Cole Chaney – “Mercy” (2021), la recensione del nostro Trex Roads

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    Se esiste uno stato che negli ultimi anni è diventato importante per il country folk di stampo cantautoriale, una sorta di eredità dei grandi texani del passato come Townes Van Zandt o Guy Clark, ecco di sicuro quello stato è il Kentucky. Vi ho già parlato degli artisti nati e cresciuti qui che oggi sono riferimento assoluto per il genere, poeti veri e voci indimenticabili, Chris Stapleton, Tyler Childers e Sturgill Simpson, a questo elenco oggi si sono aggiunti musicisti indipendenti che senza il supporto di grandi major e grandi media si sono fatti largo a suon di live stupefacenti e passaparola fra appassionati.

     

    La rete aiuta (sono fiero testimone del fatto che permetta una eco pazzesca al passaparola e che gli permetta di attraversare l’oceano in un attimo), ma il talento è la scintilla che accende quella miccia, lunga e tortuosa, che poi fa esplodere l’incendio di una carriera. Oggi Branden Martin o Jason Evans, sono artisti noti ai fan di musica country, che hanno fatto uscire dischi splendidi e che stanno espandendo la loro base anche da questa parte del mondo. Ecco a questo elenco di uomini del Kentucky, aggiungete un altro nome che è destinato a restarci : Cole Chaney.

    Questo ragazzo nella sua musica ha preso chiaramente ispirazione dalla sua terra e dagli artisti che l’hanno resa famosa. Sarà l’acqua del fiume Ohio, sarà comunque l’influenza di tre stati che in questa zona confluiscono in un confine a tre (gli altri due sono l’Ohio e il West Virginia), saranno le storie della gente così legata al lavoro, alle vicine miniere, alla vita dura, sta di fatto che Chaney ci regala uno splendido esordio, questo Mercy non inventa nulla nei suoi 12 pezzi ma la qualità dei pezzi e degli arrangiamenti ci fa subito pensare che il ragazzo ha tanto talento per non diventare la copia di qualcuno, o il nuovo qualcun altro.

    L’incipit del disco è il singolo Ill Will Creek e più che una miccia o un principio di incendio è già fuoco vero, chitarra acustica e violini, voce intensa e roca al punto giusto, ritmo da cavalcata nella prateria. Capisco benissimo perché è stata scelta come singolo, invoglia a scoprire questo ragazzo e la sua arte che già dal secondo pezzo prende spunto dalla storia delle sue terre con Coalshooter, dove la malinconia tipica del genere avvolge le casse. Il violino e il mandolino, la voce narrante piena di intensa sofferenza. I racconti attorno ai falò, narrati con passione e sentimento, ecco queste sono le sensazioni.
    Il suono delle chitarre si intreccia spesso con violini e mandolino, una ritmica appena accennata ma è la voce il segreto secondo me, la partecipazioni con cui si cantano tragiche storie di vita vera, non ci sono luci e paillettes, solo carbone e voglia di tirare avanti.
    Back to Kentucky è una intensa dedica, una ballata emozionante dove il violino è la colonna portante che aiuta la voce di Chaney a guidarci in questo stato dalla struggente bellezza.
    Il country folk dei 12 dipinti che compongono il disco non ha cali di qualità o intensità, sono tutti ugualmente belli e la title track con cui l’artista prende commiato non è da meno, canzoni che fanno pensare, che rilassano ma con quella aura malinconica che ci fa guardare il cielo e la natura mentre i nostri pensieri vagano fra le difficoltà della vita e del nostro cammino.

     

    Un disco che inizia alla grande una carriera che gli auguriamo lunga e piena delle soddisfazioni che merita, fra lunghe tournée in quei live club che non vedono l’ora di riempiersi per ascoltare le sue storie e l’eco del passaparola che merita di attraversare migliaia di km e arrivare alle orecchie degli appassionati di musica di qualità.

    Buon ascolto,
    Claudio Trezzani by Trex Roads www.trexroads.altervista.org

    (nel blog trovate la versione inglese di questo articolo a questo link : https://trexroads.altervista.org/mercy-cole-chaney-2021-english/ )

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