Cosa significa lavorare in banca ai tempi del coronavirus? Ve lo spiego io..

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    RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO LA TESTIMONIANZA DI UNA LETTRICE, CHE LAVORA PER UN ISTITUTO DI CREDITO

    Caro direttore, seduta, al tavolo della mia cucina, con la luce che filtra dalla finestra, e Ludovico Einaudi che risuona lieve, da lontano, in salotto mi fermo a pensare a questi giorni.

    A quello che sta accadendo, a quello che ci circonda.
    Sembra surreale, sembra la guerra dice qualcuno, “se me lo avessero detto un mese fa non ci avrei mai creduto” mi scriveva ieri, la mia sorella di cuore, su whatsapp.
    Benedetto whatsapp, che anche se ci intasa la memoria del telefono, con notifiche e video sciocchi, che, anche se ci consuma, lentamente la batteria, ci fa sentire vicini.
    Soprattutto per chi, come me, ha amici in altre città, altre province, altre regioni.
    Le mie sorelle, le mie nipoti, sono lontane, e non so quando potrò rivederle.
    Non posso dare un bacio alle persone che amo, da tre settimane, il contatto fisico con il mondo esterno è praticamente azzerato.
    Ma questo non è nulla, questo è un sacrificio necessario, per il bene di tutti, per il bene comune.
    Bisogna stare a casa, lo scrivono tutti, lo dicono tutti, in ogni modo e forma.
    Dobbiamo dimostrare di essere capaci di rispettare le regole, di non avere anticorpi bassi in termini culturali, in termini di intelligenza sociale, dobbiamo dimostrare al mondo che oltre ad essere stati i primi ad occuparci seriamente, dopo la Cina, di questa emergenza, saremo anche i primi a saperla debellare, con tutte le nostre forze.
    Ieri mattina sentivo alla radio che i giocatori dell’NBA negli Stati Uniti chiamano Gallinari e Belinelli per farsi spiegare quali regole vengono applicate in Italia, per cercare di ridurre il contagio.
    Questo vorrei che fossimo, un faro nella notte, un esempio per il mondo. Dobbiamo avere la chiara consapevolezza che la miglior arma di difesa per noi e per coloro che amiamo è non uscire.
    E per avvalorare ancora maggiormente questa tesi, ieri sera, in diretta Facebook, ripreso dalla televisione a reti unificate, il Presidente del Consiglio Conte, ha diramato un decreto ancora più stringente, dichiarando la serrata totale.
    Anche se in realtà di serrata totale non si tratta, restano operativi ed aperti al pubblico negozi di generi alimentari, farmacie e parafarmacie, generi di prima necessità, chiudendo negozi, bar, pub, ristoranti, parrucchieri, estetiste, ma svariate sono le categorie, in primis edicole e tabaccai a cui è stato concesso di proseguire la propria attività.
    Il Presidente Conte, inoltre, ha sottolineato che resta garantito lo svolgimento dei servizi pubblici essenziali, come i trasporti, e dei servizi di pubblica utilità,come i servizi bancari, postali, finanziari, assicurativi, oltre che di tutte quelle attività accessorie ai servizi rimasti operativi.
    E mentre leggo, qui e là, di iniziative su instagram, dirette di personaggi famosi, corsi di meditazione, lezioni di piano, sento audio di molti amici che si annoiano, rinchiusi in casa, che ringraziano di avere un cagnolino, per poter fare almeno una passeggiata, vorrei significarvi cosa si prova ad andare in ufficio in questi giorni.
    Nonostante molti mi scrivano in privato che mi invidiano, per questa parentesi di libertà, nonostante io mi renda conto di aver scelto una professione che deve garantire un servizio alla popolazione (definita da Conte servizio di pubblica utilità), nonostante io non voglia minimamente paragonare il nostro quotidiano con i veri e propri atti di eroismo che stanno compiendo i medici, vorrei dirvi come si sta a lavorare in banca.
    Sono giorni di grande tensione, ed oltretutto di grande volatilità dei mercati.
    I clienti, già spaventati per l’emergenza sanitaria, sono preoccupati, per la piega che questa crisi economica possa prendere.
    Alcuni sono terrorizzati per il proprio posto di lavoro: gli autonomi, i precari, i tempi determinati. Gli artigiani temono di non riuscire a pagare gli stipendi ed a far fronte agli oneri fiscali.
    I risparmiatori riflettono profondamente su come agire in merito ai propri investimenti. E poi ci siamo noi, che sorridenti accogliamo i nostri clienti ogni giorno, clienti che fino a ieri venivano in filiale (anche oggi ho visto foto di file interminabili, davanti alle filiali di maggior affluenza),
    che coscienziosamente somministriamo sessioni di consulenza, cercando di evitare che ci si lasci prendere dal panico, privilegiando la razionalità.
    Forniamo un servizio, è il nostro dovere. Accogliamo (all’ingresso delle banche le persone che ricevono i clienti e li aiutano ad effettuare operazioni o a rivolgersi ai loro consulenti, effettuano un compito che, appunto, è chiamato accoglienza) ma, in questi giorni, non senza timore.
    Abbiamo abbandonato da tempo, e non senza sincero dispiacere, la stretta di mano; il saluto formale ai nostri clienti, ed all’inizio non è stato semplice nè piacevole.
    I clienti di solito ci porgono le loro carte, gli smartphone per aiutarli a configurare l’applicazione o eliminare le notifiche.
    Fino a qualche tempo fa condividevamo con loro il terminale preposto all’uso della clientela, illustrando loro come utilizzare i canali digitali.
    Ma tutto questo ora non si può più effettuare, può essere motivo di contagio.
    Ecco perchè, in questo momento storico così grave, così serioso, in coscienza, vorrei spiegare ai risparmiatori che esistono valide alternative all’andare in banca. La consulenza e la pianificazione finanziaria, si possono effettuare a distanza, col cellulare, tramite mail, o con procedure informatiche.
    I principali siti delle banche oggi permettono di svolgere tutte le operazioni necessarie alle esigenze della clientela.
    Le carte di debito e di credito, oggi, permettono di pagare praticamente ovunque, gli sportelli ATM, lasciano prelevare denaro senza contatto con un operatore.
    Chiamate i vostri consulenti, condividete con loro le vostre esigenze, fatevi suggerire gli accorgimenti da seguire, contattate i numeri verdi o fatevi insegnare da figli e nipoti ad utilizzare gli strumenti digitali, ma non andate in banca.
    Esistono soluzioni alternative, di identica efficacia, che non rischiano di creare contagio, e che lasciano maggiormente tranquilli sia noi che voi.
    Sarà bellissimo quando potremo di nuovo accogliervi nei nostri uffici, stringendovi di nuovo finalmente la mano, ma fino ad allora, rimanete a casa, lo farete per il bene di tutti, sarà nostra premura seguirvi comunque, anche se da remoto. Ed alla fine di questa pandemia noi saremo ancora li, per voi.
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