Corbetta/Forza Italia-2, Alessio Urbano come Hiro Onoda: l’ultimo pretoriano di Ballarini

    39

     

    CORBETTA  Il tenente giapponese Hiroo Onoda era uno di quei soldati dell’esercito imperiale che non uscirono dalle giungle dell’Asia quando Tokyo si arrese, il 15 agosto 1945. La sua avventura cominciò nel maggio del 1945: il generale americano Douglas MacArthur aveva mantenuto la sua promessa, era tornato nelle Filippine e le aveva liberate dai giapponesi. L’esercito del Sol Levante perse decine di migliaia di uomini in quella campagna, meglio la morte della resa. Ma quando ormai era chiaro che la battaglia era persa, il tenente Onoda aveva ricevuto l’ordine di condurre azioni di guerriglia. Si nascose nella giungla dell’isola di Lubang, vicino a Luzon, ed eseguì la sua consegna. Per 29 anni, fino al 1974.

    A Corbetta non ci sono le lussureggianti foreste di Lubang, ma solo il bosco di Riazzolo, eppure da anni ormai (al pari del glorioso soldato Hiroo Onoda) c’è un politico che riassume la quintessenza della fedeltà al proprio leader: Alessio Urbano.

    Classe 1976, nato a Napoli, la sua carriera politica comincia nel 1999 dentro Forza Italia Corbetta e si dipana, lungo 22 anni, sempre e solo a Corbetta. Consigliere comunale eletto nel 2006, 2011 e 2016, è il Presidente del Consiglio comunale. Più che un fedelissimo di Ballarini lo si può definire un pasdaran, associabile (benché si sia ovviamente in un contesto democratico e di libere elezioni, dove Urbano si è presentato ed ha preso dei voti, quindi è espressione del consenso popolare) ai Guardiani della Rivoluzione, si pensi al bellissimo Argo, la pellicola che racconta la storia (vera) della fuga di funzionari diplomatici americani dall’Iran di Khomeini.

    Il suo profilo personale su Facebook è una fedele riproposizione delle iniziative del Comune di Corbetta e di Marco Ballarini. 

    La cosa curiosa è che Urbano sarebbe il coordinatore cittadino di Forza Italia (di grazia: ma quanti sono gli iscritti, a Corbetta?), e che dopo la conferenza stampa di venerdì ha ribadito l’assoluta fedeltà al suo sindaco e leader, noncurante del fatto che sia il coordinamento regionale che quello provinciale del SUO partito si sono espressi per il varo dell’alleanza ANTI Ballarini.

    Urbano è lo stesso che nel comunicato del 4 giugno accredita la tesi secondo cui Ballarini sarebbe ancora coordinatore zonale di FI (tesi smentita dal potente consigliere regionale Gianluca Comazzi), e non ha mai fatto un plissé al cospetto del fatto che Ballarini coordinasse un partito al quale non era iscritto.

    Per chi non lo sapesse, Alessio Urbano è il primo da destra

    Il tema, che forse è comprensibilmente estraneo a molti, riguarda l’impegno politico e le parabole personali di chi fa politica. La parabola e la carriera di Alessio Urbano, da 22 anni a questa parte, la metà della propria vita personale, si svolge e si è svolta interamenta a Corbetta. Il perimetro, il raggio d’azione, è da sempre solo e soltanto quello. E questo è un problema, evidentemente, perché il cursus honorum di un politico dovrebbe includere esperienze diverse da quella della mera Amministrazione del Comune di residenza.

    Altrimenti, si rischia di fossilizzare ed ossidare lo status quo. E poi è mai possibile che a Corbetta non ci sia MAI stata, in 5 anni, una sola voce di dissenso interno, una parvenza di dibattito, la capacità di parlare in toni diversi rispetto al ‘capo’? E’ possibile che il leaderismo e l’ingombrante presenza di Ballarini non lasci spazio a nessun altro? C’era un certo Andrea Fragnito, ma chi lo sente più. C’era anche l’assessore Maurizio Cattaneo, folgorato sulla via di Ballarini, quindi dimesso e sparito dal sito web del Comune senza spiegazioni e nemmeno un grazie (anche Cattaneo deve essersi perso nei boschi, di lui non si è mai più sentito parlare). C’era, e c’è, tutta l’anomalia di una città dove ogni regola basilare della dialettica e dinamica politica si è dissolta, come se ai confini fosse stato scavato un fossato ai confini con Santo Stefano, Vittuone, Magenta e Robecco. A Corbetta vige solo la lex ballariniana. Dura lex, sed lex. E poi ci sono i pasdaran alla Hiro Onoda. O come Alessio Urbano.

    Fabrizio Provera

     

     

    Articolo precedenteCorbetta-Forza Italia/1, Musella fa l’andreottiano senza essere Andreotti. L’è tua, l’è mia, l’è morta l’umbria
    Articolo successivoAbbiategrasso, lettera dell’assessore Comelli per l’ultimo giorno di scuola