Corioni ci pensò un attimo e rispose ‘Baggio è come il cacio sugli spaghetti’. Roberto stava allenandosi a Caldogno, con il suo preparatore personale. Mi raccontò ‘Dribblo il mio preparatore e davanti ho il deserto’. Questa è la storia dell’emarginazione di Roberto Baggio. Perché fu emarginato? Dicevano che era rotto. Un paio di allenatori importanti gli avevano fatto terra bruciata. Cattiverie… Da anni Roberto aveva un ginocchio che lo faceva tribolare, ma si curava. Si presentava agli allenamenti un’ora prima per fare fisioterapia e potenziamento ed era l’ultimo ad abbandonare il campo. E poi le partitelle con lui diventavano poesia…”.

AUGURI DA TICINO NOTIZIE ROBYBAGGIO10 !

 

PIU’ COLPIVA BASSO, PIU’ STRINGEVO I DENTI E VOLAVO ALTO….

Roby nella sua biografia, Una porta nel cielo. «Nel ritiro estivo avevo a malapena il diritto di respirare. Dovevo mangiare quello che diceva lui (Marcello Lippi ndr), si infuriava per un dribbling di troppo, se un compagno mi applaudiva lo faceva nero. Giorno dopo giorno una guerra, a partire dal primo incontro, quando mi chiese di fare i nomi di chi la stagione passata aveva remato contro. Io i nomi non li feci, non li ho fatti mai in vita mia. Ogni sua provocazione aveva l’unico risultato di fortificarmi maggiormente. Più si inalberava, più colpiva basso, più stringevo i denti e volavo alto».

 

“UCCIDIMI SE NON TI SERVO….”

A Verona, con praticamente tutto l’attacco KO, Lippi non può rinunciare a Baggio, almeno in panchina, pur preferendogli il neo arrivato Mutu dall’inizio. Siamo a fine gennaio, e da settimane il tecnico sta cercando di indurre il numero 10 all’addio. «Anche prima della partita, Lippi mi chiama per dirmi che avrei fatto meglio ad andare via dall’Inter, che non servivo, non c’era proprio spazio. Me lo diceva con tono sicuro, arrogante, sperava di farmi perdere la calma. Io, se voglio, la calma non la perdo mai. Non ho aperto bocca per tutto l’incontro: stavo davanti a lui, con le braccia incrociate, e lo fissavo negli occhi. Lui, non vedendomi reagire, ripartiva con la sua litania. Ha detto la stessa cosa tre volte e io niente, così, per otto minuti». Laursen porta in vantaggio l’Hellas, all’intervallo Lippi butta dentro Baggio. Recoba realizza la rete dell’1-1, l’Inter cambia ritmo. Ancora l’uruguaiano protagonista: cross da sinistra, Baggio trova il primo gol stagionale con una di quelle zampate che portarono Platini a definirlo più un nove e mezzo che un dieci. Taglio sul primo palo da vero centravanti e allungo vincente. Il “Divin Codino” viene portato in trionfo dai compagni a fine partita e davanti ai giornalisti si presenta con un cappellino che è una dichiarazione di guerra: c’è scritto, in spagnolo, «Uccidimi se non ti servo».

(testo tratto dal sito https://www.ultimouomo.com/)

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