Corbetta, l’ultima ‘ballarinata’ è una buona idea: i percettori del Reddito di Cittadinanza al lavoro per il Comune

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    CORBETTA – La ballarinata non è un genere letterario, o musicale, bensì la definizione dell’insieme delle trovate (e delle sortite) del sindaco pro tempore di Corbetta, Marco Ballarini.

    Alcune efficaci, altre meno, spesso e volentieri- a nostro avviso- il buon Ballarini lambisce o supera la linea sottile tra normalità ed eccesso.

    Tuttavia va detto, specie da chi come lo scrivente è forse il suo maggiore critico, che l’ultima ballarinata non è affatto male: in sintesi, Corbetta chiamerà presto a lavorare per il Comune i percettori del reddito di cittadinanza.

    Vediamo come lo comunicano, sindaco e Amministrazione.

    “C’è tanto, tanto da fare in Città, a cominciare dalla ripartenza in sicurezza delle nostre Scuole. Serve l’aiuto di tutti per #RipartireInsieme, e nessuno può permettersi di restare a guardare con le mani in mano.

    Per questo motivo anche chi percepisce il #RedditoDiCittadinanza, e quindi non lavora e non ha occupazione, sarà presto (molto presto) chiamato a svolgere servizi per il Comune di Corbetta!

    Ecco un bell’elenco di tutti i lavori che svolgeranno a Corbetta i beneficiare del RdC:

    ✅ Pulizie e riparazioni
    ✅ Pulizia aree verdi, piccoli interventi manutentivi nelle aree verdi, censimento arredi presenti nelle aree comunali
    ✅ Svolgimento delle attività di ingresso e uscita dai plessi scolastici presenti sul territorio di Corbetta, al fine di prevenire gli assembramenti
    ✅ Supporto alle attività delle associazioni, agli enti e soggetti che realizzano interventi di sostegno alle attività scolastiche (es. pedibus/walking bus; spazi compiti, ecc.)
    ✅ Assistenza alle manifestazioni ed eventi comunali e guardiania
    ✅ Attività di back-office e assistenza al personale per tutti i lavori interni che sono necessari negli uffici comunali
    ✅ Trasporti sociali
    ✅ Assistenza nell’attuazione del Piano Emergenza Caldo”.

    COSA DICE LA LEGGE

    Ma cosa dice esattamente la legge? I percettori del RDC sono tenuti a lavorare per i Comuni dove risiedono? Da gennaio 2020, pare proprio di sì.

    Per i beneficiari del sussidio è scattayo infatti l’obbligo di svolgere i cosiddetti Puc, progetti di pubblica utilità. Lo prevede il decreto del ministero del Lavoro entrato in vigore – con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 gennaio 2020 – che impone ai beneficiari del sussidio di offrire, nell’ambito del Patto per il lavoro e del Patto per l’inclusione sociale, la propria disponibilità per la partecipazione a progetti, utili alla collettività, da svolgere nel comune di residenza. La mancata adesione al patto da parte di uno dei componenti il nucleo familiare comporta la perdita del reddito di cittadinanza.

    Gli esonerati dall’obbligo
    Tra i beneficiari del reddito di cittadinanza sono però escluse dai patti per l’inclusione sociale alcune categorie: gli occupati con reddito da lavoro dipendente superiore a 8.145 euro o autonomo superiore a 4.800 euro; gli studenti; i beneficiari della pensione di cittadinanza; gli over 65; le persone con disabilità; i componenti della famiglia che hanno carichi di cura verso bambini piccoli o disabili.

    Cosa sono e quanto durano i «Puc»
    I progetti dovranno essere individuati a partire dai bisogni e dalle esigenze della comunità. Il catalogo spazia dall’ambito culturale a quello sociale, passando per ambiente, attività artistiche, formazione e tutela dei beni comuni.
    Le attività – non retribuite – non devono però coinvolgere i beneficiari del reddito di cittadinanza in lavori o opere pubbliche né le persone coinvolte possono svolgere mansioni in sostituzione di personale dipendente dall’ente pubblico (o dell’ente gestore nel caso di esternalizzazione di servizi) o dal soggetto del privato sociale.
    Per esempio, una persona con competenze acquisite nell’ambito dell’assistenza domiciliare alle persone anziane non può “sostituirsi” a un operatore qualificato, ma, eventualmente, potrà costituire un supporto per un potenziamento del servizio con attività ausiliarie, come la compagnia o l’accompagnamento presso servizi.
    Ancora: nell’ambito della manutenzione del verde pubblico, dovranno essere previste forme di supporto agli operatori degli enti locali, che mantengono la responsabilità delle attività.


    Impegno minimo: 8 ore a settimana

    L’impegno minimo richiesto è di 8 ore settimanali, fino ad un massimo di sedici. La programmazione delle otto ore settimanali può essere sviluppata sia su uno o più giorni della settimana sia su uno o più periodi del mese, fermo restando l’obbligo del totale delle ore previste nel mese, compresa la possibilità di un eventuale recupero delle ore perse nel mese di riferimento.

    F.P.

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