Cultura…agricola del Ticino

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    Oggi diamo inauguriamo una nuova rubrica con Anna Schiorlin che torna a collaborare con Ticino Notizie. Parleremo di Agri..coltura. Già, perchè il nostro è un territorio ancora rurale che merita di essere conosciuto, così come preservato. Con Anna andremo a conoscere anche le tante eccellenze in ambito agricolo che l’est Ticino ci offre con le sue aziende e cascine.

    Buona lettura!

    “Quando si parla di “paesaggio agrario” si intende il paesaggio dei campi, studiato soprattutto nelle evoluzioni storiche che hanno portato all’aspetto attuale; infatti, ciò che vediamo ora nelle nostre campagne, non è l’aspetto originario ma quello prodotto dalla millenaria trasformazione umana per rendere il territorio più idoneo alle proprie esigenze vitali. Siccome la prima delle esigenze vitali delle società umane è la produzione di cibo, il territorio naturale è stato convertito in territorio agrario.

    Ogni società ha modificato, peraltro, lo scenario naturale secondo la densità della propria popolazione e l’evoluzione delle tecniche di cui disponeva: ogni paesaggio agrario è la combinazione degli elementi originari (clima, natura dei terreni, disponibilità di acque) e delle tecniche usate dalla popolazione che vi vive.
    Gli elementi che ci appaiono visivamente e che caratterizzano un paesaggio agrario sono principalmente : le cascine, le coltivazioni, le siepi e i filari e la rete irrigua. In questo articolo parleremo delle prime.

    La Cascina, al giorno d’oggi più comunemente chiamata azienda agraria, rappresenta il fulcro dell’intero paesaggio agrario, infatti è proprio lì che si concentra l’attività agricola. La maggior parte delle cascine lombarde mantengono la stessa struttura di quelle risalenti al 1700/1800.
    La cascina lombarda viene definita a corte chiusa perché gli edifici formano un quadrato chiuso. (Alcune cascine sono a corte aperta perché gli edifici formano un rettangolo ed un lato è libero) .
    Generalmente le cascine sorgevano lontano dai centri abitati, caratteristica che le accomuna a quelle odierne.

    Il nome della cascina, come spesso succede per le aziende agricole, prevedeva il cognome del proprietario che quasi sempre la dava in gestione ad un fittavolo per mezzo di un contratto d’affitto.
    Anche al giorno d’oggi questo sistema è il più utilizzato (ora il fittavolo viene chiamato affittuario) anche se ci sono altre figure che compaiono nella gestione di un’azienda agraria che vanno dall’imprenditore (che percepisce solo il tornaconto) al coltivatore diretto( che invece percepisce, oltre al tornaconto, anche altri compensi).

    Un tempo le cascine erano delle proprie “città organizzate” infatti potevano viverci fino a 25 famiglie tra cui facevano parte il fittavolo, il camparo (colui che gestiva i canali di irrigazione ), i bergamini (che allevavano le bestie), i casari (che si occupavano della trasformazione del latte in formaggio), i contadini ( coloro che tagliavano il fieno e anch’essi si occupavano della cura del bestiame), i bifolchi o cavallanti (si occupavano della terra) e dipendenti occasionali come le mondine e i mietitori.

    Nelle cascine più grosse non mancavano fabbri, muratori, falegnami…
    Oggi, invece, non sempre le cascine sono anche abitate anzi, spesso l’abitazione del proprietario o di chi gestisce l’azienda si trova lontano dalla cascina; qualora la cascina fosse abitata sicuramente non è composta da 25 famiglie, ma un numero molto limitato!!!

    Cosa potevamo trovare in una vecchia cascina?? Prima dell’arrivo della meccanizzazione (attorno agli anni ‘50) in una cascina vi erano attrezzi agricoli, stalla, fienile, legnaia, ghiacciaia, pozzi, mulini e spesso vi era una Chiesa o una cappella. Alcuni di questi elementi, come le stalle e i fienili, sono ancora presenti altri come i mulini sono ormai scomparsi. Con l’innovazione, gli attrezzi agricoli sono stati sostituiti dai trattori e da altre macchine agricole . Ormai le cascine di oggi si sono modernizzate con silos per la conservazione dei prodotti alimentari destinati agli animali, vasche di raccolta per il letame e liquame.

    Sicuramente la meccanizzazione ha avuto il sopravvento, ormai nessuno compie più lavori manuali. Negli ultimi anni dobbiamo far fronte ad una diminuzione del numero di stalle, che non mancavano nelle cascine di un tempo quando il binomio agricoltura/bestiame era inscindibile.

    *Anna Schiorlin

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