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‘Chiudete il Pronto Soccorso di Abbiategrasso (anche di giorno..)’, mentre Magenta è in salvo….

L'interessante servizio di Simona Ravizza sul Corriere di oggi

 

ABBIATEGRASSO MAGENTA – ‘Da chiudere 7 Pronto Soccorso’. Il titolo del servizio che campeggia a pagina 2 dell’edizione milanese del Corriere della Sera, a firma di Simona Ravizza, principale penna di via Solferino nel campo della sanità regionale, non fa dormire sonni tranquilli ad Abbiategrasso.

Che, dopo l’ormai ben nota, conclamata e discussa chiusura del Ps nelle ore serali e  notturne a decorrere dal dicembre 2016, secondo questo pezzo rischia di perdere in toto il reparto d’urgenza del Costantino Cantù.

Per quale ragione? Numerica. Il famoso decreto 70, cui ovviamente soggiace anche la Lombardia, fissa in almeno 20mila gli accessi annui sotto i quali un PS non può né deve scendere, pena- dice la legge- la chiusura.

Una questione di qualità della cura e sicurezza dei pazienti, concetti che ad Abbiategrasso sono già risuonati molte volte in questi 2 anni e mezzo.. Bella patata bollente davvero, per l’assessore Giulio Gallera ma non solo: Abbiategrasso è al terzo posto (su 7) dei Ps con meno accessi rispetto a quanto richiesto dalla legge, a Milano ed area metropolitana.

In compagnia di Bià ci sono soprattutto strutture di Milano, ed una a Paderno Dugnano.

Dorme sonni tranquilli, invece, il Pronto Soccorso di Magenta. E’ al 27esimo posto, su 33, e significa che è uno di quelli col maggior numero di accessi, ben oltre i 20mila l’anno (in realtà supera il tetto dei 55mila).

Una diatriba, seppure indiretta, che rischia di implodere. E di creare un corto circuito politico e territoriale.. Come se non bastassero le polemiche di questi 2 anni.

 

 

 

 

IL DECRETO 70

Il Decreto 70, che ha avuto un iter travagliato, al suo interno individua gli “standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi delle strutture dedicate all’assistenza ospedaliera”.

Il documento si propone molteplici finalità: aumentare la qualità dell’assistenza, la sicurezza delle cure e l’uso appropriato delle risorse, concentrando le attività dell’ospedale nei confronti di patologie “ad insorgenza acuta e con rilevante compromissione funzionale, ovvero di gestione di attività programmabili che richiedono un contesto tecnologicamente ed organizzativamente articolato e complesso”.

Riprendendo quanto espresso nella Legge 135/2012 (“Spending Review”), il numero massimo di posti letto ospedalieri per acuti, considerando congiuntamente presidi pubblici e privati accreditati, viene individuato in 3 per mille abitanti (numero che viene aggiustato in base a fughe ed attrazioni extraregionali); il tasso di ospedalizzazione in 160 per mille abitanti; l’indice di occupazione posto letto tra 80% e 90%; la durata media di degenza inferiore ai 7 giorni.

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