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Con che diritto ingabbiate i sentimenti, le emozioni ed il sapere dei nostri ragazzi!

L'editoriale di Laura Giulia D'Orso

 

Ho registrato lo sfogo di un docente delle medie, un docente “come noi di un’ altra generazione” (orgogliosi di appartenere a quei tempi) di cinquantenni già abilissimi con piattaforme ed internet che tecnicamente non hanno avuto problemi ad adattarsi.

Ma quei PC non potranno mai sostituire i VERI professori!

I robot restino robot e gli esseri umani vivano anche di passioni e sentimenti.

Quanti ricordi indelebili nei nostri anni di scuola, quante risate, quante ramanzine, quante insufficienze o bellissimi riconoscimenti e voti nel periodo di vita dei nostri studi, nelle nostre aule, durante le interrogazioni, i suggerimenti a … fin di bene. E quell’affetto infinito che ancora oggi ci porta a ritrovarci una volta o due all’anno dopo trenta anni invitando i nostri vecchi prof!

Questo docente, e trovo questo termine riduttivo, ha dedicato la sua vita a trasmettere conoscenza, non solo didattica ma anche e soprattutto esperienza ed interpretazione di vita. Compito e non lavoro, che per più di trenta anni ha svolto con serietà, passione e dedizione, un enorme tassello che rimarrà per sempre nella vita e nel futuro dei ragazzi che ha seguito.

Più che un compito oserei dire una vocazione propria anzi … una passione: insegnare ai ragazzi attraverso la scuola, con l’ausilio delle famiglie ad affrontare la vita, nel bene nel male, nelle difficoltà e nelle gioie, a prescindere dalla materia insegnata.

Certamente, durante questa pandemia, con grande sforzo e dispendio, tutti fra genitori, docenti e ragazzi si sono prodigati nel rende più “umano” ciò che umano non è e non sarà mai.

La didattica a distanza!

Eppure la vita non è dentro un pc, ad uno schermo, tipo videogioco.

Come si riesce ad educare o a valutare, a trasmettere valori?»

Quello che si è insegnato dai corsi online non ha avuto nemmeno lontanamente profumo di complicità, di tatto, di rapporto interpersonale.

Cosa si dovrebbe valutare a distanza? Forse lo stato d’animo di sconforto o smarrimento dei ragazzi? Magari la frustrazione dei docenti che nella fatica immane di tenere i ragazzi concentrati sono terribilmente stanchi e delusi?

I docenti possono al massimo valutare il proprio stato d’animo, la serenità persa e non solo perché un maledetto virus ha rubato il sole, l’acqua e il cielo azzurro ma perché dietro ad un computer per i ragazzi si è potuto fare poco.

Certamente alcuni hanno imparato attraverso i video tutorial ad essere po’ più esperti in tecnologia ma non hanno avuto le mani per accarezzare i ragazzi quando dall’altra parte dello schermo li hanno visti piangere, né hanno percepito l’odore della loro felicità quando con gli occhi hanno detto “Prof, ho capito” perché in videoconferenza ci si vede ma non ci sente con il cuore, non ci si emoziona con uno sguardo!

Avete mai pensato cosa significhi per un bambino o un ragazzino rimanere chiuso a casa, senza amici, compagni, senza scherzare, senza ridere delle battute sciocche del più burlone della classe?

Un ragazzo che non può interagire fisicamente con un altro suo simile fisicamente ed umanamente è un ragazzo con le ali tagliate e non può volare.

E su cosa si dovrebbe valutare? Mi facciano capire tutti questi esperti.

Su come abbiano fatto a resistere? Su come abbiano continuato a dire “Prof ci manca, ci mancano i compagni?” Oppure lo si dovrebbe valutare su un programma che non è stato finito?

Arriverà settembre e speriamo che veramente tutto venga cambiato.

Il nuovo Dl non funziona. I ragazzi sono persone umane, sono la vita con le emozioni forti dell’età che stanno vivendo. La vita non la si può mette dentro una scatoletta di un PC.

… «Margie lo scrisse perfino nel suo diario. Sulla pagina che portava la data 17 maggio 2157: Oggi Tommy ha trovato un vero libro!». Comincia così «Chissà come si divertivano», un racconto del 1955 del maestro della fantascienza, Isaac Asimov, in cui Margie e Tommy, 11 e 13 anni, trovano in soffitta un libro. Quell’oggetto, in cui le parole «non si muovono», è un reperto archeologico, sostituito da più di un secolo dai «telelibri», testi che scorrono sullo schermo tv come i titoli di coda di un film. Ma la sorpresa è ancora più grande quando i due scoprono che il libro parla di qualcosa a loro ignoto: la scuola. Nel 2157 ci sono infatti solo i «Maestri Meccanici», robot individuali che, in camera, spiegano e verificano: «La cosa che Margie odiava soprattutto era la fessura dove doveva infilare i compiti. Le toccava scriverli in un codice perforato che le avevano fatto imparare a sei anni, e il maestro meccanico calcolava i voti a velocità spaventosa».

 

 E a settembre del 2020 la scuola esisterà ancora?

 

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