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++Corbetta/caso Furci 1, i magistrati ricostruiscono le minacce a Lia Vismara

 

CORBETTA Il giorno dopo la bufera di Corbetta, con l’arresto di Salvatore Furci e di fatto il proscioglimento di Lia Vismara dalle accuse di detenzione di cocaina, emergono nuovi, ulteriori e inquietanti particolari sulla vicenda che ha fatto il giro dei siti, dei quotidiani e delle tv.
Da una prima lettura dei documenti emerge che Furci, divenuto nel frattempo comandante della Polizia Locale a Trezzano, secondo i magistrati “voleva ottenere “una sorta di vendetta” nei confronti del comandante della polizia locale di Corbetta, Lia Vismara, colpevole di averlo silurato dal suo posto di lavoro. Perciò ha “occultato la sostanza stupefacente”, 5 dosi di cocaina dal peso complessivo di 3,1 grammi, “all’interno dell’autovettura” della comandante “facendo rinvenire la droga ai militari” dei carabinieri che avevano appena ricevuto “insistenti e convergenti segnalazioni apparentemente acquisite da fonti confidenziale”. Così il gip di Milano, Anna Magelli, ricostruisce tutte le tappe della vicenda che ha portato al suo arresto e  a quello del suo complice albanese, per calunnia e detenzione di droga.
 Il movente, scrive il gip Magelli, va ricercato nel “conflittuale rapporto lavorativo” tra i due funzionari. Furci, infatti, “nutriva da tempo un evidente malanimo nei confronti Lia Vismara che lo aveva licenziato dal Comando di Polizia Locale di Corbetta”. Così decise di coinvolgere un amico, l’albanese Memushi, che contattò i carabinieri “fingendosi uno spacciatore per segnalare l’avvenuta cessione di sostanza stupefacente alla Vismara”. Poi “ha posto la sostanza stupefacente nell’abitacolo della macchina, affinchè dell’illecita detenzione della sostanza venisse falsamente accusata quest’ultima”. Così facendo, ha abusato con “disinvoltura” della “propria qualifica di pubblico ufficiale, che attinge notizie di reato da fonti confidenziali, per calunniare un altro pubblico ufficiale”.
‘NON TIRARE LA CORDA’
“…e ricorda bene che io ho un jolly che tu ben sai…non tirare la corda …. c’e’ un detto che dice ‘morte mia morte tua…. non farmi fare il kamikaze…”.
Sono le “esplicite ed inequivocabili minacce” che Salvatore Furci rivolge alla Vismara. Il messaggio era stato inviato nel dicembre 2019 via WhatsApp su una chat creata dallo stesso Furci il 16 aprile 2019, “all’indomani del suo allontanamento” si legge nell’ordinanza del gip Anna Magelli nella quale si parla di un primo tentativo, che risale al 17 dicembre sempre di due anni fa, di ‘incastrare’ il comandante di Corbetta, verso cui “nutriva da tempo un evidente malanimo” .
Secondo il giudice “numerose intercettazioni attestano, inoltre, come Furci – che per diversi anni ha svolto servizio presso l’Unita’ Contrasto Stupefacenti della Polizia Locale di Milano – anche a distanza di mesi dal suo licenziamento (…) continuava a manifestare un’acuta ostilita’ nei confronti” di Lia Vismara e del sindaco di Corbetta, Marco Ballarini.
SALVATORE FURCI

Redazione

Redazione Ticino Notizie

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