Con Oliviero Toscani al Lirico per non dimenticare gli orrori di Stazzema

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    MAGENTA – Arriva a Magenta il noto creativo e pubblicitario Oliviero Toscani, ospite al teatro Lirico, sabato mattina, alle 10,30.  L’arrivo di Toscani, si lega all’iniziativa organizzata dall’Amministrazione comunale in collaborazione con il Centro Studi Politici Sociali J.F. Kennedy del Presidente Ambrogio Colombo e con il sostegno dell’associazione culturale Urbanamente, la libreria de ‘Il Segnalibro’ e l’Anpi.

    In quest’occasione il sindaco di Stazzema Maurizio Verona – centro dell’entroterra toscano tristemente noto per l’orrenda strage perpetrata il 12 luglio del 1944 delle truppe nazifasciste ai danni della popolazione civile inerme (vedi sotto) – presenterà insieme a Toscani il libro  “I bambini ricordano”.

    Il volume scritto dallo stesso Toscani, edito da Feltrinelli, è una raccolta di testimonianze attraverso la fotografia. “Qui la fotografia è applicata nel modo giusto. Non è questione di arte o non arte, è memoria storica”, ha commentato Toscani “non c’è bisogno della diretta per un reportage. Me ne sono accorto subito quando andai a Sant’Anna: i ritratti dei superstiti mostrano nello sguardo il dramma di ciò che è successo”. L’evento ha come finalità, oltre alla diffusione di un messaggio contro la guerra e a ripercorrere il dolore e la sofferenza di chi la guerra l’ha vissuta, quella di riportare alla memoria lo storico gemellaggio tra Magenta e Stazzema sottoscritto poco dopo la pubblicazione degli atti del processo.

    E’ per questo che al Lirico ci sarà anche l’On.le Ambrogio Colombo, all’epoca Sindaco di Magenta, che volle fortemente la costruzione di questo rapporto di amicizia. E’ stato lui l’artefice di questo gemellaggio che si rinnova di anno in anno, quando, in occasione delle celebrazioni del 12 agosto, il Gonfalone del Comune di Magenta, campeggia all’interno del corteo commemorativo.

    Fabrizio Valenti

     

    L’Eccidio di Sant’Anna di Stazzema

    All’inizio dell’agosto 1944 Sant’Anna di Stazzema era stata qualificata dal comando tedesco come “zona bianca”, ossia una località adatta ad accogliere sfollati: per questo la popolazione, in quell’estate, aveva superato le mille unità. Inoltre, sempre in quei giorni, i partigiani avevano abbandonato la zona senza aver svolto operazioni militari di particolare entità contro i tedeschi. Nonostante ciò, all’alba del 12 agosto 1944, tre reparti di SS salirono a Sant’Anna, mentre un quarto chiudeva ogni via di fuga a valle sopra il paese di Valdicastello. Alle sette il paese era circondato. Quando le SS giunsero a Sant’Anna, accompagnati da fascisticollaborazionisti che fecero da guide[10], gli uomini del paese si rifugiarono nei boschi per non essere deportati, mentre donne, vecchi e bambini, sicuri che nulla sarebbe capitato loro in quanto civili inermi, restarono nelle loro case.

    In poco più di mezza giornata vennero uccisi centinaia di civili[11], di cui solo 350 poterono essere in seguito identificate; tra le vittime 65 erano bambini minori di 10 anni di età[12]. Dai documenti tedeschi peraltro non è facile ricostruire con precisione gli eventi: in data 12 agosto 1944, il comando della 14ª Armata tedesca comunicò l’effettuazione con pieno successo di una “operazione contro le bande” da parte di reparti della 16. SS-Panzergrenadier-Division Reichsführer SS nella “zona 183”, dove si trova il territorio del comune di S. Anna di Stazzema; l’ufficio informazioni del comando tedesco affermò che nell’operazione 270 “banditi” erano stati uccisi, 68 presi prigionieri e 208 “uomini sospetti” assegnati al lavoro coatto[13]. Una successiva comunicazione dello stesso ufficio in data 13 agosto precisò che “altri 353 civili sospettati di connivenza con le bande” erano stati catturati, di cui 209 trasferiti nel campo di raccolta di Lucca[13].

    I nazistifascisti rastrellarono i civili, li chiusero nelle stalle o nelle cucine delle case, li uccisero con colpi di mitra, bombe a mano colpi di rivoltella e altre modalità di stampo terroristico. La vittima più giovane, Anna Pardini, aveva 2 mesi. Gravemente ferita, la rinvenne agonizzante una sorella miracolosamente superstite, tra le braccia della madre ormai morta. Morì pochi giorni dopo nell’ospedale di Valdicastello. Infine, incendi appiccati a più riprese causarono ulteriori danni a cose e persone.

    Non si trattò di rappresaglia (ovvero di un crimine compiuto in risposta a una determinata azione del nemico): come è emerso dalle indagini della procura militare di La Spezia, infatti, si trattò di un atto terroristico premeditato e curato in ogni dettaglio per annientare la volontà della popolazione, soggiogandola grazie al terrore. L’obiettivo era quello di distruggere il paese e sterminare la popolazione per rompere ogni collegamento fra i civili e le formazioni partigiane presenti nella zona.

    La ricostruzione degli avvenimenti, l’attribuzione delle responsabilità e le motivazioni che hanno originato l’Eccidio sono state possibili grazie al processo svoltosi al Tribunale militare della Spezia, conclusosi nel 2005 con la condanna all’ergastolo per dieci SS colpevoli del massacro; sentenza confermata in Appello nel 2006 e ratificata in Cassazione nel 2007. Nella prima fase processuale si è svolto, grazie al pubblico ministero Marco de Paolis, un imponente lavoro investigativo, cui sono seguite le testimonianze in aula di superstiti, di periti storici e persino di due SS appartenute al battaglione che massacrò centinaia di persone a Sant’Anna. Fondamentale, nel 1994, anche la scoperta avvenuta a Roma, negli scantinati di Palazzo Cesi-Gaddi, di un armadio chiuso e girato con le ante verso il muro, ribattezzato poi armadio della Vergogna, poiché nascondeva da oltre 40 anni documenti che sarebbero risultati fondamentali ai fini di una ricerca della verità storica e giudiziaria sulle stragi nazifasciste in Italia nel secondo dopoguerra.

    Prima dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, nel giugno dello stesso anno, SS tedesche, affiancate da reparti della X MAS, massacrarono 72 persone a Forno. Il 19 agosto, varcate le Apuane, le SS si spinsero nel comune di Fivizzano (Massa Carrara), seminando la morte fra le popolazioni inermi dei villaggi di Valla, Bardine eVinca, nella zona di San Terenzo. Nel giro di cinque giorni uccisero oltre 340 persone, mitragliate, impiccate, financo bruciate con i lanciafiamme.

    Nella prima metà di settembre, con il massacro di 33 civili a Pioppetti di Montemagno, in comune di Camaiore (Lucca), i reparti delle SS portarono avanti la loro opera nella provincia di Massa Carrara. Sul fiume Frigido furono fucilati 108 detenuti del campo di concentramento di Mezzano (Lucca), mentre a Bergiola i nazisti fecero 72 vittime. Avrebbero poi continuato la strage con il massacro di Marzabotto.

    111220-Oliviero-Toscani-Interview-Val-Gardena-South-TyrolEvento con Oliviero Toscani-18 febbraio 2017ambrogio-colombo

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