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Cristiano De Andrè, tra Kerouac e Baudelaire

Il figlio del grande Faber si racconta nel libro edito da Mondadori

Alternando passato e presente  con aneddoti, riflessioni, confessioni  si racconta scandagliandosi l’anima  per recuperarsi e stringere in un unico abbraccio suo padre e i suoi figli , per i quali  questo libro e’ una mano tesa. Va letto  sgombrando prima la mente da pregiudizi  e  luoghi  comuni  ma soprattutto Cristiano spera di non essere frainteso.  E’ un libro  il cui significato  vero e profondo sta nel concetto che vivere creativamente  significa vivere sempre piu’  dentro   al mondo, identificandosi  e influenzandolo  con la propria  arte, con il proprio punto di vista. L’arte e’ una iniziazione al modo di vivere. La meta e’ la liberazione , essere liberi , che significa assumere una maggiore responsabilita’ e la padronanza della vita che   va di pari passo alla padronanza artistica. Un percorso accidentato, difficile, imprevedibile ma anche esaltante , un percorso mosso  da orgoglio forse anche  vanita’ ma anche con umilta’ non immune a tristezza.

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Una tristezza che l’artista  esorcizza guardandola in faccia allo stesso modo dei  ricordi  a partire da una infanzia tradita  dal successo che ,scoppiando in mano a suo padre,stravolse  l’unita’ familiare. E’ tenero il bambino che  affida alle stelle cadenti , in  Gallura, cosi’ vicine che sembra possibile poterle afferrare, la speranza di cristallizzare  la felicita’.  Ma “presto mi sarei accorto che neanche una di loro  mi aveva dato retta “ (rif. pag. 35) La sua e’ una  adolescenza sconsiderata, segnata dalla terribile esperienza del rapimento, nel 1979, del padre e Dori Ghezzi per quattro mesi in mano all’Anonima Sarda. Determinante per la loro liberazione   la mediazione  del nonno Giuseppe De Andre’ , figura fondamentale anche nella vita di Cristiano che  trova in lui sempre un porto sicuro dove attraccare la nave dopo tempeste  devastanti.  Nonno Beppe   e’ raccontato con il calore dell’amore che nonno e nipote si sono dati  e traspare la dolcezza  di momenti semplici e sereni, ma anche magici e imprevedibili come l’incontro a Losanna con Charlie Chaplin  organizzato apposta da nonno Beppe per regalare a Cristiano un momento straordinario.

E’ evidente che Giuseppe De Andre’ e’ il collante della famiglia , prestigiosa a Genova soprattutto per l’apporto politico e culturale , da qui il peso e l’importanza di portare quel  cognome. Lo ha sperimentato Fabrizio De Andre’ che, andando contro l’orientamento piu’ borghese della famiglia,  ruppe  con il suo status ed era  considerato la pecora nera  , salvo poi riscattarsi con un successo indiscusso . Cristiano evidenzia quanto fu importante  negli esordi del padre il sostegno incondizionato di sua madre Enrica Rignon : “nel momento  in cui si mise con lui, sposo’ anche tutte le sue intenzioni filosofiche, morali, etiche , e nella volonta’ di frattura  rispetto ad un certo vivere statico…. il loro fu anche e soprattutto un matrimonio dell’anima …. E mi ricordo quanto si spendeva oltremodo per parlare bene di papa’ …..”  (rif. pag. 16 /17)

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  Ma la sfida piu’ feroce e’ toccata a lui,  Cristiano De Andre’,  che ha dovuto  confrontarsi con il nome di famiglia  ,  con il successo del padre e con se stesso attraversando le sue incertezze che in parte  hanno radici nel  rapporto  conflittuale con  genitori.  Ha sofferto la loro separazione, ha sofferto  la fragilita’  della madre e l’abbandono “di un padre visto troppo spesso di spalle , chiudere una porta e sparire”.

Gli esordi con  i TEMPI DURI  nel 1982  sono  piu’ che buoni. Successivamente anche da solista  ha  dei riconoscimenti  importanti, per esempio con il  brano “Dietro la Porta “, secondo posto  a Sanremo 1993 e premio della critica. Ma ha dovuto a lungo  fare i conti con  l’atteggiamento scettico  dei giornalisti :” pochi approfondivano la mia musica, molti agivano in base  a un preconcetto secondo il quale  io e mio padre non avremmo mai potuto avere  un percorso autonomo, differente , due identita’. Peggio ancora , io non avrei  potuto  mai avere una vita nel mondo della musica…..”  (rif. pag.. 119) . Oggi non deve piu’ dimostrare di essere all’altezza del cognome che porta : la sua musica , le sue canzoni  in particolare  degli Album Scaramante  (2001)  e Così in cielo così in guerra  (2013) dimostrano pienamente il suo talento innato la sua ricerca di  bellezza, passione, amore, e la capacita’ di regalare emozioni  intense .  E’ la rivincita su chi insisteva a fare sterili paragoni, ipotizzando rivalita’ tra padre e figlio,smentita, se ce ne fosse bisogno, dalla tournee  Anime Salve ( 1998 )nella quale Cristiano  ebbe  l’importante ruolo   di polistrumentista e arrangiatore e la sorella Luvi quello di corista.“ Vivemmo l’esperienza di quella tournee  con assoluta reciproca fierezza: eravamo un padre , un figlio e una figlia con un obiettivo da raggiungere insieme”  (rif pag. 162).    

Oggi con questo libro possiamo   entrare con lui in ogni singola canzone , sia  nelle sue che in  quelle del repertorio paterno in un intreccio molto   coinvolgente perche’  con Fabrizio e Cristiano De Andre’  ripercorriamo  un periodo della nostra recente storia che va dagli anni sessanta /settanta ad oggi. Attraverso il vissuto di Cristiano , ritroviamo il fermento di quegli anni quando ancora i valori  avevano un peso nel vivere civile . Ritroviamo l’eco degli anni di piombo , dello sandalo  mani-pulite fino ad   arrivare alle contraddizioni della  mercificazione del vivere  di  oggi che, sostiene convinto,  si puo’ combattere solo attraverso la cultura, privilegiando l’indirizzo umanistico.

Un altro aspetto  interessante  di questa autobiografia  e’ che la  lettura, scorrendo veloce ,  ci trasporta  i una   dimensione surreale tra  un viaggio alla Kerouac e la poesia di Baudelaire. Nel  raccontarci le tappe  artistiche ed esistenziali , in una continua ricerca tra fughe, sogni e inquietudini  da cui nessun artista e’ immune ,  Cristiano ci permette di entrare nel suo intimo , rivelandoci le sue debolezze ,senza chiedere sconti  e senza farne , ma con l’intento di riconciliarsi con se stesso , con il passato per aprirsi al futuro libero da fantasmi che solo lui poteva sconfiggere.

Il libro e’ dedicato a suo padre al quale scrive   una lettera  che chiude il cerchio dei ricordi per lasciare posto alla speranza  di riprendersi  le occasioni perdute e viverle con una armonia consapevole , “per dimostrare che si puo’ ancora  farci fulminare dalle ragioni del cuore “.

 Elisa Bindi

 Da Roma parte anche, il 24 giugno prossimo all’Auditorium Parco della Musica,  la torunee estiva  DE ANDRE’ CANTA DE ANDRE’   che, come in quella del 2009/2010, riportera’ in scena  le intramontabili canzoni di “Faber”  riviste e arrangiate con l’anima di Cristiano.

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