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Covid, TV e virologi: ci hanno preso gusto e non se ne vanno più ….

Perché quando Vasco nel '93 cantava "Non appari mai" aveva già capito tutto

“Oggi è la TV a dire se una cosa è vera o se hai sognato te. E prova a dire che vedrai
Tu non sei, non sei più in grado neanche di dire se quello che hai in testa l’hai pensato te
Qui non sei, non sei nessuno. Qui non si esiste più Se non si appare mai in TV…..”. Correva l’anno 1993 e Vasco Rossi sempre una spanna avanti a tutti con la sua “Non appari mai”, tratta dall’album Gli spari sopra, spiegava con un po’ di giusta amarezza l’importanza della TV nelle nostre vite.
Di come questo mezzo di comunicazione di massa per eccellenza, all’epoca, condizionasse le nostre scelte e le nostre vite. Oggi a distanza di ben 27 anni con il Covid che è diventato “info-intrattenimento” sta succedendo esattamente la stessa cosa. Con conseguenze anche piuttosto devastanti sulle nostre esistenze, quanto meno, a livello psicologico.
Le vedete queste facce qui? Beh sono ormai mesi che hanno occupato “manu militari”, verrebbe da dire, i palinsesti delle nostre televisioni, dove complice una stampa che ha ormai sempre più preso per modello – con rispetto parlando – il salotto di Barbara D’Urso, diventa difficile per il telespettatore districarsi tra quella che è reale informazione scientifica e quello che è  per dirla all’inglese stavolta è appunto “info entertainment”.
Ormai esistono anche “i partiti dei virologi”, quelli che sono etichettati come di destra e quelli che invece sarebbero più filogovernativi.
Di fatto, l’unica certezza è che non se ne vanno più. Non c’è via d’uscita, ci hanno preso gusto. Ogni sera almeno due o tre talk show – perché non si possono definire diversamente – in onda in prima serata sulle tv nazionali li ospita regolarmente.
Per alcuni verrebbe da domandarsi, vista la loro mediaticità h24 – perché poi non c’è solo la TV, ma anche la radio e gli  altri canali di informazione – come riescano a conciliare la loro attività professionale di alta responsabilità con la loro presenza fissa in TV.
Sono entrati nelle nostre case con le loro facce e ormai hanno indossato quelle maschere di pirandelliana memoria. Ognuno, ogni sera, a recitare la propria parte, ognuno a stare al gioco, a secondo che la trasmissione sia più o meno ‘ragionata’ o invece, visto il contesto  – perché alla fine l’audience governa tutto – si debbano alzare i toni ed andare sul “trash” andante con scontro dialettico compreso. 
Francamente questa estate, speravamo di essercene almeno in parte sbarazzati. E invece no con l’arrivo dell’autunno e il ritorno prepotente della pandemia eccoli di nuovo lì. Non se ne andranno fino alla prossima primavera, con tutta probabilità. E allora, cari lettori, quando li vedete, fate come noi, cambiate canale o spegnete la televisione. Provate a documentarvi autonomamente, non cedete al ‘Grande Fratello’ di orwelliana memoria. Anche perché alla fine di questi programmi, se non finisce “in rissa mediatica” – perché poi spesso e volentieri ci deve essere tra gli ospiti chi è chiamato apposta per buttare tutto in cagnara – ognuno rimane sistematicamente della propria idea. 
Se è così allora, e se non siamo davanti ad una scienza esatta, per chi ne ha le competenze e il tempo a disposizione, l’appello è a provare a formarsi un proprio giudizio. Un pensiero autonomo. In rete c’è tutto, certo, ci sono anche molte fake news, ma con un po’ di buon senso, si capisce se una fonte è più o meno attendibile. In questa battaglia contro il Covid, assumiamo una parte attiva anche sotto il profilo culturale ed intellettivo. Non cediamo alla tentazione subire passivamente tutto quello che ci viene propinato. Usiamo la testa se ci riusciamo ancora”.
 
F.V.
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