Crisi idrica, il Parco torna a chiedere il ripristino a +1,50 m del livello del lago

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    I dati di Arpa confermano che le riserve idriche e gli accumuli nevosi sono le peggiori dell’ultimo decennio

    MAGENTA – “Ribadiamo la necessità di portare subito il livello di regolazione massima del lago Maggiore a 1,50 m sopra lo zero idrometrico di Sesto Calende già dal mese di marzo e per tutto l’anno. In caso contrario, stante le evidenti condizioni di criticità, le responsabilità sarebbero evidenti”.
    Questo, in estrema sintesi, il contenuto della lettera che il Parco del Ticino ha inviato nei giorni scorsi al Ministro dell’Ambiente, Luca Galletti, per chiedere con forza il ripristino del livello del lago Maggiore a 1,50 m.
    “Un provvedimento – si legge nella missiva a firma del presidente GianPietro Beltrami, del vicepresidente Luigi Duse e del direttore Claudio Peja che si è reso ancora più urgente in considerazione del dati presentati da Arpa Lombardia nel corso della riunione che si è tenuta in regione lo scorso 21 febbraio, dai quali emerge che le riserve idriche dei laghi lombardi sono al 50% e gli accumuli nevosi nei bacini di competenza sono al 30% rispetto alla media dell’ultimo decennio.
    Il ripristino a 1.50 m non è più procrastinabile ed è condivisa da anni da tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti, inoltre è stato ampiamente dimostrato tecnicamente che il mantenimento all’1,50 m non aumenta il rischio di allagamenti spondali.
    Il non assumere questa decisione potrebbe causare lo spreco di risorsa idrica sia dello scioglimento della poca neve presente che di eventuali fenomeni piovosi, come è successo a giugno e novembre 2016.

    Ulteriori ritardi potrebbero determinare nel corso di questa primavera – estate un ulteriore aggravamento della situazione che si presenta già molto critica con gravi danni a tutto l’ecosistema lacuale e fluviale ed alle attività produttive connesse, agricole, energetiche, turistiche e della pesca. Ricordando che il fiume Ticino è il principale portatore d’acqua del Po. In questo caso la responsabilità di chi non ha adottato i provvedimenti necessari , nonostante la presenza di elementi che e già dall’autunno scorso prefiguravano una situazione di criticità, sarebbero evidenti”.

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