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Ciclismo: gli eroi romantici del Mortirolo

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Un nuovo esploratore. Un eroe. Un campione. L’ultimo romantico. Dal primo metro in salita verso il  traguardo della montagna, quella montagna, il Mortirolo, scalando pendenze assolute, abitando il cielo delle Alpi, ieri plumbeo, nero di pioggia, di vento e di ghiaccio.

Valico alpino che in passato ha collegato la Valcamonica alla Valtellina. 1852 metri, salite e curve da uomini duri, freddo e gelo che ti penetrano nelle ossa. Usato in passato contro gli Austriaci. I soldati della Grande Guerra, i nostri Alpini ci salivano per difendere gli avamposti sul Monte Pagano, quasi una mulattiera: Leonardo Sierra, Marco Pantani, Gotti, Ivan Basso e Alberto Contador.

Da lassù dove si saluta il paradiso e l’inferno. Vittorie che restano nella storia come quella del 1994. Pantani vince la sua prima corsa da professionista. il Pirata, un uomo di mare innamorato dei monti, uno scalatore ….. lo scalatore. Di quel giorno immenso e primordiale di venticinque anni fa, il 5 giugno 1994, almeno quattro generazioni d’italiani tengono un ricordo nel cuore.

Era un campione immenso e fragile.

A lui che ha un destino da eroe tragico del ciclismo e che si svela al mondo come la morte di Ayrton Senna a Imola, l’ultimo rigore di Baggio nella finale mondiale.

L’essenza del Giro, è tutta qui: 28 chilometri al traguardo posto a Ponte di Legno fra la discesa di Monno e altri 15 km di salita.

Ieri, battendo i denti, con un vento che sapeva di inverno gelido, di bufera Giulio Ciccone, 24 anni diventa la rivelazione di questo Giro e, in una volata a due con Hirt, ben poco collaborativo, conquista la tappa regina della corsa rosa.

Terzo posto per Masnada che chiude staccato a 1’20”. Nibali è quarto a 1’41” seguito da Carthy, l’ecuadoriano in rosa e Landa. Carapaz mantiene la maglia di leader, ma Nibali attacca e mette in difficoltà Roglic, che non ha la forza per rispondere agli attacchi dello squalo. Ora nella classifica generale il capitano della Movistar è in testa, ma il siciliano ha scavalcato lo sloveno ed è secondo a 1’47”, con Roglic terzo a 2’09”.

Ciccone conquista la maglia azzurra dedicata agli scalatori, ma all’abruzzese non basta e vuole anche una tappa. Oggi il suo sogno è diventato realtà e ha fatto sua la tappa più dura della corsa rosa.

Laura Giulia D’Orso

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