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Corpo velato

In questi giorni mi ritorna una sequenza. Rimini. Quarantaquattro anni fa. Ombrelloni radi come oasi. Due silfidi teutoniche acchiappano sole e sguardi e urla di trionfo camminando sulla battigia a seno nudo. Nell’immagine, quei seni, sono fermi. Dipinti alla Botticelli. Poi, dal fondo della spiaggia, il lacerante suono di un fischietto. Un vigile e due carabinieri. Che si dannano a rincorrerle. Elle allungano sgambando, un metro e venti al garrese, e intraprendo una galoppata che ancora la sabbia serba in memoria. A sette lunghezze il vigile e a dodici i due carabinieri fiaccati dalle giberne che gli spezzano le reni. E disparvero, le due ilari ragazze, tra le chiuse di un canneto. Se ne parlò per giorni, delle doppie coppe. Era, allora, un reato secondo la morale del tempo: oltraggio al pudore. Quarantaquattro anni dopo, quell’illecito altro non è che una stupidaggine. Oggi, i raggi, li si accolgono come si crede, anche tra i pertugi che l’occhio proprio non fotografa. La libertà, infatti, non riconosce confini di figura. E la libertà non sarà metro di morale. Caso mai di etica. E quando si pone l’etica della libertà (che è poi quella responsabilità o consapevolezza di cui parla Amleto a Polonio, la “consapevolezza è tutto”) una donna, purchessia, che entri tra le onde in costume adamitico o in gramaglie. Sarà lei a decidere, lo stato che si occupasse della pulizia dei litorali. Che se si prende la china del costume politicamente corretto, come vorrebbe la stolidità transalpina che elegge la morale a morale di stato, s’imporrà, nel breve, il tatuaggio politicamente corretto… Si coglie, nell’immediato, il grottesco che emerge quando lo stato, uno stato qualunque, sia democratico come con pompa magna noi si dice di noi stessi, sia fondamentalista, oltrepassa il suo confine ch’è, piaccia o meno, la libertà dell’individuo. Quello stato che oltrepassa è il Leviatano. Che poi questa libertà sia libera sarebbe materia che, qui ed ora, noi non si tratta. E figuriamoci in un emiciclo di parlamentari. Figuriamoci. L’integrazione non è sistema che si riflette tra centimetri quadri di pelle e peli.

E.T.

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Redazione Ticino Notizie

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